Appassionati di fotografia? Vi consiglio di tenere presente, in tal caso, la programmazione del Musée Maillol di Parigi. Se amate l’opera di Robert Doisneau avete tempo fino al 19 ottobre per visitare Instants donnés, un’esposizione che rende veramente onore a questo straordinario artista.
Scommetto che leggendo il nome Doisneau avete immediatamente pensato al suo ‘bacio’ davanti all’Hôtel de Ville… Bene, avete ragione ma quello che forse non sapete è che l’opera di questo straordinario fotografo è molto più varia e interessante di quanto spesso si creda. Con Instants donnés, il Musée Maillol vuole proprio rendere omaggio ai cinquant’anni di lavoro e di esplorazione dell’umano di Robert Doisneau.
Instants donnés. La mostra
La mostra raccoglie oltre 400 fotografie scattate tra gli anni ‘30 e gli anni ‘80. Per Doisneau la fotografia era una falsa testimonianza, un’illusione di realtà. Amava mettere in scena il quotidiano, di cui era un attento osservatore ma voleva, allo stesso tempo, creare attraverso di esso immagini poetiche e oniriche. Il suo scopo non era tanto quello di fare cronaca attraverso le fotografie, quanto quello di raccontare una storia. Ideale che condivideva con Daniel Pennac, amico di una vita.
Il percorso espositivo offre uno sguardo cronologico sulla vita del fotografo. Scopriamo i sobborghi parigini della sua difficile infanzia, visitiamo gli studi degli artisti che ha frequentato, vediamo anche il ‘bel mondo’ fotografato per Vogue… In ogni scatto, Doisneau ci racconta un po’ di sè e un po’ del mondo che lo circonda.
Le hasard est essentiel en photographie: celui dicte les regards inédits et les situations captivantes. C’est le jeu des rencontres imprévues qui fera d’un moment furtif un instant donné merveilleux, intemporel et universel.
Il suo sguardo può essere tanto giocoso e infantile quanto spietato nel rendere una visione senza compromessi di un mondo duro e ingiusto. A colpire, persino nelle bellissime foto dedicate all’infanzia, sono da un lato gli sguardi scanzonati e curiosi dei ragazzi ritratti mentre combinano piccole e grandi marachelle ma anche la palpabile miseria da cui sono circondati. Un’immagine molto lontana da quella della Parigi patinata a cui siamo abituati.
Personalmente, ho adorato la sezione dedicata ai ritratti di artisti e scrittori: Moravia, Beckett, Pennac… Doisneau ha, anche nei ritratti, la capacità di cogliere quel particolare buffo o insolito che rende la sua fotografia inevitabilmente interessante. La bellezza assume, ogni volta, una forma differente. Persino le fotografie scattate nelle miniere del Nord o negli stabilimenti automobilistici riescono a restituire allo spettatore un’inaspettata grazia.
La bellezza dell’incontro con l’umano
I gesti, le posture (persino le pose) di ogni singolo scatto trasformano le immagini in un racconto, dolce o amaro, a seconda del caso.Soffermatevi a guardare una delle mie foto preferite della mostra, nella sezione “Banlieues”: Le Vélo du printemps del 1948. Due giovani si ritrovano complici, nella meraviglia del sorriso di lei e nel toccarsi delle braccia, con dietro una bicicletta, un campo sterrato ma non abbandonato, una staccionata e più dietro ancora delle semplici case popolari con comignoli. È un mondo dove la felicità sembra semplicemente risiedere in ciò che si ha, allo stesso poco e tanto.
A proposito di questa ultima sezione, una menzione particolare, a mio parere, va fatta per le fotografie (a colori) che raccontano la periferia francese del dopoguerra. Un progetto ambizioso e poco conosciuto di Doisneau.
Spero proprio di avervi fatto venire voglia di visitare quest’esposizione ma soprattutto di avervi ‘dimostrato’ che Doisneau è molto di più del suo famoso ‘bacio’!
P.S. Ultima nota pratica: il museo è aperto in ogni giorno della settimana e i biglietti si possono comodamente acquistare sia on-line che sul posto (cosa che regala una flessibilità che io apprezzo molto).
