Avventuriera, archeologa, scrittrice, diplomatica, spia in grado di parlare fluentemente arabo e persiano, Gertrude Bell fu la donna più potente dell’impero britannico al termine del primo conflitto mondiale. Eppure il suo nome è stato a lungo sepolto sotto le sabbie della Storia… Con Mesopotamia, Olivier Guez prova a renderle giustizia.
Vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che mia nipote, la signorina Gertrude Bell, potrebbe rappresentare una recluta interessante per i servizi della Corona. L’ho vista all’opera in diverse occasioni. Curiosa e poliglotta, ha il dono di saper far parlare persone di ogni tipo, che diffidano poco di una giovane briosa proveniente dalla buona società. È capace di tenere a freno la lingua quando le circostanze lo richiedono. Non perdetela di vista.
Queste parole sono di Sir Frank Bell, zio della nostra protagonista e autorevole funzionario dell’Impero Britannico. L’uomo è ben consapevole dell’eccezionalità della nipote, giovane laureata di Oxford che divora le pagine del Times dedicate alle “Notizie dell’Impero” e che gli pone sempre domande pertinenti e intelligenti sul suo lavoro e sulla politica internazionale. Gertrude è davvero una creatura straordinaria: arguta, determinata, curiosa e decisamente idealista. Nata in una ricca famiglia vittoriana, la sua esistenza potrebbe trascorrere serena nei migliori salotti londinesi. Ma Miss Bell preferirà passare la sua vita tra le sabbie della Mesopotamia. Guez ricostruisce la sua vicenda umana in un’armoniosa alternanza tra ricostruzione storica e romanzo. Gertrude, in questo modo, emerge dalle pagine non come eroina ma come donna del suo tempo, con molti pregi, qualche comprensibile pregiudizio e straordinarie abilità.La Storia, purtroppo, non è stata clemente con lei, in parte anche a causa della maggiore fama di uno dei suoi più cari amici: T.E. Lawrence, meglio noto come Lawrence d’Arabia. I due si sono conosciuti nel 1911: giovani archeologi e grandi idealisti, la loro intesa è destinata a durare tutta la vita. Entrambi sognano, come ogni esploratore inglese che si rispetti, di misurarsi con il deserto arabico. Vogliono essere forti ed intrepidi come i beduini,
viaggiatori mistici che, senza bussola né compasso, vanno e vengono in luoghi carichi di un mistero originario che loro non hanno la presunzione di trasformare secondo i propri desideri o bisogni.
Lawrence, soldato e avventuriero, potrà facilmente realizzare questo sogno ma Gertrude? Una rispettabile donna inglese come potrà riuscirci? Fin dall’infanzia, la nostra protagonista è abituata a discutere degli affari mondiali con il padre. È lui che l’ha iniziata alla lettura e portata nei più bei musei d’Europa. Insieme hanno commentato l’attualità nel fumoir, sorseggiando bicchieri di sherry. Come se non bastasse, grazie alle relazioni della matrigna (Gertrude è rimasta orfana di madre da bambina), ha frequentato fino dall’infanzia le menti più brillanti d’Inghilterra: Henry James, Robert Browning, John Ruskin ma anche i Balfour e la famiglia Churchill.
Una Oxford da poco aperta alle donne è il naturale approdo per una ragazza simile: qui inizia davvero a far valere le sue opinioni e le sue idee. Non otterrà il massimo dei voti all’esame di laurea per aver contestato uno degli esaminatori, ma poco importa! Gertrude è abituata a sentirsi uguale agli uomini ed è convinta di essere destinata a una vita eccezionale. A preoccuparsi del futuro della ragazza è soprattutto sua zia Mary, scandalizzata dalle eccessive libertà che la nipote è sempre pronta a prendersi. Come potrà una creatura tanto ‘bizzarra’ trovare un degno marito?
In effetti, Gertrude non avrà mai grande fortuna in campo amoroso. Capace di grandi passioni, è condannata a perdere inesorabilmente gli uomini della sua vita. È anche per sopravvivere alla perdita del suo primo grande amore che decide di buttarsi a capofitto nel progetto di fare nuovamente di Baghdad uno dei centri più prosperi della civiltà araba. Diventerà segretaria per l’Oriente: il grado più alto dell’amministrazione civile in Mesopotamia.
Il lavoro che faccio è appassionante e mi piace Baghdad. Non ha buona fama, la vita culturale è poco brillante, e puzza, è vero, ma i lavori che abbiamo avviato hanno già migliorato il sistema fognario. I miei colleghi si lamentano di continuo. Poverini, speravano di incontrare Sherazade, le cortigiane sensuali dei pittori orientalisti… Farebbero meglio a imparare l’arabo. Per quanto mi riguarda, trovo le persone amichevoli e amo il caldo, l’abbondanza di fiori e frutta, l’atmosfera poetica della città all’alba, quando la attraverso a cavallo risalendo il fiume in direzione del deserto. Odora di pane appena sfornato e focaccine con semi di sesamo, dei sentori muschiati dell’Oriente. I piccioni tubano nelle chiese, nell’aria risuonano il canto del muezzin e il cigolio dei primi tram carichi di pellegrini…
Gertrude Bell è ostinatamente inglese (e imperialista convinta), ma la bellezza della composita Baghdad l’ha conquistata. Qui sente di poter essere utile, di poter essere la versione migliore di se stessa e di poter contribuire alla creazione di un mondo nuovo. Purtroppo la politica inglese è destinata a deluderla e a lasciarla da parte: il Grande Gioco, la scoperta del petrolio e i crudeli giochi di potere tra inglesi, francesi e tedeschi saranno più forti di lei. La dichiarazione di Balfour e il comportamento del suo governo in Palestina sono la sua prima grande delusione. Eppure Gertrude non si arrende e continua a lavorare imperterrita per la stabilità della sua amata Mesopotamia.
Viaggiare ed esplorare diventano una sorta di droga: la sua unica vera forma di libertà. Piano piano, Gertrude si trasforma. Non vuole più essere solo una ricca ed eccentrica viaggiatrice che può permettersi di girare mezzo mondo in cabine di lusso, ma vuole rendersi utile, affrontare pericoli e fare davvero la differenza. Neppure l’archeologia (che in gioventù ha molto amato) le sembra sufficiente: è un’attività troppo statica! Lei che ha contribuito alla riscoperta dell’antica città di Ur, ha disperatamente bisogno di cambiare aria, di spostarsi e di faticare per sentirsi davvero viva. Per questo, nel 1913, parte per una missione mai tentata prima (tanto meno da una donna). Vuole attraversare la penisola arabica, mappandone i punti d’acqua e prendendo contatto con le varie tribù. Riuscirà anche stavolta nell’impresa, nonostante immensi rischi.
Gertrude cerca se stessa: il mondo da cui proviene non le corrisponde più, l’ha delusa. Come Lawrence, cerca di costruirsi una nuova identità orientale, più affine al suo spirito. Ci riesce? Difficile dirlo. Quello che è certo è che quando muore a Baghdad nel 1926, dopo aver contribuito, in ogni modo possibile, alla nascita dell’Iraq moderno, migliaia di iracheni seguono il suo feretro fino al cimitero britannico della città.
Purtroppo la sua vicenda è stata lungamente dimenticata, ma Olivier Guez è riuscito a recuperare dalle sabbie del deserto la vita di questa donna straordinaria. Non ne ha fatto un’eroina senza macchia ma, con grande sensibilità e ricerca storica, è stato in grado di raccontarne l’umanità e la complessità. Cercando di renderle giustizia. Come se non bastasse, oltre alla storia di Miss Bell, ha raccontato l’epopea travolgente di una terra mitica e maledetta, la terra di Abramo, del diluvio e di Babele… Il risultato è un libro che, ne sono certa, non dimenticherete facilmente.
Olivier Guez, Mesopotamia, La nave di Teseo, Milano, 2025