Maremma, terra di contrasti: costa dolce e sabbiosa, meta ideale dei vacanzieri, entroterra più duro e ‘selvaggio’. Soprattutto arrampicandosi verso le pendici del monte Amiata…
Oggi lasciamo il mare del grossetano e facciamo un viaggio nel tempo e nello spazio… Voglia raccontarvi non solo di un luogo dal palpabile misticismo ma anche di un uomo dalla storia incredibile e pressoché dimenticata. Voglio parlarvi del Monte Labbro e del suo ‘Profeta’. Luogo magico, energetico e di grande spiritualità, spazzato dai venti e terrazza a 360° sulla Maremma, la Val d’Orcia, l’Amiata e gli Appennini umbri e laziali, questo brullo monte meriterebbe comunque l’attenzione di tutti gli appassionati di natura e di paesaggi spettacolari. Dalla sua cima, nelle belle giornate, si possono vedere le Alpi Apuane, il Gran Sasso e (con un po’ di fortuna) persino la Corsica. Eppure, non è tutto qui… Alla vista degli escursionisti che arrivano fino alla cima, si presenta una strana costruzione. Una cappella? Una chiesa? In realtà, si tratta della torre Giurisdavidica. Curiosi di sapere di capire di che cosa si tratta? Bene, allora seguitemi…
Storia del ‘Profeta’ dell’Amiata
Dobbiamo tornare agli inizi dell’’800, quando il mare del grossetano non era meta ambita di vacanze ma luogo inospitale: terra di malaria, di canti popolari di nostalgia e di lavoro. Eppure gli uomini ‘della montagna’ erano comunque costretti a migrarvi stagionalmente come braccianti, salariati e avventizi per la raccolta del fieno e del grano. David Lazzaretti, protagonista della nostra storia, nasce proprio in questo contesto il 6 novembre 1834, ad Arcidosso, da una famiglia di barrocciai. Una storia come tante, in una famiglia come tante altre.
Tutto è destinato a cambiare quando, era il 20 di aprile, andato in Maremma con il padre per consegnare della legna, rimasto solo, incontra tra le fitte nebbie di Macchia Peschi un monaco e il suo giovane mulo bianco. I due hanno un misterioso colloquio. Non sappiamo che cosa si siano detti ma sappiamo che la vita di David cambia a partire da quel momento. Era il 1848, e il ragazzo aveva quattordici anni. All’incontro segue un periodo di forti febbri e di malattia, ma quando il ragazzo riprende a lavorare con il padre, la sua forza e il suo coraggio diventano motivo di vanto per la famiglia. Sembra che la malattia gli abbia fatto bene! David è un ragazzo allegro, compagnone, bravo bestemmiatore, pugilatore e appassionato di donne…Tanto che i suoi pensano di fargli prendere moglie il prima possibile!
A dominare il suo cuore non è solo l’altro sesso, però: la fede patriottica lo porta ad arruolarsi volontario nel 1859. Ma, nel mezzo di una vita che appare comune, a 20 anni di distanza, sempre il 20 aprile, ricompare il frate di tanti anni prima… David ha visioni straordinarie e fa sogni sconvolgenti: sente di dover compiere una missione. Deve andare a parlare con il Papa Pio IX. Una nuova era della Chiesa sta per nascere e David ne è il profeta! Con questa ferrea convinzione, inizia a ‘catechizzare’ in quell’area compresa tra le falde del Monte Amiata e l’alto corso dei fiumi Albegna e Fiora, tra Arcidosso, Santa Fiora e Roccalbegna, con epicentro il monte Labbro. E’ proprio qui che deciderà di erigere la sua chiesa ed è qui che si stabiliranno gli eremiti della sua comunità. I suoi discorsi sono di fuoco, il popolo lo segue da subito con slancio. David, finalmente, si reca a Roma dal Papa. Pio IX, però, si rifiuta categoricamente di riceverlo e lo fa addirittura allontanare dallo Stato Pontificio, dopo che si era fatto murare da un abate che lo accompagnava, per circa 50 giorni, in una grotta nei pressi di Roma, nutrendosi solo di pane di granturco.
Il Giurisdavidismo
Ma quale era il sogno del nostro David? Che cosa profetizzava tra i contadini dell’Amiata? In che cosa consisteva la sua missione? Nella fondazione di una nuova chiesa cristiana. Una chiesa basata sul socialismo ma nel nome di Dio. Tornato ad Arcidosso, dopo l’eremitaggio romano, raccoglie fra la popolazione di quelle montagne numerosi seguaci. Tra il 1870 e il 1872, fonda tre istituti religiosi con il consenso delle autorità ecclesiastiche che, inizialmente, sembrano vedere in lui «lo strumento per una resistenza culturale, popolare, al nuovo Stato italiano». I tre edifici vengono costruiti sulle pendici del monte Labbro, sulla cui cima sorge una nuova chiesa.

Dunque David, visionario socialista, sogna di guidare l’umanità verso l’era dello Spirito Santo, improntata alla legge di Diritto dopo che si erano concluse (con i comandamenti di Mosè) l’era del Padre, caratterizzata dalla legge di Giustizia, e l’era del Figlio, ovvero Gesù e l’era della legge di Grazia.
La comunità Giurisdavidica
La sua comunità, chiamata Giurisdavidica, ovvero del diritto di Davide, assume presto i caratteri di un socialismo mistico e utopistico. Il profeta dell’Amiata si schiera sempre in difesa dei ceti più deboli e dei diseredati, riscuotendo ‘successo’ anche presso personaggi come San Giovanni Bosco, che lo ospitò e lo sostenne. I suoi seguaci, per lo più, sono contadini. Difatti, quella che si insedia nella “Nuova Sion”, del Monte Labbro è proprio una comunità contadina. Qui, dietro indicazione di David, vengono costruite la Torre Giurisdavidica, la chiesetta e l’eremo. Di questi ultimi sono rimasti solo i ruderi, che donano all’intera area un fascino mistico. La Torre Giurisdavidica, invece, nonostante il crollo del tetto poco dopo la sua costruzione a fine Ottocento, è ancora visibile (e per i più coraggiosi) visitabile. Il panorama dalla cima è indubbiamente strepitoso.
La repressione
L’attività di Lazzaretti e della sua comunità mette in allarme, con il passare del tempo, sia la Chiesa cattolica che lo Stato italiano. Nel marzo 1878 il Sant’Uffizio, condanna David come eretico, lo scomunica e mette all’Indice i suoi scritti. Il nostro profeta, però, prosegue la sua attività e si proclama “Cristo Duce e Giudice”, affermando di essere venuto a completare la rivelazione cristiana. Il suo destino è segnato: in occasione di una processione da Monte Labbro ad Arcidosso, David Lazzaretti, a capo di un corteo di circa 3000 persone, viene colpito a morte dall’arma di un carabiniere. E’ il 18 agosto 1878. Al sanguinoso epilogo della vita del profeta dell’Amiata, seguirono processi e polemiche. I Giursdavidici, come il loro capo, erano disarmati… Anche dopo la morte di David, i suoi seguaci continuarono a popolare la vetta del Monte Labbro, continuando a sperare in una relazione diretta tra il sociale e una nuova era della cristianità.
E oggi?
Nonostante il movimento religioso non sia più ufficialmente attivo, dal 1978 esiste ad Arcidosso il Centro Studi David Lazzaretti. Io non ho ancora avuto occasione di visitarlo ma, se questa vicenda vi ha incuriosito, andate a vederlo! Il centro dispone di una vasta raccolta di libri e documenti sulla figura di Lazzaretti e di una sezione espositiva aperta al pubblico situata nella rocca aldobrandesca di Arcidosso. Soprattutto, però, salite in cima al monte dove lo sguardo si perde nell’orizzonte. È qui, dove un alone di mistero abbraccia il visitatore tra la brulla vegetazione e scorci panoramici mozzafiato, che questa storia prende ancora corpo e sostanza. Passo dopo passo, nel breve tragitto che conduce alla cima, sentirete sempre più vicino, un suono di campanelli, quelli di capre, mucche ed asini amiatini che ancora popolano la cima. E, allo stesso tempo, nel punto più alto, a circa 1200 metri, vi sembrerà anche di scorgere David e i suoi intenti ancora a lavorare e pregare in comunione con la natura di questo luogo magico.
Un’ultima curiosità è un ultimo consiglio: oggi è difficile stabilire se esistano ancora sull’Amiata seguaci di Davide Lazzaretti e della sua visione mistica e sociale. Certo è la sommità del Monte Labbro è intensamente frequentato. Non solo da turisti, ma anche da persone che vivono una visione mistica del luogo e della storia del Cristo dell’Amiata. A raccontare in modo mirabile la sua storia, qualche anno fa, ci ha pensato Simone Cristicchi con un bellissimo spettacolo intitolato Il secondo figlio di Dio. Se doveste averne l’occasione, leggete il libro che ne è stato tratto. Vi basti sapere che io ho visto lo spettacolo due volte…
Storia del ‘Profeta’ dell’Amiata
La comunità Giurisdavidica 