Sto leggendo un libro sulla storia di Vienna (e magari ve ne parlerò nella rubrica di PP). Fra i molti luoghi citati, c’è anche il Prunksaal, il salone di gala della Biblioteca Nazionale Austriaca. Ci sono stata qualche anno fa e ancora adesso penso sia una delle mete da non perdere in città. Soprattutto se amate i libri e la storia (ma anche solo le cose belle).
Lo so che cosa state pensando. Innanzitutto che i libri non volteggiano. E poi che la foto di copertina che ho scelto può dare tante indicazioni, ma non certo quella di un ballo fra i libri. Però fidatevi. Una volta entrati nella Prunksaal vi sembrerà di danzare con la biblioteca intera.
Un po di storia (ma breve)
Per raccontare tutta la storia della Hofburg, l’immenso palazzo imperiale degli Asburgo, non basterebbe il blog intero. E sospetto che, nonostante gli innumerevoli viaggi a Vienna, ancora mi manchi di visitare qualche ala. Quindi mi limito qui alla biblioteca di corte, voluta da Carlo VI nel 1716. Uno dei tanti Asburgo, direte… come darvi torto? Ma sua figlia sicuramente l’avrete sentita nominare: era una certa Maria Teresa, che gli successe come regina d’Ungheria e Boemia e arciduchessa d’Austria (ma non imperatrice!).
Carlo di sicuro era uomo colto e amante del bello. Allievo del musicista Johann Joseph Fux (vi ricordate di quando vi ho raccontato delle “turcherie“?), a lui si deve un consistente sviluppo del palazzo imperiale: non solo la biblioteca, ma anche l’ala, oggi visitabile, denominata Reichshofkanzlei. Senza dimenticare quella chiesa strabiliante che è la Karlskirche. Dedicata a san Carlo Borromeo, certo. Ma chissà perché fu dedicata proprio a Carlo e non a un altro santo…

Insomma: il volto barocco di Vienna si deve a Carlo VI. Per la biblioteca di corte non badò a spese e ingaggiò il miglior architetto allora sulla piazza: Johann Bernhard Fischer von Erlach. Suoi anche i progetti della Karlskirche e del palazzo di Schönbrunn. Insomma: non proprio uno sproveduto. Solo che nel 1723 Fischer von Erlach passò a miglior vita, prima che la biblioteca fosse completata… Ma non ci fu troppo da disperarsi: la sua eredità fu raccolta dal figlio Joseph Emanuel che, in effetti, portò a termine il disegno paterno. Era il 1726.

Solo per darvi un’idea delle dimensioni, lo “splendido salone” (questa la traduzione di Prunksaal) è lungo 78 metri e, di fatto, attraversa tutto quanto l’edificio. La sua cupola è alta circa 30 metri (29,20 a voler esser precisi) ed è un capolavoro di ingegneria, maestosa eppur leggiadra.
Bene, si dirà. Ma per vedere una cupola basterebbe entrare in una chiesa, anche nella stessa Vienna. Ed è vero, in effetti. Però il Prunksaal è un connubio perfetto fra arte, architettura e, ovviamente, libri. Quindi, non appena si accede, comincia la magia. O meglio: le magie.

Magia numero uno: i libri
La sala può vantare 128 librerie, sulle quali trovano posto oltre 200.000 volumi. I libri coprono circa tre secoli e mezzo di storia, dal 1501 al 1850. Badate bene: la Biblioteca Nazionale Austriaca, di cui il Prunksaal fa parte, è molto più fornita. Le stime parlano infatti di circa 3.800.000 libri, collezionati a partire dal XIV secolo.
Ma già lo splendido salone basterebbe a far parlare di sé: la biblioteca di Eugenio di Savoia fa bella mostra accanto a una delle più grandi collezioni al mondo dei testi di Martin Lutero. Senza menzionare gli incunaboli e le prime stampe cinquecentesche. Inutile dire che, salvo con autorizzazioni speciali, un tale patrimonio non è consultabile.
Credo comunque che per i bibliofili non vi sia migliore rappresentazione del paradiso. Tanto più che tutti i testi sono stati digitalizzati e sono gratuitamente consultabili on-line. Non male, vero?
Magia numero due: l’affresco sulla volta
Ma perché, allora, ho scritto che i libri nella Prunksaal volteggiano? Semplicemtente perché, una volta salito lo scalone barocco ed entrati nella sala, non si sa da che parte guardare. Tanta è la meraviglia che, alzata la testa, si cominciano ad osservare i dettagli del grandioso affresco che rappresenta, nemmeno a dirlo, l’apoteosi di Carlo VI. E, per ammirare tutto quanto, non sono solo gli occhi dei visitatori a “saltare” da una figura all’altra. E’ il corpo tutto a doversi spostare nella sala perché quel che si vede da ogni prospettiva si scopre qualcosa che ancora non si era scorto.
Ed è così che si comincia a volteggiare… e così procedendo anche gli scaffali sembrano mutare la loro posizione, grazie al sapiente gioco di pieni e di vuoti, di luci e di ombre. Sembra quasi di star su una giostra, in continuo movimento, e i libri ordinatamente disposti divengono la quinta teatrale perfetta. Magie del Barocco, indubbiamente…
Ma c’è di più. Proprio al centro della sala, di forma ovale, si trova una statua. Inutile dire che raffigura Carlo VI medesimo, evidentemente un tantino orgoglioso della riuscita del suo progetto. Ebbene, io quel giorno mi sono sentita quasi come al ballo delle debuttanti. Il sovrano al centro; intorno a lui la danza dei cortigiani. Quasi fosse, tutto sommato, una singolare rappresentazione del sistema eliocentrico, con tanto di pianeti, impersonati dai busti di alcuni membri di casa Asburgo.

L’affresco della volta è opera di Daniel Gran ed è un riuscitissimo trompe-l’oeil. Impossibile raccontarne qui la complessità allegorica, ma non credo sia la questione principale. Ciò che rende magnifico il Prunksaal è il perfetto connubio fra arte, architettura, cultura e simbologia. Un sapiente concerto a più voci che, ancora oggi, suscita stupore e meraviglia.
Io vi consiglio di andarci. Di tutto cuore.