Una chiesa in una soffitta? Visita a uno dei musei più antichi (e singolari!) di Amsterdam.
Quali sono le prime nozioni che vi vengono in mente se pensate alle scuole elementari? La mezzaluna fertile, il limo e le piene del Nilo, il codice di Hamurrabi… Perfetto, lo stesso vale per me! Ma io devo aggiungere anche la chiesa nella soffitta di Amsterdam. Bizzarro? Sì, concordo con voi. Ma con i ricordi delle elementari non si discute…
Sono partita per l’Olanda con molta curiosità ma senza troppe aspettative. Di Amsterdam, però, sapevo per certo di voler vedere alcune cose tra cui la Ons’ Lieve Heer op Solder. Quindi, direzione quartiere a luci rosse, Amsterdam card alla mano… siamo pronte a visitare il museo.
La chiesa di Nostro Signore nel Sottotetto (questa dovrebbe essere la traduzione più corretta) è una ex chiesa cattolica. Fondata nel 1663 è diventata museo nel 1888. L’ingresso è un po’ spiazzante: biglietteria e book shop sono quanto di più moderno e organizzato vi possiate immaginare. Ma basta procedere nel senso della visita per vedersi catapultare in un mondo completamente diverso. Il museo si sviluppa in verticale: quello che, dall’esterno, sembra uno stabile residenziale come altri, in realtà è stato dimora, luogo di culto, luogo di incontro….
L’altare non lascia dubbi: la chiesa nella soffitta era frequentata dai fedeli cattolici.
Perché una ‘chiesa clandestina’?
Saliamo, come prima cosa, ad esplorare la vera e propria chiesa. Ricavata negli ultimi piani dello stabile e completamente invisibile dall’esterno. Si tratta di un esempio paradigmatico di ‘chiesa clandestina’ (schuilkerkin in olandese), cioè di una di quelle chiese dissimulate all’interno di architetture laiche nelle quali il culto cattolico, benché nel XVII secolo fosse ufficialmente proibito dalle leggi delle Province Unite olandesi, era di fatto tollerato. Lo storico Benjamin J. Kaplan spiega che sarebbe più opportuno parlare di ‘chiese semi-clandestine’. Diventano piuttosto comuni in Europa dopo la riforma protestante e sono veri e propri luoghi di culto utilizzati dalle minoranze religiose i cui riti erano tollerati dalla maggioranza e dalle autorità a condizione che fossero condotti in modo discreto e che non avessero luogo in spazi pubblici.
In diverse parti d’Europa, infatti, la legge permetteva, in via ufficiale, solo il culto maggioritario. Era però impossibile pensare seriamente di far rispettare il divieto di celebrare privatamente i propri riti. Le autorità, generalmente, ritenevano più conveniente chiudere un occhio (qualche volta anche tutti e due) e lasciare a ognuno le proprie celebrazioni, purché in privato. Nella Repubblica delle Sette Province Unite, durante il ‘Secolo d’oro olandese’ questo fenomeno era particolarmente diffuso. Lo Stato, a maggioranza calvinista, praticava una grande tolleranza per le altre confessioni religiose, ma la forma privata del culto rimaneva l’unica vera via. A costruire chiese clandestine furono furono cattolici, rimostranti, luterani e mennoniti. In città esse venivano realizzate, generalmente, all’interno di case. In campagna, invece, spesso assumevano l’aspetto di capanne, magazzini o fienili.
La nostra chiesa nella soffitta…
Per quanto gli spazi non siano enormi, è stato trovato un posto anche per l’organo…
L’edificio in cui ci troviamo affaccia sul canale Oudezijds Voorburgwal, siamo proprio nel centro della città. Nostro Signore del Sottotetto fu costruita nel XVII secolo e nel 1661 fu acquistata dal mercante Jan Hartman. L’edificio subisce una radicale ristrutturazione tra il 1661 e il 1663: i tre piani più alti vengono uniti grazie alla rimozione di gran parte dei pavimenti dell’ultimo e del penultimo piano. Il risultato è un ampio ambiente che costituisce la navata della chiesa, con due ordini di balconate disposte all’intorno.
Anche questa volta, la mia curiosità è stata ben riposta: questa, ovviamente, è una chiesa molto diversa da quelle a cui siamo abituati. Il legno scuro e gli arredi severi la rendono un ambiente piuttosto buio ma molto raccolto. Nonostante ormai si tratti di un museo, i visitatori (noi comprese) osservano pazienti in silenzio. La navata centrale oggi rispecchia l’aspetto con cui appariva nel 1862 e non più quello del 1600 ma le altre stanze della casa hanno invece mantenuto l’aspetto originario.
Non dimenticate di sbirciare dalle finestre: i panorami sui tetti e sui canali di Amsterdam sono notevoli!
Vi confesso che trovo certi ambienti un po’ soffocanti: inevitabilmente per difendersi dal freddo intenso, qui era necessario vivere in stanze molto più anguste di quelle a cui siamo abituati oggi. Per di più, gli edifici di questa parte della città sono, per garantire la stabilità delle strutture, alti e molto stretti… Nei locali che attraversiamo ci sono piccoli oggetti di uso comune, mobili, testimonianze di una vita quotidiana agiata ma estremamente frugale. Affascinanti nella loro semplicità. Una domanda mi tormenta durante la nostra discesa verso la modernità: come ci si abitua a scale tanto ripide e strette come quelle olandesi?!
Consigli finali
Un ultimo consiglio: soffermatevi ad ammirare i tetti della città dalle finestre dei piani superiori. La città, da qui, è veramente incantevole…
Informazioni utili. Anche se io non le amo molto, vi consiglio di chiedere l’audioguida in biglietteria. Sarà un utile ausilio durante la visita. Ricordatevi anche di prenotare i biglietti on line, le dimensioni ridotte degli ambienti, possono contenere contemporaneamente solo piccoli gruppi di visitatori.