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Mostra Camera Torino Lee Miller
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Lee Miller. Una mostra imperdibile di Camera a Torino

  • 14 Novembre 2025
  • La Guida Curiosa
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Finalmente sono riuscita ad andare a Torino per visitare Camera, il Centro italiano per la fotografia. E ho visto un’esposizione splendida dedicata a Lee Miller!

Gli appassionati di fotografia probabilmente già conoscono Lee Miller: una donna libera, indipendente e anticonformista. Ma, per chi ancora non la conoscesse…
Camera Lee Miller
Lee Miller, Miss Lee Miller, 1932

Biografia di una donna straordinaria

Lee Miller è una figura centrale nella storia della fotografia del XX secolo. Americana, nata nei dintorni di New York nel 1907, modella da bambina per il padre fotografo dilettante, giovane donna di grande bellezza e fascino, inserita ben presto nel mondo della moda. A soli ventidue anni, si sposta a Parigi determinata a diventare fotografa. Qui incontra Man Ray, il grande artista e fotografo dadaista e surrealista: ne diventa prima l’assistente di studio, poi la modella e la compagna. Da lui impara i segreti del mestiere, ma acquisisce anche uno stile completamente personale. Non stupisce come possa entrare ben presto nel circolo dell’avanguardia parigina. La sua notorietà cresce anche grazie alla sua partecipazione al film Le sang d’un poète di Jean Cocteau, personalità controversa ma sempre al centro della scena culturale e mondana della capitale francese.
Personalità inquieta, lascia Man Ray e Parigi nel 1932 per ritornare a New York. Qui apre un suo studio fotografico, con il quale lavora soprattutto nell’ambito della moda, e dove tiene alcune mostre. Anche la permanenza a New York dura solo un biennio: nell’ottobre 1934, Lee Miller arriva al Cairo insieme al nuovo marito, l’uomo d’affari Aziz Eloui Bey.

Per circa un anno non fotograferà e tornerà alla sua passione solo alla fine del 1935, realizzando alcune delle sue immagini più sorprendenti. Ancora due anni, e nella primavera del 1937 l’ormai trentenne Lee Miller è nuovamente a Parigi in compagnia dei suoi amici e delle sue amiche surrealiste, da Pablo Picasso a Max Ernst, da Eileen Agar a Leonora Carrington, al ritrovato Man Ray e alla coppia Paul e Nusch Éluard. È qui che incontra Roland Penrose, con il quale stringe una relazione che la porterà a trasferirsi infine a Londra nell’estate del 1939.

Lee Miller, Gatto e macchina fotografica, Londra, 1952
La sua carriera ha un’ennesima svolta: comincia una fruttuosa collaborazione con la rivista Vogue, per la quale realizzerà sia servizi di moda che reportage sulla capitale inglese bombardata dai nazisti. La guerra entra di prepotenza nella sua vita, e fra il 1944 e il 1945 Lee segue l’avanzata in Europa delle truppe alleate come fotoreporter: scatterà alcune delle immagini più drammatiche della sua storia e dell’intero periodo, nei campi di concentramento appena liberati e nelle case dei gerarchi nazisti suicidi. Un’esperienza che segnerà profondamente la fotografa, che progressivamente si allontana dalla professione, ritirandosi nella sua casa nella campagna inglese dove accoglie gli amici di un tempo e le nuove leve dell’arte britannica.
In soli venticinque anni di attività, la Miller – che morirà nel 1977 – è riuscita ad attraversare arte, moda, reportage, con una originalità unica, che questa mostra racconta attraverso 160 immagini, provenienti dai Lee Miller Archives, dove sono custodite e studiate tutte le sue fotografie.

Quattro passi tra le sale

La mostra comincia subito con il ‘botto’. Nella prima sala c’è forse il più celebre tra i ritratti della nostra fotografa: Lee Miller, reduce da una visita al campo di concentramento di Dachau, sta facendo un bagno nella vasca da bagno dell’appartamento di Hitler a Monaco. L’immagine non è soltanto stupendamente provocatoria ma è ‘studiatissima’. Sul tappetino gli stivali sporchi del fango del campo e i vestiti altrettanto insozzati. Su un mobiletto, una statuetta in marmo che ricorda le Veneri greche (una delle tante riproduzioni a buon mercato possedute dal padrone di casa) e, sullo sfondo, proprio sul bordo della vasca, una fotografia di Hitler. Ogni dettaglio sembra posizionato in maniera casuale ma rivela, al contrario, una perfetta concertazione e un grande senso dell’estetica fotografica. La propaganda nazista ha cercato di distruggere la bellezza, Lee Miller, con questo gesto, sembra compiere un personale esorcismo per allontanare il male e le brutture del mondo. Una sorta di vendetta artistica.
Camera Torino Lee Miller Hitler
Lee Miller con David Sherman, Lee Miller nella vasca da bagno di Hitler, Monaco di Baviera, 1945
Anche se questa è l’immagine di maggiore impatto, non sottovalutate gli altri ritratti (e autoritratti): non solo perché Lee Miller era una donna bellissima ed estremamente fotogenica, ma perché ogni sua immagine ci rimanda un aspetto della sua personalità: sensualità, sfrontatezza, intelligenza… ed un velo palpabile di inquietudine.
Lee Miller, Uomo e catrame, 1930

Il percorso continua con le immagini dedicate al surrealismo. A Parigi, poco più che ventenne, Lee incontra Man Ray. Dopo un breve periodo di apprendistato, la ragazza si inserisce a pieno titolo nella compagine surrealista. Anche in questo caso, esercita la duplice veste di artista e di musa, senza alcun imbarazzo nel passare da un ruolo all’altro. La sua arte è continua sperimentazione. I nudi si alternano a insolite code di topo, ad acconciature e controluce. Oggetti, particolari, ogni cosa può raccontare una storia o una suggestione. Fermatevi a osservare l’incredibile armonia di una macchia di catrame…

Lee Miller è stata una donna libera, curiosa del mondo, e ha condiviso la sua esperienza con intellettuali altrettanto liberi e creativi, nella pratica artistica come nella vita quotidiana. Le fotografie che ritraggono Man Ray, Picasso, Max Ernst o Dora Maar sono, allo stesso tempo, testimonianza di un sodalizio artistico quanto umano. D’altra parte, per il surrealismo, i momenti di svago e di riposo sono perfetti per stimolare il pensiero creativo!

La sezione che, personalmente, mi ha fatta innamorare di questa esposizione però è quella dedicata alla guerra. Quando scoppia il secondo conflitto mondiale, Lee Miller si trova a Londra. Qui si scontra e racconta la difficoltà della vita quotidiana e dell’economia di guerra. Decide di entrare a far parte dello staff di Vogue, inizialmente a titolo gratuito, pur di poter rendere la sua testimonianza. Il surrealismo non la abbandona (fortunatamente) neppure tra le macerie. Non so scegliere l’immagine per me piu iconica: le maschere antincendio che sembrano uscite da un servizio di moda? La Remington silente? Oppure la cappella anticonformista…Davvero non so scegliere. Ogni scatto mescola con sapienza l’orrore della guerra con la bellezza del mondo. Lee Miller non rinuncia mai, neppure sul campo di battaglia, alla sua estetica fotografica. È davvero capace di guardare il mondo attraverso una lente tutta sua e di raccontarcelo.

Lee Miller, Maschere antincendio, Londra, 1941
Anche la mia amata Parigi fa capolino: la Tour Eiffel sotto la neve, la Fontana di Place Concorde con acqua stagnante e bronzi corrosi ma ancora bella… Procedendo, il tono cambia. Fra il 1944 e il 1945, Lee Miller segue l’avanzata delle truppe alleate dopo lo sbarco in Normandia, fino alla liberazione dei campi dì concentramento e al crollo del regime nazista. Qui le immagini diventano drammatiche, quasi spietate. Lee vuole vedere e fotografare di persona i campi. Deve testimoniare l’orrore. Lo sente come un compito ineludibile. Particolarmente impattanti sono le immagini scattate nelle case e negli uffici dei gerarchi che si sono suicidati, spesso insieme alle famiglie.
Come riprendersi dopo tanta guerra e tanto orrore? Progressivamente, al termine del conflitto, Lee Miller diminuisce il suo impegno giornalistico. L’ultima sala, racconta proprio questa nuova ricerca di serenità, di levità… tra moda, amici, gatti e macchine fotografiche.
Un’ultima notazione: dopo esservi gustati con calma questa bellissima mostra, fermatevi al bookshop di Camera. Troverete una splendida selezione di cataloghi d’arte e di fotografia ma soprattutto una curatissima sezione di estetica fotografica. Io avrei comprato ogni cosa!
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Tour leader e guida turistica per professione, sono viaggiatrice per passione. Dopo la laurea in Filosofia, sono partita alla scoperta del mondo. Dal 2017 vi narro curiosità e storie dai miei viaggi, vicini e lontani. D'ora in poi, come in una sonata a quattro mani, Francesca, viaggiatrice provetta e curiosa, racconterà con me. Qualche volta partiremo insieme, altre separatamente. Ma sempre con lo stesso entusiasmo e la stessa passione per il mondo.

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