Dantès si alzò, guardò nella direzione in cui il battello sembrava dirigersi, e a cento tese davanti a sé vide innalzarsi la roccia nera e scoscesa sulla quale si erge, come una superfetazione di silice, il tetro castello d’If. Quella forma strana, quella prigione intorno alla quale regna un terrore così profondo, quella fortezza che da più di trecento anni lega il nome di Marsiglia alle sue lugubri tradizioni, apparendo a un tratto a Dantès, che non vi pensava affatto, gli fece l’effetto che fa al condannato a morte la vista del patibolo. «Ah! mio Dio! – esclamò, – il castello d’If!»

Una prigione tra storia e letteratura
Quando penso a Marsiglia, inevitabilmente nella mia mente si formano delle immagini: i miei adorati santons, la Citè Radieuse di Le Corbusier e lo Chateau d’If! Vi sembra strano? Non lo sarebbe se, come me, foste ‘fanatici’ lettori de I tre moschettieri e de Il conte di Montecristo…
Andiamo a scoprire, allora, la terribile prigione resa famosa da Alexandre Dumas! Per farlo, dobbiamo imbarcarci su uno dei traghetti che quotidianamente (salvo in caso di condizioni meteo avverse) collegano la città alle isole dell’arcipelago del Frioul.
Le isole del Frioul (Pomègue, Ratonneau, If e Tiboulen du Frioul) fanno parte del Parco Nazionale delle Calanques. Le prime due sono le isole più grandi e sono collegate tra loro dalla diga di Berry che permette di spostarsi da una all’altra a piedi. Tiboulen du Frioul, invece, è semplicemente un piccolo isolotto che ospita un faro di segnalazione e non è visitabile.
If, la nostra meta, è la piccola isola che ospita la famosa fortezza: qui non ci sono spiagge e tra gli scogli svetta solo il castello. L’isola è interamente fortificata, con ripide scogliere che si innalzano dal mare, enormi muri e piattaforme che un tempo ospitavano i cannoni… Impossibile non capire lo sgomento di Dantès alla vista della sua terribile prigione!

La costruzione del castello d’If iniziò a metà aprile del 1527, per terminare un paio di anni più tardi. A volerne la costruzione fu il re Francesco I. Fu originariamente progettato per difendere Marsiglia da potenziali attacchi navali. Il re, infatti, necessitava di una fortezza che potesse allo stesso tempo proteggere la costa dalle invasioni nemiche, fornire appoggio alla nuova flotta reale di galee e sorvegliare la città portuale, annessa alla Francia solo nel 1480. Il punto di forza della fortezza era proprio la sua collocazione al centro del golfo sulle principali rotte di navigazione del tempo. È facile immaginare il castello come parte di un progetto più ampio per controllare le preziose coste provenzali.

Con il venire meno delle necessità difensive, negli anni la fortezza assunse la funzione di prigione, diventando tristemente nota per le terribili condizioni di vita dei prigionieri. I primi detenuti entrarono nel castello nel novembre del 1540 (due pescatori marsigliesi), gli ultimi invece furono alcuni prigionieri tedeschi, catturati durante la Prima guerra mondiale.
Prigionieri reali e immaginari
Ma quali sono stati i prigionieri più famosi del castello di If? Ugonotti, protestanti, rivoluzionari e politici furono i principali reclusi di questa fortezza in mezzo al mare.
Jean-Baptiste Chataud, ad esempio, comandante della nave Grand-Saint-Antoine, venne rinchiuso ad If per tre anni perché ritenuto responsabile di aver portato la peste a Marsiglia nel 1720.
Honoré Gabriel Riqueti de Mirabeau, scrittore, diplomatico e rivoluzionario francese, invece, fu fatto rinchiudere nella fortezza dal padre per cercare di calmare il suo animo troppo ‘acceso’. Il genitore, forse per mitigare la durezza della punizione, gli fece assegnare una cella vista mare con la compagnia di signorine e cene a base di ostriche e champagne…
Louise Auguste Blanqui, rivoluzionario socialista, fu incarcerato a causa delle sue idee sovversive.

Dopo la morte durante la campagna d’Egitto del generale Jean-Baptiste Kléber, Napoleone, temendo che la sua tomba diventasse un luogo sacro del repubblicanesimo, ne dispose la sepoltura nel castello. Il corpo rimase nascosto qui per ben diciotto anni fino a quando Luigi XVIII fece portare la salma a Strasburgo, città natale del generale.
Ma, inutile negarlo, If è diventata famosa soprattutto grazie alla letteratura: qui sarebbe stato imprigionato il famoso Maschera di Ferro. Diventato celebre grazie a Il visconte di Bragelonne di Dumas. Personaggio realmente esistito? Potrebbe essere, anche se della sua identità non abbiamo alcuna certezza…

Ovviamente poi ci sono il celeberrimo conte di Montecristo ma anche il suo compagno di detenzione, l’abate Faria. Forse non lo sapete ma quest’ultimo è ispirato alla figura di José Custodio Faria, ecclesiastico e scienziato portoghese, qui realmente rinchiuso! Peccato che il tesoro di Montecristo sia stata solo un’invenzione e che non ci sia alcuna prova che qualcuno sia mai riuscito a fuggire (tanto meno a nuoto) da If…
Consigli per la visita
Amara delusione: neppure le segrete del romanzo sono reali! Per quanto esista (appositamente ricostruita) la cella di Edmond, la prigione era strutturata in modo differente da come Dumas la descrive. Le celle e i locali di servizio si sviluppano infatti su due piani principali: al piano terra c’erano le celle collettive. Qui i prigionieri erano detenuti in condizioni inumane: nessuna finestra o latrina, tutti ammassati in pochi metri quadrati di spazio. La speranza di vita dei reclusi era di appena 9 mesi. Le celle del primo piano, di cui si poteva disporre dietro versamento di una quota mensile (una sorta di affitto), invece, oltre a essere ben più spaziose, avevano le finestre e un camino ed erano, ovviamente, riservate ai detenuti più abbienti.
Un consiglio, mentre visitate il castello: prestate attenzione ai tanti graffiti che ‘decorano’ i muri. Incisi dai prigionieri che qui soggiornavano, sono il segno tangibile del loro dolore e delle loro sofferenze. Ci sono nomi, date ma anche disegni che raccontano speranze e sogni di libertà.
Soffermatevi anche, già al vostro arrivo nel cortile del castello, a osservare ciò che vi circonda: le spesse mura, la sensazione estraniante di lontananza dal mondo…

Non è difficile rendersi conto di che cosa potesse significare giungere sull’isola per un prigioniero. La percezione dell’isolamento della fortezza, circondata solo da rocce e mare, è immediato e potente. Il senso di desolazione e sconforto doveva essere terribile.
In compenso, la vista dalla terrazza è spettacolare: da qui si gode di un panorama a 360°. Considerate che questi tetti furono utilizzati anche durante la Seconda guerra mondiale come punto di osservazione e telemetria.

Dimenticavo: vi state chiedendo quando il castello abbia smesso di essere un luogo di detenzione? L’isola fu smilitarizzata e progressivamente aperta al pubblico nel 1890, quando divenne troppo costoso ospitarvi prigionieri stabilmente. Dopo la Prima guerra mondiale, divenne definitivamente un museo e un faro.
Qualche informazione pratica
Per raggiungere lo Château d’If da Marsiglia, come già vi dicevo, è necessario recarsi al Vieux-Port presso l’1 Quai de la Fraternité. Il servizio è operato da Lebateau-Metropole. Le imbarcazioni partono circa ogni 45 minuti.
• Il biglietto della barca costa circa 11,00 Euro (solo If) o 17,00 Euro per il combinato If + Isole Frioul.
• L’ingresso al Castello d’If costa 7,00 Euro (gratis per i minori di 18 anni e i cittadini UE sotto i 26 anni).
• Con il Marsiglia City Pass, disponibile per periodi di 24, 48 o 72 ore, è inclusa anche la barca per Château d’If, oltre a tutti i trasporti pubblici, l’ingresso al museo e il treno turistico.
È decisamente consigliabile acquistare il biglietto in anticipo, le code sotto al sole possono essere davvero lunghe e faticose. Le imbarcazioni partono ogni giorno, ma gli orari variano (ovviamente) a seconda della stagione e delle condizioni meteo. Generalmente, comunque, la prima corsa viene effettuata intorno alle 6.30 del mattino e l’ultima tra le 22.30 e le 23.30.
Credo di avervi detto proprio tutto, dunque, buona visita! Buona visita! E buona (ri)lettura de Il conte di Montecristo…
