L’Oktoberfest è di sicuro la festa più amata e conosciuta della Baviera. Un’occasione imperdibile per monacensi doc e per turisti pronti a divertirsi. Ma che cosa la rende così speciale? Qui provo a spiegarlo.

Un matrimonio reale
L’Oktoberfest ha una storia secolare, che affonda le sue radici nel 1810, quando l’erede al trono Ludovico I di Baviera sposa Therese di Sassonia-Hildburghausen. E’ il 12 ottobre e la coppia, dopo il matrimonio celebrato nella cappella di corte, dà il via a luculliani festeggiamenti. Monaco è addobbata con luci e scenografie varie, ai dignitari e alle persone in vista della città (circa 6000 ospiti) è offerta una ricca cena organizzata nelle locali birrerie. Anche il popolo, in visibilio, partecipa alla serata: nelle piazze principali si possono degustare specialità bavaresi e bere birra e vino a volontà. Ovviamente, non manca l’intrattenimento musicale, garantito da, si dice, 150 musicanti.
E, siccome la casa reale ha fatto le cose in grande, le feste si concludono 5 giorni dopo, quando, dopo la celebrazione di una Messa da campo, la guarnigione a cavallo si sposta verso il “prato delle feste”, come fino a quel momento è chiamato un grande spiazzo fuori dalle mura dove i monacensi si davano convengno per le loro sagre. Seguono la parata gli sposi, la famiglia reale, 16 coppie di bambini in costume tradizionale, un coro di voci bianche. Sul prato si assiepano 40.000 spettatori. Quella a cui il popolo assiste non è, però, una semplice parata equestre, ma a una vera competizione, con tanto di vincitore e relativa medaglia d’oro.

Su questo evento si sono scritti fiumi di inchiostro perché nessuno sa a chi e come è venuta l’idea di chiudere il matrimonio con un evento di questa portata. Una cosa è certa: il neonato Regno di Baviera ha bisogno di riti collettivi e di trovare uno spirito comune e tanto re Massimiliano quanto suo figlio Ludovico guardano a questa kermesse come a un’occasione più unica che rara per far affezionare il popolo alla real casa dei Wittelsbach. Obiettivo riuscito? Direi di sì, visto che già l’anno seguente la città di Monaco organizza la seconda edizione del torneo. Dove? Ma sul prato delle feste, ribattezzato Theresienwiese (prato di Therese) in onore della novella sposa.
Poi Napoleone ci mette lo zampino e già nel 1813 l’Oktoberfest non viene celebrata. Non è l’unica interruzione: in totale la kermesse salta, fino ad oggi, 26 edizioni a causa delle guerre o delle pandemie (l’ultima delle quali ben conosciamo). Ovviamente, nel corso del tempo la manifestazione si adegua alle esigenze del pubblico e fino ad assumere la formula attuale. Che riesce a conquistare tanto i locali quanto i turisti, senza riguardo all’estrazione sociale né all’età.
Dai cavalli alle tende

Se avete già avuto il piacere di presenziare all’Oktoberfest, sapete già che di cavalli non ce ne sono proprio… Ma come si è passati da una corsa equestre alla festa della birra? Semplice! Immaginate i 40.000 spettatori della prima edizione, assiepati su una collinetta per assistere alla gara. Sarà venuta loro fame? Probabile! E forse anche sete… naturale, dunque, che i ristoratori locali si siano dati da fare per allestire alla bell’e meglio punti di ristoro per soddisfare i famelici monacensi.
In realtà il connubio fra evento equestre e fiera godereccia è durato molto a lungo, fino al Secondo Dopoguerra. Poi il cambiamento del gusto degli spettatori, il sempre crescente numero di partecipanti e la difficoltà a gestire animali tanto delicati in un luogo così affollato hanno avuto la meglio e la corsa non è più stata organizzata.
Resistono però le “tende”. Nel 1810 la tenda è una sola, destinata alla famiglia reale, e somiglia molto alle tende che i turchi utilizzarono per assediare Vienna. Riparata dal sole e dalla folla, i reali possono assistere con tutto agio alla competizione. Negli anni successivi le tende si moltiplicano e ospitano gli avventori, che così possono rifocillarsi anche in condizioni meteorologiche avverse. Ora le tende (invero enormi capannoni) sono 35 e ognuna è gestita da uno dei sei birrifici che vantano il diritto di partecipare all’Oktoberfest.
Sei (e non più di sei)! Forse…
Perché, potreste domandare, i birrifici espositori sono solo 6? Con un volume di affari da capogiro, possibile che nessuno voglia approfittarne? Certamente sì, ma sin dal 1850 il comune di Monaco ha stabilito che, per essere venduta all’Oktoberfest, la birra debba provenire dalla città. E’ facile immaginare che diversi birrifici, da allora ad oggi, abbiano chiuso o si sia trasferiti per questioni logistiche. Ergo, sul territorio del capoluogo bavarese di produttori di birra ne sono rimasti solo 6.

Ne conoscete i nomi? Provo ad elencarli, ma vi avviso: sono come i 7 nani. All’appello ne manca sempre uno! Mi concentro… i birrifici sono: Hofbräu (HB), Löwenbräu, Paulaner, Späten, Augustiner, Hacker-Pschorr. Evviva! Ce l’ho fatta!
Ma perché dico che forse ci saranno altri birrifici ammessi? Perché, da qualche mese, un gruppo di imprenditori ha comprato lo storico marchio del birrificio Münchner Kindl, chiuso nel 1905. E, scelta la sede nel comune di Monaco, la prima missione è stata quella di andare alla ricerca di una sorgente d’acqua non solo pura, ma davvero monacense. Cosa succederà in futuro nessuno lo sa, ma l’intento della nuova società è abbastanza facile ad intuirsi. Solo birra di Monaco? E noi non solo abbiamo sede in città, ma la nostra acqua è a Km 0!
200 anni e non sentirli
Come dicevo, nel tempo l’Oktoberfest ha saputo reinventarsi: da corsa di cavalli a fiera agricola a enorme Luna Park. A pensarci bene, anche il calendario è mutato. La festa si conclude la prima domenica d’ottobre e ha inizio 16 giorni prima, quindi nella seconda metà di settembre. E anche questo slittamento è curioso ed è dovuto essenzialmente a un fenomeno climatico noto come Altweibersommer. Letteralmente “estate della vecchia”, somiglia a quella che noi chiamiamo “estate di San Martino”: un periodo, cioè, inaspettatamente mite nonostante la stagione fredda sia imminente. Fra nord e sud delle Alpi c’è un mese di differenza, ma l’idea è facile a comprendersi. Per spostarsi da una tenda all’altra, meglio approfittare delle ultime belle giornate dell’anno.

Gli elementi che non sono mai mutati sono il carattere di festa popolare, la musica tradizionale e le pantagrueliche razioni di birra, Würst, stinchi, quarti di pollo. Per non parlare degli immancabili Bretzel… In settimana, non è infrequente incontrare uomini d’affari a cena con i colleghi accanto a bavaresi vestiti con Tracht (per gli uomini) e Dirndl (per le signore). In particolare, è abitudine di quasi tutti i lavoratori organizzare una cena con i loro colleghi, un po’ come usiamo fare noi prima di Natale. Perché l’Oktoberfest è un rito collettivo a cui nessuno può sottrarsi.
Qualche consiglio…
Per concludere, qualche consiglio. A partire dal più ovvio: se potete, evitate il fine settimana. Veramente troppo affollato e poco autentico. Soprattutto, è importante sapere che, a prescindere dalla data prescelta, è fondamentale prenotare. Non l’ingresso, libero, ma il posto a sedere in una delle tende. Perché per mangiare e per bere bisogna essere seduti e per sedersi occorre aver riservato (anche con un discreto anticipo). Come? Tramite internet, ovviamente! Lascio a voi il gusto della ricerca dei link, ma è davvero facile.
Soprattutto, bisogna avere in mente che all’Oktoberfest non ci si va per sballarsi, ma per fare esperienza di una sana convivialità. Si chiacchiera, si ride, si canta, si balla persino. Senza mai dimenticare il rispetto. Gli addetti alla sicurezza sono discreti, ma molto attenti. E hanno una soglia di sopportazione abbastanza bassa. Perché per la città di Monaco, come dicevo, questa festa è un rito collettivo e civile e nessuno ha il diritto di rovinarlo. Tanto più che noi là siamo ospiti e come tali dobbiamo comportarci.
Particolare rispetto meritano tutte le persone che sono lì a lavorare. Ogni tenda, per grande o piccola che sia, ospita qualche migliaio di persone. Tutto è organizzato per funzionare senza intoppi, ma un po’ di attesa è da preventivare. Tanto, se siete lì, non dovete correre a prendere il treno; quindi rilassatevi, godetevi lo spettacolo multicolore e aspettare il vostro turno. Se poi, nell’attesa, decidete anche che cosa volete, al momento dell’ordinazione farete risparmiare tempo prezioso agli indaffarati camerieri. Tranquilli, tutti parlano inglese (più d’uno pure italiano). Però salutare con un bel Grüß Gott e concludere con bitte (cioè per favore) potrebbe essere un buon passe-partout. Anche se il lasciapassare vero è un altro: con la prima ordinazione, lasciate la mancia. Vedrete che gli inservienti torneranno da voi con più entusiasmo per il secondo giro.
… e un po’ di slang

La parola d’ordine, all’Oktoberfest, è una: Maß. In teoria sarebbe Maßkrug, cioè boccale di misura. E’ quel boccale che indica la misura standard di birra da spillare. Un po’ come la pinta per i pub anglosassoni. Solo che la misura standard a Monaco è un litro preciso preciso. Quindi bisogna chiedere eine Maß, bitte! Se proprio non volete strafare, potete domandare eine halbe Maß; forse vi guarderanno con commiserazione, ma riceverete solo mezzo litro. E quando le procaci cameriere arriveranno con i vostri agognati boccali, brindate con il classico Prost! (salute!).
C’è un unica cosa che non potrete dire perché è riservata a colui che ha il diritto di dare inizio alla festa: O’zapft is (letteralmente: è stappato). Ma, in fondo, lasciare ad altri questo privilegio conta poco. Quel che auguro a chiunque abbia occasione di andare all’Oktoberfest è di godere di un’atmosfera unica, di festa e di amicizia. Dove tradizione e modernità sanno convivere alla perfezione.
P.S. grazie di cuore all’amica e collega Barbara per le foto!