Oggi dove ce ne andiamo? Il vostro lettor-orso PP ha pensato di portarvi in Svizzera a conoscere un personaggio piuttosto particolare: Johann Friedrich von Allmen.

Johann Friedrich von Allmen è un uomo di poco più di 40 anni con un grande problema: come mantenere il proprio (alto) tenore di vita? Lavorando? Ovviamente no… ma neppure indebitandosi! Sarebbero entrambe opzioni disonorevoli. Allmen ha sperperato la cospicua eredità paterna, ipotecato la lussuosa villa di famiglia, riducendosi a dimorare nella dependance. E tiene tuttavia a servizio il giardiniere tuttofare, un clandestino di nome Carlos. Passa le sue giornate oziosamente tra il suo giardino d’inverno e lussuosi ristoranti dove continua a lasciare ai camerieri generose mance al di sopra delle sue possibilità (salvare le apparenze è fondamentale).
Nemmeno rinuncia a coltivare le sue passioni, come l’arte e la letteratura. Allmen, infatti, è un uomo colto, di studi raffinati, abituato a viaggiare e a stare in società. Ha studiato nelle migliori scuole, parla numerose lingue. Ha molti talenti ma nessuno veramente utile. L’unica cosa che davvero non sa fare è lavorare, cosa che gli permetterebbe di alleggerire i suoi guai finanziari ma che lui nemmeno prende in considerazione.
Dovendosi, in ogni caso, procurare del denaro, inizia a commettere piccoli furti di opere d’arte, con il sostegno del silenzioso e acuto Carlos e con il generoso appoggio di un ricettatore che non gli pone troppe domande. I furti vengono effettuati in varie località così da non poter essere ricollegati a lui. Un giorno, alla prima dell’Opera, conosce la seducente Joelle, ricca ereditiera americana, ne viene sedotto e finisce nel suo letto. Quella che poteva essere un’avventura come tante si trasforma ben presto in un’opportunità. Durante la notte, mentre lei dorme, Allmen si sveglia, prende a girovagare per la bella casa di Joelle. E si imbatte all’improvviso in cinque pregiatissimi pezzi d’arte: delle coppe di Emile Gallè.
Allmen, da raffinato conoscitore d’arte qual è, intuisce subito il valore di quello che ha di fronte. Esita solo qualche secondo prima di decidere di sottrarne una. Piazzare l’oggetto si rivela più complesso del previsto ma, alla fine, Allmen riesce nel suo intento e dà così un po’ di respiro alle sue boccheggianti finanze. Difficile resistere alla tentazione di rubare le altre coppe (cinque in tutto). Joelle, per di più, pare essersi presa una discreta cotta per lui… che, dal canto suo, pianifica con cura i furti successivi, senza immaginare il pericoloso ginepraio in cui sta per infilarsi. Immaginatevi la sorpresa del nostro protagonista nel ritrovare la prima coppa rubata di nuovo al suo posto! Come se non bastasse, una seconda (sgradevole) sorpresa lo attende: trova l’antiquario-ricettatore ammazzato nel suo negozio.
Districarsi da questa complessa situazione, non sarà semplice. Allmen ci riuscirà solo grazie alla sua faccia tosta, a una buona dose di coraggio, e soprattutto alle preziose sugerencias, nada mas, di Carlos…
Martin Suter è tra gli autori di lingua tedesca più amati in terra elvetica e uno degli scrittori svizzeri viventi più letti nel mondo. Con Allmen e le libellule, inaugura un nuovo ciclo giallo piuttosto atipico. Paragonato spesso a Dürrenmatt per l’analisi e la critica della società – critica indiretta, perché lo scrittore deve raccontare, non giudicare –, Suter tende alla sintesi, all’ironia e al gusto per il paradosso. Con risultati godibilissimi. La sua scrittura è come il suo protagonista: elegante, leggera e colta allo stesso tempo, ricca di humour, snocciolata in capitoli brevi nella migliore tradizione delle storie di suspence.
P.S. Il racconto prende spunto da un fatto reale: le cinque coppe con le libellule di Emile Gallé sono state effettivamente rubate nel 2004. Poco importa, la trama gialla è sostanzialmente un pretesto per parlare di collezionisti d’arte, finanzieri, donne ricchissime e tristi… E di ciò che è davvero disonesto!
Martin Suter, Allmen e le libellule, Sellerio, Palermo 2010