Ci sono città la cui geografia si lega indissolubilmente alla letteratura e alle leggende. Praga, ad esempio, perderebbe moltissimo del suo fascino senza le sue ‘storie’… Una delle più note? Quella del Golem. Se non la conoscete, ve la racconto io, mentre passeggiamo per l’antico cimitero ebraico della città…
E chi può dire di sapere qualcosa del Golem? rispose Zwakh e alzò le spalle. Lo si confina nel regno della leggenda, fino al giorno in cui avviene per le strade qualche incidente che lo richiama in vita. Allora, per un certo tempo, non si fa che parlar di lui e le voci si propagano e crescono mostruosamente. Vengono esagerate e gonfiate al punto che la loro stessa inattendibilità vi mette fine. Le origini di questa storia risalgono, a quanto si dice, nientemeno che al XVI secolo. In quel torno di tempo un rabbino avrebbe fabbricato, secondo non più reperibili precetti della cabala, un uomo artificiale, il cosiddetto Golem, perché lo aiutasse, in qualità di servo, a suonare le campane della sinagoga e a sbrigare ogni sorta di lavori grevi. Ma non ne sarebbe venuto fuori un uomo vero e proprio…
(Gustav Meyrink, Il Golem)
Nel XVI secolo a Praga la comunità ebraica è vittima di continue violenze e soprusi di ogni genere, nonostante in città regni Rodolfo II, un sovrano illuminato e grande protettore di questa comunità. Stanco delle angherie subite dalla sua gente, nel 1580, il rabbino Loew, uomo saggio e intraprendente, decide di tentare un’impresa unica: plasmare un Golem, un essere di argilla che avrebbe ubbidito solo ai suoi ordini.

Dopo aver raccolto il fango della Moldova, il rabbino, ritiratosi nella soffitta della Sinagoga Vecchia/Nuova, plasma il suo Golem, combinando i quattro elementi: fuoco e acqua, che erano rappresentati dagli assistenti di Loew, l’aria, rappresentata dal rabbino stesso, e la terra, costituita dalla terracotta. Per risvegliare la creatura, il rabbino, secondo la leggenda, avrebbe scritto sulla fronte del Golem la parola “emet” (verità), dandogli così forza e capacità di muoversi. A questa strana creatura, però, manca la capacità di parlare e, per tenerlo a bada, Loew deve inserire nella sua bocca un foglio di carta, contenente la parola di Dio.

La creatura si rivela ben presto utilissima: può svolgere ogni sorta di lavori pesanti, aiutare il rabbino in molti degli incarichi quotidiani… Per di più, la sua sola presenza è sufficiente a tenere a distanza i malintenzionati. Il quartiere è finalmente al sicuro. Ogni sera, il rabbino, ‘spegne’ il gigante di argilla, cancellando la prima lettera della parola incisa sulla sua fronte (met, infatti, significa morte) e togliendogli dalla bocca il cartiglio.
Tutto procede per il meglio fino a quando, una mattina, il rabbi si dimentica di inserire nuovamente la parola di Dio nella bocca del Golem. Privo della guida divina, la creatura diventa incontenibile e distrugge tutto ciò che incontra, seminando il panico nel quartiere. Il trambusto raggiunge il rabbino mentre, in sinagoga, sta intonando il Salmo 92. Riportare il gigante in soffitta e spegnerlo definitivamente si rivela impresa non da poco ma Loew riesce nell’intento e torna persino in sinagoga per terminare la celebrazione.
Tradizione vuole che sia per questo che nella sinagoga di Praga il Salmo 92 viene letto due volte… Ancora oggi, a distanza di tanti secoli, il Golem affascina e incute timore. Le innumerevoli statuette che lo rappresentano interrogano anche il più distratto turista: l’uomo di argilla sarà ancora nella soffitta della sinagoga? Non possiamo esserne sicuri ma sappiamo che il rabbino ha fatto distruggere le scale grazie alle quali era possibile salirvi…
Se la soffitta ci è preclusa (possiamo vederla solo dall’esterno), in un tour della Praga ebraica, non deve mancare una visita all’antico cimitero ebraico!

Si tratta, indiscutibilmente, di uno dei luoghi più affascinanti e noti della città.
L’antico cimitero ebraico
Per accedervi è necessario passare attraverso il cortile della sinagoga Pinkas. Il cimitero, il più antico dopo quello di Worms, è stato fondato nel 1439. Per oltre 300 anni (fino al 1787) è stato l’unico luogo dove gli ebrei praghesi potevano seppellire i loro cari. La tomba più antica è quella del poeta Avigdor ben Isaak Kara, cronista del pogrom della Pasqua del 1389.
Dopo di lui molti hanno trovato riposo tra queste mura: pensate che oggi si contano quasi 12000 lapidi anche se il numero di sepolti è di certo molto più alto. Si parla addirittura di dodici strati sovrapposti in taluni punti. Nel tempo, infatti, si è sopperito alla mancanza di spazio sovrapponendo tombe perché il cimitero non poteva espandersi fuori dal perimetro esistente. Le lapidi venivano staccate dal suolo, veniva ammonticchiata della nuova terra e poi rimessa la vecchia lapide e, in più, quella nuova a fianco.

Ecco spiegato l’apparente caos di questo strano luogo: sepolture tardogotiche, rinascimentali e barocche si mescolano senza apparente logica, creando una sorta di ‘selva’ che costringe il visitatore a camminare su percorsi obbligati. Il silenzio del luogo, la penombra creata dagli alberi che punteggiano il cimitero e dagli edifici che lo circondano, creano, in compenso, un effetto davvero unico. Lugubre e affascinante al tempo stesso.
Scommetto che vi state chiedendo come fare a trovare la tomba del ‘padre’ del nostro Golem. Orientarsi senza conoscere l’ebraico vi sembra impossibile? State calmi e osservate con attenzione. È vero che la tradizione ebraica non permette di ritrarre i defunti ma sulle lapidi ci sono molti altri simboli per noi intelligibili. Ecco comparire una forbice dedicata a un sarto, una pinza per un medico, delle mani benedicenti per un rabbino…
E poi ci sono molti animali: volpi, orsi ed altri ancora a ricordo di cognomi o soprannomi. Dunque sulla tomba del rabbino Jehuda Liwa ben Betzalel, detto Rabbi Löw, c’è un gigante d’argilla? Purtroppo no, ma trovandosi quasi alla fine del percorso, la vedrete ugualmente e vi ritroverete a pensare che quella Praga alchimistica, leggendaria e un po’ ‘dark’ raccontata magistralmente da Angelo Maria Ripellino nel suo Praga magica o da Franco Cardini, sia molto più reale di quanto poteste immaginare…
Lasciate, dunque, un sasso in ricordo di rabbi Löw e venite con me a visitare il resto del quartiere di Josefov e a fare una merenda kosher…
Nota pratica
Il quartiere di Josefov, ovviamente, è sempre accessibile. Invece il cimitero, così come le sinagoghe, è visitabile tutti i giorni della settimana ad eccezione del sabato e dei giorni dedicati alle festività ebraiche. Vi consiglio, quindi, di controllare sempre on line per evitare delusioni.

Ahimè non esiste un biglietto esclusivamente dedicato al cimitero, la cui visita è sempre legata ad altri monumenti del quartiere. Ci sono però combinazioni differenti che vi daranno accesso a tutte le sinagoghe e al museo, piuttosto che solo ad alcune. Per i possessori della Praga card, l’ingresso è incluso.