Un “quartiere” dedicato a sole donne, un’atmosfera di pace assoluta e d’altri tempi: il beghinaggio di Amsterdam è un luogo a cui accostarsi con rispetto e un patrimonio UNESCO da non mancare assolutamente…
Passeggiare nel centro storico di Amsterdam di mattina è un’esperienza interessante: le piazze e le strade portano ancora i segni della serata appena trascorsa, molti negozi sono ancora chiusi come, ovviamente, la maggior parte dei locali. La città appare lenta, tranquilla… Un’occasione ideale per perdersi tra le strade, con il naso all’insù.
Mentre passeggiamo in assoluto relax, finiamo con il ritrovarci davanti a un portone molto particolare, quello del Begijnhof della città. Voi siete mai entrati in un beghinaggio? No? Andiamoci insieme.
Basta poco per capire che stiamo entrando in un luogo unico: questo tranquillo cortile con giardino su cui s’affacciano 47 antiche case a schiera, tipiche dello stile olandese, una chiesa e una cappella racconta una storia particolare e tutta al femminile…

Chi erano le beghine?
All’inizio del XII secolo, nelle Fiandre, molte donne che vivevano da sole, vedove o non maritate, si dedicavano alla preghiera e alle opere di bene senza aver preso i voti. In un primo momento il numero era abbastanza esiguo ma in seguito, nel corso del secolo e verso la fine dello stesso, crebbe notevolmente. Guerre, malattie e crociate decimarono la popolazione maschile, rendendo il numero delle donne nettamente superiore a quello degli uomini, come spiega lo storico Henri Pirenne.

Queste donne spesso abitavano ai margini della città e sostentavano i poveri e i mendicanti. Nel tempo, riunirsi e darsi una vera e propria struttura comunitaria sembrò loro la più logica delle decisioni.
Da dove deriva la parola “beghina”? Forse da Santa Bega o Begga, patrona di una delle prime comunità di questo tipo fondata a Nivelles in Belgio. Anche se è probabile che l’etimologia del termine derivi dalla parola fiamminga medievale “beghen” che significa “pregare”. Le beghine, in fondo, erano donne che avevano deciso di unirsi alla comunità e dedicarsi alla preghiera, agli anziani e ai malati.
I beghinaggi, progettati per soddisfare i bisogni spirituali e materiali di queste donne orfane, nubili o rimaste vedove, erano insiemi architettonici chiusi da mura o fossati, composti da case, chiese e spazi verdi.
Le beghine non erano suore: non dovevano necessariamente prendere i voti, avrebbero potuto tornare alla vita precedente o anche sposarsi se l’avessero voluto. Non dovevano rinunciare alle loro proprietà. Se una beghina non aveva nulla, non chiedeva né accettava l’elemosina ma si sostentava lavorando o con l’insegnamento ai figli dei borghesi. Viveva nel chiostro durante il tempo del suo noviziato ma poi, alla fine di questo, ritornava alla sua dimora e, se poteva permetterselo, si circondava anche di servi personali. Lo stesso obiettivo nella vita, gli stessi insegnamenti ricevuti, e il comune culto erano gli unici legami che aveva con le compagne.

Non c’era una casa-madre, né regole comuni, né un ordine gerarchico comune. Ogni comunità adottava un proprio stile di vita. Molti gruppi, però, adottarono uno stile di vita francescano. Ovviamente queste comunità potevano essere molto diverse tra loro per quanto riguarda lo status sociale dei loro membri: alcuni gruppi ammettevano solo dame di alto grado, altri erano esclusivamente riservati alle persone in condizioni umili, altri ancora aprivano le loro porte a donne di ogni condizione, e questi erano i gruppi comunitari più grandi.
Molti, come il beghinaggio di Gand (il più bello che io abbia visto), erano formati da migliaia di membri. Comunità simili a quelle di Belgio ed Olanda, si diffusero anche nel nord della Francia e della Germania.

Con il passare del tempo, in molti beghinaggi invalse l’abitudine a una vita sempre più mistica e basata sempre meno sul lavoro manuale. Le beghine finirono spesso con il chiedere l’elemosina o dover cercare dei ricchi ‘protettori’. A partire dal XIV secolo, alcune comunità furono assorbite da ordini monastici e da ordini mendicanti, mentre altre si trasformarono in flagellanti o in altri ordini le cui dottrine erano considerate eretiche. Nel 1311, papa Clemente V accusò le beghine di diffondere l’eresia e ben presto le loro comunità furono represse. Nei secoli successivi, furono riabilitate ma la loro fortuna fu molta alterna. Nonostante tutto, alcuni beghinaggi sono sopravvissuti fino al XXI secolo.
Il beghinaggio di Amsterdam
Non conosciamo la data esatta della fondazione del beghinaggio di Amsterdam: si pensa che sia stato fondato intorno al 1346, ma fu menzionato per la prima volta nel 1389. Oggi l’ingresso a questo sito dalla Spuistraat è celato dietro un portone. La facciata sembra quella di una delle tante case in mattoni della città ma l’immagine di Sant’Orsola (patrona delle beghine di Amsterdam) ci indica la strada.
Dopo aver varcato il portone e attraversato un corridoio con soffitto a volta, ci troviamo davanti al fianco di una casa decorata con formelle che raffigurano episodi biblici tra i quali Abramo e Isacco, il Forno incantato, Elia e i corvi, e altri che rappresentano la Fuga in Egitto, Cristo Salvatore, la Cena di Emmaus e la Fede. Questa casa è anche la più antica (anche se ristrutturata) del Begijnhof ed è una delle due case in legno più antiche di Amsterdam (l’altra si trova sulla Zeedijk). Questa casa al N°34, chiamata Het Houten Huys fu costruita nel 1528. La casa ha mantenuto le originali due facciate in legno e la struttura portante gotica in legno.

Le altre case del Begijnhof (ricostruite con i materiali originali nel 1957 e restaurate tra il 1982 e il 1987), risalgono al XVII e XVIII secolo perché quelle originali andarono distrutte durante alcuni incendi, dopo i quali non fu più permesso costruire edifici con materiali infiammabili come il legno. Poco importa. Il beghinaggio ha mantenuto tutto il suo fascino. Ogni casa ha un proprio piccolo giardinetto, e affacciano tutte su uno spazio verde alberato e decorato con statue.

È piuttosto semplice immaginarsi qui sedute a leggere un libro o a chiaccherare con un’amica. La statua di una beghina, un’antica pompa dell’acqua… mi affascina immaginare i panni stesi in cortile e il vociare leggero delle sue abitanti.
Un particolare attira la nostra attenzione: la pavimentazione del cortile è di almeno un metro più in basso rispetto al resto del centro della città, trovandosi al livello stradale medievale. D’altra parte, originariamente, il beghinaggio era circondato da acqua e l’unico accesso avveniva mediante un ponte sul canale Begijnensloot. Con il tempo, i canali che circondavano questa specie di isola furono colmati.
Sul lato Sud del Begijnhof si trova la chiesa in cui le beghine si riunivano a pregare. Consacrata nel 1419, fu presto distrutta da un incendio e poi ricostruita. Tra il 1578 e il 1795 ad Amsterdam, a causa della Riforma protestante, il culto cattolico fu ufficialmente vietato in pubblico. Nessuno, però, pensò di abolire il Begijnhof, unica istituzione cattolica che sopravvisse in città (le case erano pur sempre di proprietà delle beghine). Ma la comunità dovette rinunciare alla sua chiesa. Questa venne chiusa per 20 anni e fu poi destinata a lavanderia e a magazzino. Nel 1607 fu addirittura affittata ad un gruppo di protestanti inglesi e scozzesi e venne ribattezzata Engelse Kerk.
Quando con la Riforma la chiesa del Begijnhof venne sottratta alle sue legittime proprietarie, la comunità di donne cominciò a pregare nella sagrestia e, in seguito, in una casa diversa ogni domenica. Nel 1665 furono acquistate due case adiacenti all’interno del cortile e al loro interno fu costruita nel 1671 una nuova cappella. Fu approvata dalle autorità perché all’esterno non sembrava una chiesa (come l’interessantissima Ons’ Lieve Heer op Solder).

La cappella era dedicata a S.Giovanni Battista e a Sant’Orsola, patroni del Begijnhof. Qui, secondo la tradizione, era conservata la reliquia del “Miracolo Eucaristico di Amsterdam”. Peccato non poter entrare, ahimè non è orario di visita.
Oggi esistono ancora le beghine? In realtà, l’ultima beghina di Amsterdam è morta nel 1971. Ma ancora oggi questo luogo è abitato e immerso in un silenzio che contrasta profondamente con la vita cittadina. D’altra parte, qui la tranquillità ha regnato per secoli! Pensate che qui non si potevano tenere cani e galli perché troppo rumorosi. L’unico uomo ammesso era il cappellano e i bambini erano ammessi ma solo fino ai tre anni! Non si potevano ospitare amiche di notte se non con un’autorizzazione.

E oggi? L’accesso al beghinaggio è libero e gratuito ma legato a poche semplici regole. Qui ancora oggi abitano qui donne anziane e studentesse, e bisogna rispettare i divieti d’accesso in alcune parti del sito e mantenere il silenzio, per non turbare la serenità del luogo e la privacy delle sue abitanti. Nessuno vi impedirà di fare fotografie o curiosare ma fate attenzione: le abitanti, anche quelle pacificamente sedute fuori dalle loro abitazioni, non sono comparse e meritano tutta la vostra discrezione.
L’ultima curiosità prima di rituffarsi nella frenetica vita della città: tra le beghine che hanno vissuto in questa comunità vale la pena ricordare Cornelia Arens, morta il 2 maggio 1654. Si racconta che la donna avesse espresso una bizzarra volontà: voleva essere sepolta nelle fogne. Il suo desiderio non fu pienamente rispettato ma il suo corpo, ancora oggi, si trova sotto una lastra di granito rosso nella grondaia davanti alla cappella.