State cercando un romanzo breve e che vi tenga attaccati alla pagina? Fermatevi qui e date un’occhiata: Biglietto di sola andata può fare al caso vostro.

Da tempo avevo in testa l’idea di leggere un romanzo di Muriel Spark ma non me ne era ancora capitata l’occasione. L’altro giorno, cercando altro in libreria, questo piccolo testo di un centinaio di pagine ha suscitato la mia curiosità e mi sono finalmente decisa.
Tutto comincia con un vestito dai colori sgargianti e dal tessuto antimacchia… Lise è pronta a partire, la valigia è già fatta, la destinazione già scelta. Le manca soltanto un bel vestito da sfoggiare in aeroporto: abito che lei immagina sgargiante, colorato e irresistibile. Ed è
proprio durante la scelta del nuovo guardaroba che ha una prima crisi che spaventa la commessa. Da donna solitaria e taciturna, si trasforma improvvisamente in un’isterica che rischia di strappare il vestito. Il primo acquisto sfuma e solo la pazienza di un’altra venditrice le permetterà di trovare ciò che sta cercando.
Il lettore solidarizza, già dalle prime battute, con i colleghi di lavoro di Lise che vedono di buon occhio la sua partenza e sembrano felici di liberarsi temporaneamente della sua presenza.
Se la narrativa, il teatro e il cinema anglosassoni ci hanno abituato all’archetipo della zitella, non ci hanno mai, forse, consegnato un personaggio disturbante quanto Lise, la protagonista stranita e dolente di questo thriller metafisico, che sembra trascinare il lettore in una quest tanto insensata quanto ineludibile.
Fin dall’arrivo in aeroporto, è chiaro che questo viaggio ha qualcosa di strano: è una fuga? Una vacanza? Una visita a un (presunto) fidanzato? Difficile dirlo. Quello che invece il lettore scopre, inaspettatamente, fin dalle prime pagine, é il destino di Lise.
La donna verrà trovata morta ammazzata in un parco della città meta finale della sua programmatissima vacanza nel Sud, e allora il suo nome — presume la voce narrante (non onnisciente) che di tanto in tanto si fa sentire nel romanzo quasi stesse seguendo lo svolgersi della trama con la stessa curiosità del lettore — allora dunque il nome di Lise “apparirà sui giornali in quattro lingue diverse”, le stesse che la donna ha quotidianamente usato nei suoi tanti anni di lavoro impiegatizio in uno studio commerciale senza suscitare l’interesse di alcuno.
Quello che dovrebbe essere un thriller diventa un viaggio contorto ma affascinante nella mente della protagonista. Seguire i pensieri e i desideri di Lise diventa la vera sfida per il lettore. Sta cercando attenzione? Un amore? Oppure l’autodistruzione? Quello che è certo è che la protagonista è una donna sola che scappa da se stessa. Le conversazioni sull’aereo, i tentativi di approccio, i furti al centro commerciale sono un palese tentativo di colmare un vuoto e dí richiedere attenzione.
Lise sta facendo un viaggio che vuole “pilotare” in prima persona: in originale, infatti, il romanzo si intitola Driver’s Seat, ovvero “il posto del guidatore”. Titolo di inarrivabile efficacia — anche così, banalmente nella traduzione letterale — per significare le intenzioni della donna che parte dal suo ordinatissimo monolocale, lassù al Nord, vestita con un abito sgargiante come un costume da circo, un arcobaleno di colori psichedelici da far ridere i passanti, lei che mai in alcun modo ha attirato l’attenzione di qualcuno. Conoscere il finale rovina la trama? In realtà, no. La storia è intrigante,irretisce, celebra il piacere di leggere.
Il libro mi ha convinta fino in fondo? Forse no ma mi ha lasciato la curiosità di scoprire altri testi dell’autrice. Quindi direi che è stata una bella scoperta!
P.S. Sono anche curiosa di recuperare il film, tratto da questo romanzo, interpretato da Elisabeth Taylor!
Muriel Spark, Biglietto di sola andata, Adelphi, Milano 2025