Un rumore sottile, persistente, misterioso: non si capisce né cosa sia né da dove arrivi. L’unica a sentirlo è un’anziana ebrea che vive nel quartiere di Guéliz. Il rumore della memoria ci conduce in una Marrakesh inedita…
Faceva freddo a Marrakesh. Fuori dall’aeroporto, il vento sferzava le bandiere legate in cima alle aste, intrappolandole in un’agitazione convulsa. A Marrakesh, un freddo del genere non si era mai visto. Né nei nostri ricordi, né nelle aspettative deluse dei viaggiatori sbarcati insieme con noi, nei cui occhi l’entusiasmo si stava già spegnendo sotto il grigiore del cielo. Ci scambiammo degli sguardi perplessi. Non eravamo del tutto convinti di essere arrivati nel posto giusto. Privata del suo sole rovente, Marrakesh non era più Marrakesh. Non era il posto che avevamo lasciato. Se, com’era ovvio, il mistero che eravamo venuti a risolvere ci caricava di mille dubbi, confidavamo tuttavia nel fatto che la città sarebbe stata calda. Stavamo entrando a Marrakesh attraverso una porticina costruita sui nostri ricordi traditi, che si apriva su un territorio vasto e sconosciuto.
Le difficoltà non mancano per i due visitatori: luoghi e persone sono radicalmente mutati. Persino la nonna, un tempo piena di vita e regina della cucina, appare inquietantemente apatica. Neppure la valigia piena del suo amato cioccolato Lindt sembra destare il suo interesse. La matriarca, infatti, è ossessionata da un rumore, continuo e persistente, che la molesta, non la fa dormire e la turba. Figlia e nipote comprendono immediatamente che non sarà facile rimediare al suo turbamento. Armati di pazienza, cercano di assecondarla e di aiutarla come possono. Il loro viaggio è destinato a trasformarsi velocemente in un vero e proprio ritorno alle origini.
Un’immersione (a tratti dolorosa) nei ricordi di un’infanzia quasi dimenticata per l’una e un mondo tutto da scoprire, per l’altro. Le due donne si scambiano informazioni, l’una arricchisce il bagaglio di ricordi dell’altra, mentre il ragazzo immagazzina nuove scoperte e si fa osservatore di una Marrakesh inusuale. Abituati, infatti, a descrizioni di un’Africa torrida e secca, i brividi e il senso di gelo, che il protagonista avverte atterrato in città, avvisano, da subito, il lettore di un insolito straniamento. Nulla, nel corso della vicenda, sarà come lo si potrebbe immaginare.
Preoccupati per la salute della nonna che, da lungo tempo, vive sola a Marrakesh, il protagonista e sua madre lasciano Parigi per tornare in Marocco, ben dieci anni dopo la loro ultima visita. Un tempo fulcro della nutrita comunità ebraica della città e luogo di pacifica convivenza con gli arabi, negli anni ’60 il quartiere di Guéliz si è svuotato. Dei fasti e della comunità di un tempo, ormai, rimangono solo gli echi e i fantasmi. Ormai, il Mellah, l’antico quartiere ebraico, è appannaggio solo dei turisti.
La visita dei due “stranieri” diventa così una sorta di viaggio tra mausolei, cimiteri dimenticati e terre sacre, culle di un passato che si è fatto di tutto per dimenticare e che invece, a poco a poco, riemerge. Accendendo i ricordi e la Storia di una luce nuova, inedita, che si riflette sul presente di una famiglia e di un intero popolo. Perché il passato ha sempre molto, moltissimo da raccontare. La nonna vuole passare il testimone dei suoi ricordi: familiari e comunitari. Essere l’ultima ebrea di Marrakesh è stata, per lei, una scelta consapevole e precisa. Ma ora, altri devono imparare a sentire il rumore della memoria. La donna ha scelto di rimanere a Marrakesh, molti anni addietro, nonostante il grande esodo verso Israele di amici e parenti, senza dare alcuna spiegazione. Ha preferito la solitudine piuttosto che abbandonare il territorio che l’ha nutrita. È stato il suo modo di onorare le persone amate che sono scomparse. Per questo accompagna con fierezza sua figlia e suo nipote in un itinerario religioso nei luoghi simbolo dell’ebraismo marocchino, dove sono sepolti i rabbini più importanti o nelle sinagoghe, ormai deserte. Con il passare dei giorni, la nonna sembra rasserenarsi. Come se questo ‘pellegrinaggio’ tra memoria, tradizioni e religione fosse esattamente ciò di cui l’anziana ha bisogno per ritrovare la sua serenità. Tanto che, figlia e nipote possono serenamente tornare in Francia, consapevoli di aver aiutato l’amata matriarca e di aver fatto veramente un viaggio nel tempo e nella memoria.
Il romanzo ha, indubbiamente, un grande impatto emotivo e una scrittura affascinante. Ho amato, in particolare, la prima parte, con le sue vivide descrizioni di luoghi, segni e ricordi. A tratti, però, ho trovato la seconda metà del testo più faticosa, meno scorrevole. Come se troppe emozioni si accalcassero nella penna dell’autore. Tenete, però, in considerazione che questo é l’esordio narrativo di Barrouk! Qualche imperfezione è più che lecita.
Per quanto mi riguarda, io sono curiosa di leggere il suo prossimo libro ma sopratutto spero di poter presto vedere la Mellah di Marrakesh, nella speranza di sentire tutto il rumore del Guéliz…
Ruben Barrouk, Il rumore della memoria, Astoria, Milano, 2026
