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Mika Waltari Gli amanti di Bisanzio
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Gli amanti di Bisanzio

  • 5 Maggio 2026
  • Francesca
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Da bambina, uno dei miei libri del cuore era Sinuhe l’Egiziano, uno dei testi più famosi di Waltari. L’ho letto e riletto… Potete ben immaginare, quindi, la mia gioia quando ho scovato un altro romanzo storico dello stesso autore che ancora non conoscevo: Gli amanti di Bisanzio.

Il mio cuore è come quello di un adolescente. Devo ricorrere alla poesia perché non mi bastano le parole (…) Eppure sento di conoscerti come se ti conoscessi da una vita intera. Per me tu sei tutta Bisanzio. Sei Costantinopoli, la città dei Cesari. È così che ho riconosciuto le strade, le colonne, il marmo, i mosaici, l’oro e il porfido, come se ci avessi vissuto in passato (…) È per te che per tutta la vita ho desiderato vivere qui. Sognando la tua città sognavo te. E come la tua città mi è sembrata al vederla mille volte più incantevole di quanto avessi osato immaginarla, così tu sei mille volte più bella di quanto non ricordassi.

È il dicembre 1452 quando Johannes Angelos arriva a Costantinopoli. Letterato, mistico, avventuriero, la sua vita è stata una perenne peregrinazione in giro per l’Europa. Dal Palazzo dei Papi di Avignone al Concilio di Basilea, dalla ricca Firenze all’ultima crociata… Dietro a questo nome, si nasconde un uomo dallo sguardo misterioso che emana un fascino particolare. Chi lo incontra fatica a capire se i suoi caratteri fisici sono latini o greci. Sembra adattarsi sempre al luogo dove si trova e ai suoi interlocutori.

Il racconto vero e proprio comincia, in forma di diario, il 12 dicembre 1452 nella Basilica di Santa Sofia a Costantinopoli. Johannes, come molti altri, è qui ad ascoltare le parole del Basileus Costantino XI in merito all’Unione delle Chiese cattolica e ortodossa.

Iperborea Gli amanti di Bisanzio

Nessuno dei bizantini di Costantinopoli è favorevole a questa misura. Si tratta di una concessione dettata dalla disperazione: l’Imperatore Costantino la autorizza a patto che i genovesi, i veneziani e il Papa inviino navi, armi e uomini per difendere la città dalle mire del Sultano Maometto II. Oltre le possenti mura, infatti, sono accampate le truppe turche. La conquista della città dei Paleologi è vicina.

Johannes Angelos ascolta i discorsi di Costantino e del Patriarca, ma all’improvviso il suo sguardo cade su una donna incantevole. Angelos, ormai quarantenne, crede di essere immune dall’amore, troppo maturo per la passione, ma il destino ha in serbo altri piani per lui. I due si incontrano, si parlano: nessuno sa nulla dell’altro, se non che tra loro c’è una pericolosa attrazione.

Anna Notaras, l’intoccabile figlia del temuto megaduca non è certo una sciocca: per quanto affascinata da Johannes, è perplessa dal suo enigmatico corteggiatore. Perché l’uomo si trova a Costantinopoli in un così delicato momento storico? Chi è? Quali sono i suoi progetti? Qualunque siano le ragioni che hanno portato Angelos a Bisanzio, tra i due scoppia un amore tempestoso come la battaglia che imperversa sui bastioni e impossibile come il futuro dell’ultima Roma. Non meno appassionante del destino della città.

Sono fuggito dal Sultano, e ho lasciato una posizione che molti mi invidiavano, unicamente per venire a combattere per Costantinopoli. Non per te, né per il tuo Imperatore, ma per questa città che è stata il cuore del mondo. Di quel grande impero è rimasto soltanto il cuore. Che batte i suoi ultimi, malinconici palpiti.

Johannes era un uomo della corte di Maometto II? Dunque, chi è? Una spia? Un pazzo? Un millantatore? Perché ha scelto di combattere contro l’uomo che lo aveva reso ricco per difendere una città non sua?

Questa tua città è come un vecchio scrigno che ha perso le pietre preziose che l’ornavano e ha gli spigoli ammaccati. Ma al suo interno custodisce ancora la bellezza di un tempo.

Arruolato dal genovese Giustiniani, Angelos si divide tra la difesa armata della città e la sua amante. I turchi avanzano in modo inesorabile. I loro potenti cannoni sono puntati contro le mura teodosiane e le cannoneggiano senza sosta. Gli assedianti scavano nel sottosuolo e aprono gallerie per cercare di entrare in città. Il contrattacco è pesante, la battaglia è logorante e sembra non finire mai. Angelos conosce già il destino di Bisanzio: tenere testa ai turchi sarà impossibile. Alla fine, il Sultano entrerà trionfante a Costantinopoli, distruggerà i simboli cristiani e ucciderà tutti coloro che non saranno d’accordo con lui. Eppure non abbandonare la speranza è fondamentale. Neppure quando tutto è perduto.

La sera ho pregato nel monastero di Chora. Mi sono inginocchiato davanti alla santa icona accanto ai miei fratelli greci. Estasiato, respirato il fumo dell’incenso (…) Per la mia fede, per il mio sangue, per Cristo, sono pronto a morire (…) Per tutta la vita ho detestato il fanatismo e l’intolleranza, ho fuggito quei sentimenti. Oggi quel fervore arde nel mio cuore come una fiamma viva.

La previsione di Angelos si avvera il 29 maggio 1453: i turchi entrano in città vittoriosi. La conquista è straziante e crudele. Nulla e nessuno è esente dalla violenza. Johannes attraversa la città e assiste a scene terribili. Quasi irripetibili.

Eppure talune pagine sono così avvincenti da risultare ‘magnetiche’. Sembra davvero di vivere accanto al protagonista nel corso dei mesi dell’assedio e di innamorarsi, insieme a lui, di Anna. Amore e morte sono quindi i veri protagonisti della vicenda? Sicuramente ma ad accomunare il destino delle due vicende è soprattutto il desiderio di conquista. Maometto II tenta di sfondare le mura mentre l’Imperatore Costantino prega affinché ciò non avvenga; Angelos, con la sua notevole capacità dialettica, riesce a conquistare il cuore della donna che diventerà sua moglie.

Tornerò, amore mio (…) tornerò ancora una volta alle catene dello spazio e del tempo per trovarti. Uomini, nomi e popoli cambieranno, ma dalle rovine delle mura i tuoi occhi, come bruni fiori vellutati, torneranno a guardarmi. E tu, qualunque nazione o tempo apparterrai, tocca con la tua mano la polvere, quando tornerai, tocca attraverso il tempo le mie guance nella polvere fino a quando non ci ritroveremo.

Waltari mi stupisce sempre: la sua capacità di ricostruire luoghi, oggetti e vita quotidiana di un tempo lontano è straordinaria. Sfogliando le pagine de Gli amanti di Bisanzio, sembra davvero di sentire l’odore dell’incenso all’interno di Santa Sofia e il rombo terrificante dei cannoni contro le mura. Si percepiscono il dolore e lo smarrimento di un popolo che vede sgretolarsi il proprio mondo e terminare un’epoca…

E la trama? Se è vero che i lettori conoscono la fine della storia sin dall’inizio – tutti sappiamo della vittoria di Maometto II il Conquistatore – quello che il lettore non immagina è, al termine della vicenda, l’ultimo colpo di scena. Ma per sapere quale sia, dovete leggere questo meraviglioso libro… Angelos e Anna vi aspettano.

Mika Waltari, Gli amanti di Bisanzio, Iperborea, Milano 2014

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Francesca

Viaggiatrice provetta e curiosa, laureata in filosofia è innamorata di Parigi e della Francia. Appassionata di lettura, arte, teatro e molto altro…

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