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Adelphi Nemirosky Il signore delle anime
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Il signore delle anime

  • 17 Novembre 2025
  • Francesca
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Oggi partiamo in direzione del sud della Francia, andiamo a Nizza a conoscere il dottor Asfar… Dove possiamo incontrarlo? Per scoprirlo, basta leggere Il signore delle anime, di Irène Némirovsky.

Amazon Il signore delle animeNizza, 1920. Il nostro romanzo comincia qui. Il protagonista è un giovane medico, Dario Asfar che vive in miseria, con la sola compagnia dell’amata moglie Clara, in una Francia a lui estranea, dove la gente lo guarda con perenne diffidenza.
Alla scuola dell’Europa, lui, Dario Asfar, misero levantino cresciuto nei porti e nelle bettole, si era illuso di aver acquisito il senso del decoro e dell’onore. E adesso doveva dimenticare i quindici anni trascorsi in Francia, la cultura francese, il titolo di medico strappato con tanta fatica all’Occidente, non come un dono ricevuto dalla propria madre, ma come un pezzo di pane rubato a un’estranea… Lì a Nizza, nel 1920, a trentacinque anni, faceva la fame, e aveva le tasche vuote e le suole bucate come quando era ragazzo. 
Orgoglio e dignità non servono a sfamare Clara, ormai prossima al parto. La Nizza del dottor Asfar non è certo quella dei ricchi vacanzieri che vivono a Villa Ephrussi o che vanno al casinò ma una città dove decine di immigrati (molti i russi come lui) cercano un po’ di fortuna. Il denaro è una sorta di ossessione per Dario: lui e Clara troppo hanno sofferto da quando sono fuggiti (lui diciottenne e lei quindicenne) da Odessa. L’unica loro fortuna è stata un grande amore e una grande comprensione reciproca ma ora c’è anche un bambino a cui pensare, il piccolo Daniel. Assicurare il suo futuro è una priorità. Chiedere prestiti è inevitabile per il nostro medico senza pazienti. Questa si rivela ben presto una cattiva strategia “ma chi ha sempre vissuto alla giornata non conosce la lungimiranza, virtù da ricchi, virtù da eroi”.
Il destino di Dario sembra cambiare dopo l’incontro con un magnate, un uomo d’affari spregiudicato e tirannico, Philippe Wardes e con l’eterea moglie di questi, Sylvie, per la quale il nostro protagonista proverà una profonda devozione, quasi un’ossessione amorosa. Il dottor Asfar comprende immediatamente una cosa fondamentale: Wardes (e tutti gli uomini come lui) non vogliono un medico che dica loro che devono abbandonare vizi ed eccessi ma vogliono qualcuno che comprenda (come fa lui) i loro desideri e il loro non voler sentire parlare di rinunce. Cercano qualcuno che prescriva loro qualche “disintossicante” che procuri la pace del cuore almeno per una notte. Dario comprende anche che il sentimento che prova per Sylvie Wardes non è la banale attrazione che lo spinge a fissare con cupidigia le altre belle donne francesi. Sylvie è un ideale irraggiungibile: troppo bella, troppo compassionevole, troppo buona… Eppure è proprio questo incontro impossibile a far crescere nel giovane medico l’inarrestabile desiderio di riscatto sociale.
Per poter aspirare alle luci della ribalta, Dario sa di dover lasciare la provinciale Nizza e la sua aria salmastra che tanto ricorda ai coniugi Asfar la loro Odessa. Il trasloco diventa urgente dopo che Dario fa abortire clandestinamente l’amante del signor Wardes, Elinor Bennet. Come se non bastasse, Sylvie, umiliata dal comportamento del marito, lo ha abbandonato per trasferirsi a sua volta a Parigi. Dario, Clara e il piccolo Daniel cominciano una nuova vita. Gli affari stentano a decollare persino a nella capitale francese, ma il dottor Asfar ormai non è più un giovane sprovveduto. La povertà e l’ambizione lo hanno cambiato per sempre.
Una sera, in cerca dell’ennesimo prestito, decide di chiedere aiuto a Elinor Bennet, ancora amante di Wardes. Dario non ottiene il prestito ma un invito a una festa e una proposta d’affari: perché non sfruttare il suo fascino e la sua abilità per curare la gente affetta da “malattie nervose”? Elinor sarà la sua migliore ambasciatrice, in cambio di una percentuale sui futuri guadagni. Il successo, finalmente, arriva. Un lieto fine per il ‘signore delle anime”? Finalmente la serenità? In realtà, no. Dario sa di essere moralmente irrimediabilmente compromesso. Nessuno stratagemma è troppo turpe per lui se porta un vantaggio economico. La moglie rimane il suo unico porto sicuro: paziente e amorevole, lo difende e lo sostiene sempre. Lei è consapevole dei sacrifici e delle umiliazioni patite dal marito e gli perdona vizi e difetti. Il figlio Daniel, invece, non riesce a comprendere il padre. Lui, biondo, etereo, sempre corretto sembra provenire da un altro mondo…
Che cosa rende questo romanzo una lettura imperdibile? La scrittura fluida ed elegante della sua autrice? Ovviamente, anche se io credo che la vera forza di questo racconto sia la straordinaria lucidità con cui Irène Némirovsky racconta i vizi e i difetti della società in cui vive. Il suo sguardo sul mondo è talmente disincantato da risultare crudele. Bastano pochi tratti per delineare personaggi, luoghi e situazioni. Dario Asfar, ad esempio, con la sua fisionomia levantina e i suoi mille sotterfugi, incarna lo stereotipo del profugo, dell’apolide e dell’ebreo errante. Uno dei tanti disperati pronti a tutto che ha conosciuto anche la Némirovsky? Può darsi. Ma una vita tanto difficile nei suoi esordi non meriterebbe una maggiore ‘pietà’? Forse ma la nostra autrice non cerca mai giustificazioni o attenuanti per i suoi personaggi: il suo unico interesse è raccontare la realtà per come la conosce.
Proprio per questo, mentre chiudo il libro, mi ritrovo a chiedermi se il sentimento di estraneità alla società francese del dottor Asfar sia, in una qualche misura, racconto autobiografico della ricca e privilegiata immigrata Iréne… Buona lettura!
Irène Némirovsky, Il signore delle anime, Adelphi, Milano, 2011
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Francesca

Viaggiatrice provetta e curiosa, laureata in filosofia è innamorata di Parigi e della Francia. Appassionata di lettura, arte, teatro e molto altro…

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