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Non è Cornovaglia senza un cream tea…

  • 25 Giugno 2018
  • Daniela
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Devon e Cornovaglia si contendono la paternità di una specialità golosa e particolare, il cream tea. Vi spiego di che cosa si tratta e come gustarlo.

In effetti, se non si ha idea di che cosa sia il cream tea, è facile immaginare che si tratti di tè a cui si è aggiunta della panna. Se poi si ricorda che è una tipica specialità inglese, il gioco è fatto: tutti sanno che oltremanica si suole offrire il tè con il latte. Ebbene, se anche voi avete pensato a qualcosa di simile, siete fuori strada. Il tè c’è, ma se ne sta garbatamente per i fatti suoi.

Il cream tea è infatti più che altro un’usanza culinaria pomeridiana, molto in voga in Cornovaglia e nel Devon, benché anche a Londra lo si possa ordinare senza troppe difficoltà. Oltre all’immancabile tazza di tè, vi verrà servito uno scone con, a parte, marmellata di fragole e clotted cream. Quest’ultima, tradotta alla lettera, sarebbe della panna rappresa. Per consistenza, aspetto e sapore si avvicina molto al nostro mascarpone. Se invece non avete mai avuto il piacere di assaggiare uno scone, ricordatevi di provarne uno la prossima volta che visitate la Gran Bretagna (ma anche in Irlanda si trovano). Per motivi a me ignoti, gran parte dei dizionari rendono la parola con “focaccina” oppure con “pasticcino”. Sinceramente lo scone non si avvicina né all’una né all’altro. E’ una sorta di panino piuttosto secco e friabile, alto almeno tre dita, dal sapore non particolarmente definito e guarnito di uvetta. Lo si mangia anche da solo, più che altro per raggiungere un senso di sazietà, visto che sa di poco. La poca personalità dello scone si sposa a meraviglia con gli altri due ingredienti, decisamente più interessanti dal punto di vista del gusto, del cream tea. Insomma: anche l’umile scone riesce a farsi apprezzare.

Una volta ottenuti scone, clotted cream e marmellata, bisogna armarsi di coltello, tagliare lo scone a metà nel senso della larghezza (come per preparare un panino) e poi spalmare gli altri due ingredienti. Qui, però, inizia il vero dilemma: i puristi del Devon sostengono che prima si debba mettere uno strato di marmellata e poi la panna, mentre in Cornovaglia si giura che è tutto il contrario, cioè prima la panna e poi la marmellata. Dal punto di vista del risultato finale non cambia molto, quanto a praticità credo che il metodo proposto nel Devon sia un tantino più pratico. D’altra parte, la foto che vi presento è stata scattata in Cornovaglia, ma con tutta evidenza la signora che ci ha servito il cream tea doveva essere del Devon!

Eseguita l’operazione di cui sopra, finalmente non resta che versare il tè, sistemarsi comodamente sulla seggiola e sorseggiare la prelibata bevanda gustando anche lo scone così guarnito. Ogni ospite riceve uno scone, cioè due metà, e vi assicuro che è più che abbastanza.

Se vi state chiedendo qual è l’origine di questa merenda, ebbene nessuno lo sa! Infatti, a Tavistock (Devon) si ricorda con orgoglio che già nell’XI secolo i monaci della locale abbazia solevano mangiare pane, panna e marmellata. Non mi sembra che questi benedettini fossero particolarmente originali perché credo che a nessuno di noi verrebbe mai in mente di indagare dove e quando sia nata quella leccornia che è pane, burro e marmellata. Vero è, d’altro canto, che l’abbazia di Tavistock aveva numerosi possedimenti in Cornovaglia e questo spiegherebbe la ragione per la quale il cream tea è particolarmente diffuso nelle due regioni. La locuzione “cream tea“, invece, è assai più recente perché la si trova citata in alcuni romanzi solo a partire dal XX secolo. Forse, semplicemente, un’antica tradizione tornò di moda per una qualche ragione… i corsi e i ricorsi storici ci sono anche in cucina!

In ogni caso, un viaggio in Cornovaglia (ma anche nel Devon) non può concludersi senza una pausa pomeridiana a base di cream tea. Anche perché, anche quando il tempo è uggioso, i colori decisi e il gusto dolce e delicato di questa merenda sono capaci di mettere chiunque di buon umore.

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Daniela

Tour leader e guida turistica per professione, sono viaggiatrice per passione. Dopo la laurea in Filosofia, sono partita alla scoperta del mondo. Dal 2017 vi narro curiosità e storie dai miei viaggi, vicini e lontani.

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Varese nasconde piccoli gioielli tutti da svelare.
Varese nasconde piccoli gioielli tutti da svelare. Questa, ad esempio, è la chiesa di San Cassiano e Ippolito a Velate. 

Si tratta di una delle più antiche chiese del comune di Varese, venne eretta prima dell’anno mille, e successivamente intonacata. Costruita in stile romanico è situata sull’antica strada di collegamento tra il capoluogo lombardo e il Lago Maggiore, di cui negli anni fu punto di sosta.
Citata in un documento del 1115, era originariamente costituita da una singola aula terminante con un’abside a forma semicircolare. Ampliata nei secoli seguenti, venne sopraelevata l’aula, abbattuta l’abside e murate le monofore originali, creando l’annessa sagrestia. Il presbiterio venne ampliato nel 1944, e una successiva opera di restauro nel 1987 riportò alla luce le monofore precedentemente ricoperte.
All’interno è conservata una statua di Madonna col Bambino proveniente da Assisi e citata da Goffredo da Bussero nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani.

Oggi la chiesa ha bisogno di un restauro…tra maggio e giugno qui si terranno diversi concerti che potranno aiutare a tale scopo. Che ne direste di venire a vedere (e a sentire)? 

#varese #velate #sancassiano #varesetheplacetobe



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