Mi sono innamorata di Edna O’Brien e delle sue Ragazze di campagna diversi anni fa. La sua penna affilata e delicata mi aveva conquistata, così come la sua capacità di tratteggiare la psicologia dei suoi personaggi. Con Uno splendido isolamento, però, la O’Brien non si limita a raccontare le vicende umane dei suoi protagonisti ma ci restituisce l’anima stessa di un paese. Volete capire le contraddizioni dell’Irlanda? Leggete questo libro.
La storia è dovunque. S’infiltra nel terreno, penetra nel sottosuolo. Come la pioggia, o la grandine, o la neve, o il sangue. Una casa ricorda. Una rimessa ricorda. Un popolo riflette. La storia cambia a seconda di chi la racconta.

Irlanda. McGreevy è rannicchiato in un albero cavo, o meglio, in quello che ne resta dopo il passaggio di un fulmine. Maledice tutto e tutti: le autorità, i suoi ex compagni di prigionia, la vita stessa. Un elicottero sta ancora sorvolando la zona e le luci nei dintorni lo avvisano che la caccia all’uomo non è ancora terminata. Lo stanno cercando incessantemente da quando è saltato giù dal furgone. Cercano lui e tutti gli altri dell’Esercito Repubblicano, per stanarli e zittirli uno per uno. Li definiscono terroristi…
A poca distanza da quel precario nascondiglio, in una grande e isolata casa di campagna, l’anziana Josie supplica l’infermiera di restare un altro po’. Vuole scongiurare, per qualche ora, la sua solitudine. La sua richiesta cade nel vuoto, la donna rimane sola in uno stanzino pieno di oggetti ammassati disordinatamente, che è un po’ camera da letto e un po’ cucina, così da avere sottomano tutto quello che le può servire.
Josie è anziana, la sua salute è ormai instabile. Suo marito James non c’è più da anni. La sua morte non è stata una grande tragedia per lei: lui ha sempre preferito il whisky al fatto di renderla felice. Il destino non ha regalato a Josie i figli che avrebbe desiderato ma le ha lasciato molti rimpianti e ripensamenti. Un rumore, nella sua notte solitaria. Come di una porta che si chiude. Josie si sveglia e poco dopo si ritrova faccia a faccia con quel criminale di cui ha letto sui giornali.
Ancora una volta, un uomo violento e dall’aspetto truce entra fra quelle quattro mura. Lui, però, non sembra avere cattive intenzioni. Le domanda se vive sola, quante visite riceve e quando e da chi, se le arriva una qualche pensione. Le dice che tutto deve proseguire come fosse normale, in quella casa. Che tutto ciò che lui vuole è un posto dove stare… Josie non si oppone. Per paura? Forse all’inizio ma, in realtà, non solo.
Quello che nasce tra i due è un rapporto insolito ma di inconsueta forza. Lei, donna anziana e sola, prigioniera di ricordi infelici legati al suo matrimonio e lui, giovane uomo che ha scelto di combattere per la patria, prigioniero a sua volta delle milizie nemiche e dei traditori che ha avuto accanto.
Loro e le loro storie, le sofferenze private e quelle di un Paese intero sono tutte contenute in quell’unica casa vicina al lago. Josie e McGreevy parlano, discutono e si raccontano. Fra i muri protettivi e allo stesso tempo opprimenti della casa, il loro legame si rafforza. Lei lo tratta come il figlio che non ha mai avuto e lui scioglie con lei i nodi della sua tragedia, della sua bestialità (nell’IRA lo hanno soprannominato “la Bestia”).
Edna O’ Brien, ancora una volta, riesce a mostrare un’Irlanda inedita e un personaggio femminile di straordinaria complessità. Lo splendido isolamento dei due protagonisti avviene mentre fuori dalle quattro pareti che li proteggono c’è la guerra. Quella guerra civile di cui cantano gli U2 e che Edna O’ Brien restituisce attraverso McGreevy, che passo a passo conquista la fiducia di Josie e le insegna perché fa quello che fa, perché ha scelto la lotta rispetto a qualsiasi altra forma di vita. Le racconta persino dei crimini che ha commesso e di quelli che ha subito, fino a conquistare anche la fiducia del lettore.
Battaglie e poi ancora battaglie, sangue sparso, mattinate tranquille, il lento muoversi degli animali e dei loro piccoli. Vorrei soltanto che tutte le battaglie fossero passate, finite. Per questo prego, quando prego. A volte l’erba è come una persona che respira, un respiro sommesso, che dà un senso di calma. Di sera la luce è di un nero azzurro, una luce sacra, come un manto steso sui campi. Sembra che l’essenza di questo paese sia l’azzurro, ma l’erba è verde, di tanti verdi diversi, verde umido, verde raso, verde giallastro e così via.
Perché dovreste leggere Uno splendido isolamento? Perché è un ottimo modo per conoscere più da vicino la storia dell’Irlanda e coglierne quell’atmosfera aspra e selvatica così lontana dall’immaginario da cartolina che talvolta ne abbiamo.
Edna O’Brien, Uno splendido isolamento, Feltrinelli, Milano 1997