Direzione Normandia. Il nostro viaggio è cominciato da poco ma tra valigie smarrite, Villa Savoye e la casa di Alexandre Dumas, io e Daniela arriviamo a Vernon dopo una giornata piuttosto impegnativa…
Abbiamo scelto questa cittadina, vicina alla più famosa Giverny, solo per motivi logistici, ritenendola adatta come prima tappa di trasferimento del nostro viaggio. Ma, come spesso accade, la nostra scelta ci ha regalato alcune piacevoli scoperte. Parcheggiata l’auto e fatta una doccia, decidiamo di fare quattro passi per il paese. Vernon è una tranquilla cittadina adagiata lungo le rive della Senna. L’atmosfera è quella di un tranquillo villaggio di campagna. Il turismo di massa che ha stravolto la vicina Giverny qui non sembra essere arrivato.
Verso il centro del paese 
La prima stranezza che colpisce la nostra attenzione sono dei magazzini (aperti al pubblico) che vendono libri usati e curiosità di ogni genere. Ci sono pile di oggetti dal pavimento al soffitto! La tentazione di entrare è grande. Ma non è proprio il momento… Arriviamo in poco tempo alla piazza principale del paese, dominata dalla grande collegiata di Notre Dame: chiesa gotica del XII secolo, più volte dipinta anche da Monet. A colpirci, più che l’architettura è la musica. Qualcuno sta suonando l’organo all’interno, andiamo a dare un’occhiata! Tra un paio di giorni, Vernon ospiterà un festival di musica sacra: le prove sono in corso e i preparativi fervono. Peccato non poter partecipare, le premesse sembrano ottime…
Accanto alla chiesa, la nostra attenzione è calamitata da un altro edificio decisamente curioso e dal nome molto evocativo: la Maison du Temps Jadis (letteralmente la casa del tempo che fu). Si tratta di un edificio medievale, una delle tante case a graticcio della regione, ma anche una delle poche risparmiate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Oggi ospita mostre di artigianato locale e piccole esposizioni locali.
Finalmente un po’ di meritato riposo…
Continuiamo la nostra passeggiata alla ricerca del locale in cui abbiamo deciso di cenare: La Belle Équipe si trova poco lontano dalla piazza. Data la fame e il clima piacevole, ci fermiamo. La serata trascorre piacevolmente: tra ottimo cibo, buona compagnia e gin tonic. Finiremo di esplorare il paese domani mattina, prima di rimetterci in auto.
Ponte o mulino?
Dopo un buon sonno ristoratore e una buona colazione, decidiamo di andare a vedere uno dei luoghi più iconici dei dintorni: il mulino di Vernon. Quindi, direzione Senna! Il cielo è di un meraviglioso azzurro quando arriviamo in questo piccolo angolo di pace. Il fiume scorre placido, un paio di chiatte si dirigono silenziosamente verso il mare. Innamorarsi di questo angolo di Vernon è facile: questo mulino sembra sbucato direttamente da un’altra epoca. Ma che cosa ci fa un mulino a graticcio sopra l’acqua?
Costruito nel XVI secolo, il mulino di Vernon non è sempre stato così. Già nel XII secolo qui c’è un ponte. Sulla riva destra, infatti, giusto di fronte, sorge anche un fortilizio, lo château des Tourelles (ancora oggi visibile). Questo ponte, uno dei pochi esistenti allora in Normandia, è composto da venticinque archi dai nomi pittoreschi (arche à Dieu, arche de la Folie, arche de la Crapaudière, arche du Petit-Trou, arche du Saule, arche Sainte-Élisabeth, arche de la Croix, arche au Foin… ). Originariamente costruito per scopi militari, il ponte diviene un’area commerciale: vengono installati ben cinque mulini, azionati da un ingegnoso sistema idraulico, situato tra i piloni del ponte. Le piene della Senna, spesso violente, distruggono a più riprese i mulini e nel 1651 il ponte cade in rovina e viene abbandonato.
A partire dal 1890, il mulino diventa una semplice abitazione. Probabilmente anche la ruota è già andata perduta. Agli inizi degli anni ‘20 del ‘900, Jean Nougues, a capo di una rivista parigina, lo acquista e lo modifica leggermente. Verso il 1930, il mulino viene rivenduto a un americano di Boston, che non provvede alla manutenzione dell’edificio. La Seconda Guerra Mondiale fragilizza la struttura. Negli anni ‘70, il mulino rischia di crollare ma la cittadina si mobilita (fortunatamente) per restaurarlo.

Sono molto dispiaciuta di non aver con me la mia amata (ma ingombrante) macchina fotografica. Questo mulino è decisamente fotogenico: luce, colori… tutto gioca a suo favore. Non per niente le vieux moulin ha a lungo ispirato pittori e artisti. Uno su tutti? Claude Monet, che lo immortalò nel suo dipinto Case sul ponte vecchio di Vernon nel 1883. Il dipinto è ora esposto al Museo d’Arte di New Orleans. Anche il genero e amico di Monet, il pittore Theodore Earl Butler, lo ritrasse in un quadro intitolato Il ponte rosso a Vernon, vicino a Giverny.
Il prato curato, il mulino, un piccolo imbarcadero… questo angolo di Senna sarebbe perfetto per un picnic ma non è il momento adatto per fermarsi. Il nostro programma è fitto e l’abbazia di Jumièges ci attende.
Rue Potard
A malincuore salutiamo il mulino di Vernon e riattraversiamo il paese. Un’ultima bella sorpresa ci attende: la rue Potard. Fortunatamente risparmiata dai bombardamenti durante la guerra, la via ha conservato il suo aspetto medievale con le sue vecchie case in legno. La rue Potard prende il suo nome da quello di una ricca famiglia della zona. Nel XVI secolo, Jean de Potard era proprietario del mulino che sorgeva nel cuore della cittadina, distrutto per fare posto all’hôtel de Ville.

Per me e Daniela è ora di partire ma se voi, passando per Vernon, vi voleste fermare più di noi, trovate il tempo di visitare anche il Castello di Bizy. Soprannominato la “Piccola Versailles normanna”, fu la casa di molti personaggi importanti della storia francese, come il Duca di Belle-Isle (nipote di Nicolas Fouquet), il Duca di Penthièvre o l’ultimo Re dei francesi Luigi Filippo. Potreste persino esplorare il Musée Blanche Hoschede-Monet che raccoglie una interessante collezione di paesaggi della Val de Seine e dei grandi siti naturali della Normandia.
Insomma, a Vernon non avrete tempo di annoiarvi!

Ponte o mulino?