Le lacrime della giraffa è un libro che si legge d’un fiato. A Gaborone, capitale del Botswana, la signora Precious Ramotswe è molto rispettata. E’ la fondatrice della N.1 Ladies’ Detective Agency, la prima e unica agenzia investigativa del piccolo paese dell’Africa meridionale diretta da una donna…
Che libro presentarvi in uno degli ultimi giorni dell’anno? Avevo pensato a un saggio, a una storia fantastica… ma poi mi sono ricordata di Mrs Ramotswe e non ho saputo resistere al suo richiamo…Nessuno può, infatti, rimanere indifferente al fascino di questa pingue e benevola bevitrice di thé rosso che se ne va in giro per l’Africa del Sud su uno sgangherato furgoncino bianco a difendere i più deboli e a risolvere crimini. Suo padre avrebbe preferito che aprisse una macelleria, ma lei ha deciso di fare la detective privata. La sua gentilezza ed empatia ne fanno una donna attenta agli altri e alle loro sofferenze. Tanto più che nemmeno Precious è riuscita a evitare i colpi della vita e di un ex marito violento…
La sua golosità la spinge alla lentezza ma anche alla riflessione filosofica (quel tanto che basta). La signora Ramotswe ha imparato presto come portare un po’ di ordine nelle vite ingarbugliate dei suoi clienti. Cioè usando il suo cervello fino e soprattutto il suo gran cuore. In questa sua seconda avventura, sono proprio queste doti a permetterle di affrontare il caso della signora Curtin e di suo figlio Michael, scomparso nel deserto ormai da dieci anni.
La sparizione del giovane americano, impegnato nel progetto di una cooperativa agricola, diventa anche il pretesto per riflettere sul ruolo di tutti quegli occidentali che partono per l’Africa pieni di buoni propositi e ottime intenzioni. Con ironia ma fermezza, Precious disquisisce dei tanti e immancabili buoni consigli offerti agli indigeni, rilevando l’incapacità dei buoni samaritani occidentali di comprendere che il continente nero ha vita e idee proprie…
Le speculazioni filosofiche della nostra protagonista su questo argomento, piuttosto che sulla morale e sulla giustizia, sono tipiche delle protagoniste femminili di McCall Smith. Colpiscono soprattutto per come riportano l’attenzione su questioni etiche sulle quali un occidentale non si soffermerebbe più di tanto. Invece la signora Ranotswe ama discuterne, in particolare con la segretaria, signorina Makutsi. La sua segretaria è una brava (ma pettegola) impiegata che non sa cosa significhi la parola “confidenziale”. Una giovane donna riconoscente al cielo per il solo fatto di vivere in un posto a modo come il Botswana e non in Nigeria (paese per il quale nutre una sacra antipatia).
Si tratta forse di uno dei personaggi meglio caratterizzati. Impossibile non sorridere davanti alla solerte signorina Makutsi che interrompe i momenti di ozio per mettersi a battere a macchina quando vede un cliente entrare in agenzia. Nell’ufficio con due finestrelle e la porta cigolante, tiene la porta aperta quando non c’è movimento (cioè per la maggior parte del tempo) salvo poi cacciar via le galline che si introducono dentro dalla strada. Non è bella, per questo gli uomini non la assumono. E per questo ha trovato lavoro presso la signora Ranotswe, che per di più le ha offerto il lavoro dei suoi sogni. È in gamba e aspira a diventare assistente detective. Cosa che le riuscirà, naturalmente…
Ne Le lacrime della giraffa a farla da padrone, lo avrete già capito, non è tanto la dinamica investigativa, quanto il contesto sociale in cui si svolge e l’evoluzione psicologica dei personaggi. La protagonista e i suoi comprimari ci fanno compagnia, attraverso le pagine, con le loro piccole e grandi bizzarrie.
Quando non è impegnata a leggere il manuale di Clovis Andersen (che cita a ogni occasione buona) o a risolvere casi, la signora Ranotswe accetta la (seconda) proposta di matrimonio del signor JLB Matekoni, suo meccanico. Il signor JLB Matekoni vive in una grande casa di Gaborone accudita da una bisbetica donna di servizio. La signora Ranotswe non può più avere bambini e così il buon cuore del signor JLB Matekoni prende l’iniziativa di adottare due fratellini orfani. I bambini sono Basarwa, considerati una tribù di ladri, e quindi non ben visti dai rispettabili Batswana. Questi conflitti interni sono trattati con quella leggerezza e ironica che dipingono un’Africa tanto insolita quanto autentica. Ampi e aridi territori ma anche piccoli uffici gremiti, popolati da etnie diverse, ma dove tutto (ineluttabilmente) sembra destinato a venire divorato dalle formiche…
Alexander McCall Smith, scrittore e giurista di origini scozzesi, in queste pagine riesce a trasmettere tutto il suo amore per l’Africa (dove è cresciuto). Nonostante sia un rinomato esperto di bioetica, qui si spoglia delle sue qualità accademiche per regalare ai lettori una narrazione scanzonata e non banale. Certo, la divisione tra buoni e cattivi è molto (troppo) marcata per suscitare suspense. Ma i colori, i profumi e il caldo polveroso delle strade del Botswana conquistano il lettore, facendolo viaggiare in luoghi dove forse non aveva mai pensato di recarsi….
Alexander McCall Smith, Le lacrime della giraffa, Guanda, Milano, 2003