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Puma Adidas
  • Germania
  • Storia e storie

Adidas e Puma. C’era una volta un ciabattino…

  • 22 Ottobre 2024
  • Daniela
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C’era una volta un ciabattino… sembra l’incipit di una fiaba dei fratelli Grimm. E invece è la storia di due dei marchi sportivi più famosi del mondo: Adidas e Puma.

Avete mai sentito nominare Herzogenaurach? Probabilmente no, me ne rendo conto… già la pronuncia di tale parola crea diffidenza… È una cittadina della Baviera settentrionale, non particolarmente grande né straordiamente affascinate. Dunque perché ve ne parlo? Perché anche luoghi di per sé forse non così attraenti possono celare storie curiose. E posso io privarvi della gioia di conoscerle? Ovvio che no!

Adidas PumaQuindi di che si parla? Di scarpe e abbigliamento sportivo! E della nascita di due marchi che, ancora oggi, godono di ottima reputazione: Adidas e Puma. Potreste non crederci, ma entrambe le aziende sono state fondate e ancora hanno sede nella ridente Herzogenaurach. Perché proprio lì? Semplice! Perché in origine la ditta era una. E poi? E poi ve lo racconto dopo, partiamo dal principio che è meglio.
Tutto ebbe inizio con un ciabattino. Si chiamava Christoph e aveva due figli: Adolf e Rudolf. Sua moglie, Pauline, faceva la lavandaia. Era la famiglia Dassler. Probabilmente non ricca, ma molto laboriosa. Erano anni difficili e strani, quelli del primo dopoguerra in Germania. Slanci politici e recessioni economiche si susseguivano, le persone vivevano come su una specie di ottovolante fatto di incertezza e di speranza e il futuro era difficile da decifrare. Da un lato i reduci di guerra e dall’altro una generazione nuova, che cominciava ad amare e praticare lo sport con costanza.
Adidas Puma Dassler
In principio du Gebr. Dassler Schuhfabrik…

E, in questo contesto, ad Adolf venne un’idea: nella lavanderia della madre si mise a fabbricare scarpe per giocare a calcio e per andare a correre. L’esperienza paterna e i locali materni furono propizi al giovane e, nel 1924, fondò la sua impresa, la Gebrüder Dassler Schuhfabrik, alias Calzaturificio fratelli Dassler. Sì, perché Adolf, da tutti chiamato Adi, aveva nel frattempo coinvolto anche il fratello maggiore. Il primo, timido e dotato di grande manualità, addetto alla produzione, il secondo, molto più gioviale ed estroverso, alla distribuzione. Certo le difficoltà tecniche e pratiche non mancavano, leggenda narra che spesso, per produrre l’energia elettrica necessaria i due fratelli saltassero in sella alle loro biciclette appositamente collegate a una dinamo e si mettessero a pedalare…

Le scarpe ebbero grande successo e l’azienda cominciò ben presto a prosperare. Questo anche grazie ad intuizioni rivoluzionarie, come la creazione della suola con i tacchetti di gomma. Figuratevi la gioia dei due fratelli quando lessero sul giornale (o udirono alla radio) che le Olimpiadi si sarebbero organizzate a Berlino. Quale migliore occasione per incrementare gli affari? Già i loro prodotti avevano fatto capolino ai Giochi di Amsterdam del 1928, ma nella capitale tedesca arrivò il trionfo: Jesse Owens, con indosso scarpe Dasseler, vinse ben quattro medaglie d’oro. La fama era ormai garantita! E infatti l’azienda diversificò la produzione: non solo calcio e atletica, ma anche tennis e pallacanestro.
Ma poi tornò la guerra e tutto si fece cupo. La stessa Gebrüder Dassler, così come i suoi fondatori, ebbero un ruolo nell’industria bellica e la fabbrica si salvò solo grazie all’intervento della moglie di Adolf. Fu lei che riuscì a convincere le forze alleate che lì si producevano solo scarpe da ginnastica. Per vero o meno che fosse, l’azienda si salvò e le forze occupanti, a guerra finita, cominciarono ad acquistare volentieri i prodotti dei fratelli Dassler.
Logo Adidas
Anche a Parigi, sugli Champs-Elysées, il logo Adidas fa bella mostra di sé…

E, con il secondo dopoguerra, arrivarano anche i dissapori fra Adolf e Rudolf. Quest’ultimo decise infine di lasciare l’impresa familiare e di fondare un proprio marchio. Sulle prime optò per Ruda (cioè le iniziali del suo nome e del suo cognome), per poi giungere a un più commercializzabile Puma. Sua fratello, invece, rimase fedele alle origini e, seguendo le idee del fratello, decise per Adidas, componendo il suo soprannome con le prime lettere del cognome. E, avendo bisogno di un logo, acquistò quello che poi sarebbe diventato il simbolo distintivo dell’azienda, da una ditta finlandese. Per pochi spiccioli e due bottiglie di whisky. Giusto perché Adolf era quello introverso e con meno senso degli affari…

Era il 1948 e Herzogenaurach si divise a metà: chi lavorava per Puma e chi per Adidas. Addirittura, il paese fu ribattezzato “la città dei colli piegati” per via dell’abitudine degli abitanti di abbassare lo sguardo per controllare che scarpe indossassero gli interlocutori. Pare addirittura che i fattorini, dovendo consegnare un pacco a Rudolf, si presentassero alla sua porta calzando scarpe Adidas al solo scopo di ricevere calzature Puma in regalo. E, ovviamente, da allora in poi ci furono due squadre di calcio, sponsorizzate dai marchi rivali.
I due fratelli morirono senza riappacificarsi. Seppelliti nello stesso cimitero, le tombe furono posizionate a debita distanza. Chissà poi perché.
A Herzogenaurach sono rimaste le sedi di Puma e Adidas, nel tempo diventate dei colossi. Non solo fabbriche e uffici, ma anche centro congressi, outlet, hotel, centro sportivo. Tutto moltiplicato per due. Chissà che cosa ne penserebbero oggi il ciabattino Christian e la lavandaia Pauline…
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Daniela

Tour leader e guida turistica per professione, sono viaggiatrice per passione. Dopo la laurea in Filosofia, sono partita alla scoperta del mondo. Dal 2017 vi narro curiosità e storie dai miei viaggi, vicini e lontani.

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