Fenicotteri rosa in centro a Milano? Possibile? Non sarà, per caso, un miraggio dovuto alla calura? State tranquilli, sto benissimo: i fenicotteri rosa in centro a Milano ci sono veramente!
E’ cosa nota: a Milano, si può trovare davvero di tutto… Compresa una intera colonia di fenicotteri rosa. La cosa vi stranisce? Potete controllare personalmente: basta che andiate in via Cappuccini 7 (in zona Palestro) e vi accostiate alle inferriate di Villa Invernizzi. Sicuramente non sarete i soli perché, chiunque passi per questa splendida via, viene inevitabilmente calamitato da questo insolito spettacolo. Mi raccomando: limitatevi ad ammirare questi singolari cittadini milanesi, non cadete nella tentazione di avvicinarli offrendo loro cibo. Potreste fare loro danno.
Come sono arrivati dei flamingos a Milano
Ma chi ha portato dei flamingos a Milano? L’idea fu del Cavalier Romeo Invernizzi, proprietario del palazzo di via Cappuccini. Dopo aver a lungo vissuto a Trenzanesio, nella splendida Villa Invernizzi, i coniugi Romeo ed Enrica si trasferiscono in centro città, nel quadrilatero del silenzio. Il Cavaliere, grande appassionato della vita di campagna, non vuole rinunciare a un po’ di ‘natura’ nemmeno qui, a due passi da Corso Venezia. Ecco il perché della strana scelta di avere dei fenicotteri in giardino. I coniugi Invernizzi fanno parte della buona borghesia milanese. La loro non deve essere solo una casa ma anche un luogo di incontro e intrattenimento per gli amici più intimi. Un bel giardino, una sala cinema… nessun comfort deve mancare.
Sembra, però, che Romeo Invernizzi fosse particolarmente affezionato alla sua vita in campagna e che l’idea di rinunciarvi per assecondare il desiderio della moglie di vivere in centro città, non lo entusiasmasse. L’idea di importare dal Sud America una colonia di fenicotteri fu una sorta di compromesso tra i due sposi… Pare che l’idea di poter ammirare questi animali dalle finestre dello studio, facesse sentire il Cavalier Invernizzi in pace con se stesso. Oggi fatichiamo (giustamente) a comprendere una simile scelta… tanto più che l’importazione di questi animali è persino vietata dal 1980. Ma i rosati inquilini di via Cappuccini, ormai, si sono abituati alla loro residenza lombarda.
Nonostante siano di specie africane e cilene, quelli presenti oggi nel giardino di palazzo Invernizzi sono tutti nati qui in cattività. Vengono nutriti con crostacei e vitamine per conservare la brillantezza delle piume anche se non possono più prendere il volo perché la lunghezza delle loro piume remiganti viene costantemente controllata e regolata. Giusto tenerli ancora in cattività? Forse no, ma la Fondazione Invernizzi adempie ai voleri testamentari dei coniugi. Quando nel 2004 il Cavalier Invernizzi è venuto a mancare senza eredi, ha lasciato tutto all’omonima fondazione, ponendo come clausola nel testamento l’obbligo di amministrare i beni e le società di famiglia e di tutelare la colonia di fenicotteri. La Fondazione Invernizzi ha quindi ereditato la villa e tutte le altre proprietà, flamingos compresi.
Il quadrilatero del silenzio
Essendo sede della fondazione, il palazzo di via Cappuccini non è visitabile ma, se posso darvi un consiglio, camminate con passo lento e naso all’insù nelle vie qui intorno. Siamo, infatti, nel cosiddetto ‘quadrilatero del silenzio’, formato da via Mozart (dove si trova la meravigliosa Villa Necchi-Campiglio), via Cappuccini, via Serbelloni e via Vivaio. Ogni palazzo qui, per l’osservatore attento, nasconde particolari affascinanti. Un vero paradiso per gli amanti dello stile Liberty.
Proprio di fronte ai nostri rosati e pennuti amici, potete ammirare Palazzo Berri-Meregalli: i suoi mattoni scuri, le decorazioni dorate e i fregi attirano l’attenzione anche del pedone più distratto. Se passate di qui durante la settimana, provate a sbirciare (con il permesso del portiere) nell’atrio: la Vittoria Alata di Adolfo Wildt merita di essere ammirata. A proposito dello scultore milanese, mi stavo dimenticando della Casa Sola Brusca e del suo orecchio! In via Serbelloni 10 c’è uno dei citofoni più originali che possiate immaginare: un orecchio di bronzo (degli anni ‘30) che ha fatto guadagnare all’edificio il soprannome di Ca’ de l’Oreggia, casa con l’orecchio.

Forse sarà il caso, però, che tutte queste cose ve le racconti in un’altra occasione. Per ora, vado a fare un ultimo saluto ai fenicotteri e torno verso casa. Fa decisamente troppo caldo in questa (splendida) Milano d’agosto.
Come sono arrivati dei flamingos a Milano 