Siete degli appassionati lettori e ‘maniaci’ di librerie e biblioteche? Allora venite con me alla BnF, la Biblioteca Nazionale di Francia…
Ognuno ha le sue ‘fissazioni’: io, ad esempio, non sono capace di resistere al fascino di librerie e biblioteche… Di conseguenza, oggi ho pensato di portarvi a visitare un luogo veramente straordinario: la Biblioteca Richelieu, sede storica della Bibliothèque Nationale de France (per gli amici, la BnF) e delle sue eccezionali collezioni.
Qui non sono conservati solo libri ma anche una vasta gamma di documenti storici, opere d’arte, monete, fotografie, carte geografiche e stampe, per un totale di circa 20 milioni di oggetti! Vi ho incuriositi? Perfetto, allora andiamo.
Un freddo pomeriggio d’inverno
Dopo aver fatto un pieno di bellezza alla fondazione Le Corbusier, io e Daniela torniamo in ‘centro’ città. Il site Richelieu, infatti, si trova nel cuore del 2° arrondissement, a pochi passi dalla Bourse de Commerce e dal Museo del Louvre. Dobbiamo sbrigarci, però, abbiamo prenotato una visita guidata della biblioteca! Il tour comincia nel cortile (nonostante il vento gelido), ma la nostra guida Elisabeth (entusiasta e decisamente prolissa) vuole raccontarci dei tanti cambiamenti che si sono succeduti nel tempo.

Come è nata la BnF?
La Bibliothèque nationale de France, come è facile immaginare, nasce dalla biblioteca reale, costituita al Louvre da Carlo V. Negli anni, il patrimonio viaggia (e in parte si disperde) tra Fontainebleau e Blois. Nel 1568, la collezione trova finalmente casa a Parigi.

Sotto il regno di Luigi XIV, nel 1692, la ormai ricchissima biblioteca viene aperta al pubblico. I traslochi non sono certo finiti, però! La collezione bibliotecaria si stabilisce in rue Richelieu solo nel 1721. Diventa Biblioteca Nazionale e poi Imperiale. La sua storia accompagna e testimonia i vari cambiamenti di regime susseguitisi in Francia dopo il 1789. Lo sviluppo dell’istituzione è profondamente marcato dai numerosi spostamenti delle collezioni; l’ultimo e più importante, negli anni ‘90 del ‘900, è stato accompagnato da un ampliamento delle superfici, dalla costruzione di nuovi e moderni siti.
La BnF, come ci tiene a farci notare Elisabeth, non è solo un polveroso luogo di memoria, ma è corpo vivente che, per sopravvivere, deve tenere conto delle evoluzioni della tecnica e dei bisogni della società. Per questo, nel tempo, sono stati acquisiti i documenti più disparati e sono state impiegate tecniche differenziate nella costituzione di cataloghi sempre più complessi. Pensate che qui, ogni anno, confluisce una copia di ogni testo pubblicato sul territorio francese! Un progetto ambizioso di costruzione di un sapere collettivo e aperto a tutti.
L’Hôtel Tubeuf, la parte più antica del quadrilatero
Mentre soffia un vento sempre più gelido (soprattutto per me che ho lasciato la giacca all’interno della biblioteca), la nostra entusiasta guida, ci racconta come l’Hôtel Tubeuf abbia conosciuto più vite.
Questo, infatti, è stato il palazzo del cardinale Mazzarino nel 1643 e sede della Compagnia delle Indie nel 1719. Ovviamente, nel tempo, ha subito numerosi rimaneggiamenti: la trasformazione in edificio pubblico comincia nel 1721, quando qui arriva la Biblioteca reale. Nel 1724, parte del palazzo diventa sede della Borsa e nel 1793 del Trésor public.
Ampliato e ripensato, nel tempo, è diventato un vero e proprio ‘quadrilatero’, tanto che i parigini lo chiamano “quadrilatère Richelieu”, una serie di edifici di epoche e stili diversi, su cui hanno lavorato prestigiosi architetti come Robert de Cotte, Henri Labrouste, Jean-Louis Pascal e Michel Roux-Spitz.

Dopo aver acquistato l’Hôtel Tubeuf, Mazzarino vi aggiunge via via altre parcelle che gli consentono di creare un vero e proprio palazzo nel centro di Parigi. Ha scelto questa posizione per stare il più vicino possibile al Palais Royal, dove risiedevano la reggente Anna d’Austria e un giovane re Luigi XIV.
Nel 1644, Mazzarino affida il primo cantiere di ampliamento all’architetto François Mansart, prozio del celebre Jules Hardouin, creatore della famosa Galerie des Glaces a Versailles. Il progetto prevede una nuova ala in mattoni e pietra dietro l’Hôtel Tubeuf, che attualmente affaccia sul giardino di rue Vivienne, dove si trova l’ingresso al pubblico. La nuova costruzione è composta da due gallerie sovrapposte, che devono ospitare la collezione di opere d’arte del cardinale, allora uno dei più grandi collezionisti d’Europa. La galleria bassa era destinata alla statuaria antica, mentre quella alta era riservata alle opere più preziose.
Dopo averci raccontato tutto questo (e molto altro), la nostra guida ci permette di rientrare. Per fortuna, stavo congelando!

Un millefeuille architecturale
Il sito Richelieu della BnF è una vera e propria millefeuille architecturale. All’interno, questo aspetto é decisamente evidente. L’antico si sposa perfettamente con il contemporaneo e con la stringente necessità di rendere questo luogo comodo e fruibile per i suoi utenti. Il vero e annoso problema di questa biblioteca (e di molte altre) è avere spazio per custodire adeguatamente le opere.
Tale esigenza è già evidente all’epoca del ‘trasloco’ del 1721, tanto che Jean-Étienne Boullée, architetto del re, propone un
progetto innovativo, precursore della biblioteca moderna. La Corona, però, decide di non investire nell’impresa e tergiversa. A crescere saranno solo le collezioni (che in poco più di vent’anni raddoppiano).
Dopo trent’anni di tentennamenti su un eventuale trasferimento della Biblioteca, nel 1857, una commissione presieduta da Prosper Mérimée (autore, tra le altre cose, del racconto da cui è stata tratta la Carmen), decide di intraprendere importanti lavori di ristrutturazione, affidati all’architetto Henri Labrouste.
Una Biblioteca moderna
La biblioteca cambia completamente volto: gli spazi di conservazione, di consultazione e di servizio per il personale devono essere totalmente separati da quelli destinati al pubblico. Labrouste, infatti, capisce che non è la biblioteca a doversi adattare al palazzo di Mazzarino, ma il palazzo a doversi adattare alla biblioteca. il sito Richelieu come lo conosciamo oggi prende forma. Nel 1874, l’architetto Jean-Louis Pascal prosegue l’ammodernamento. La conquista definitiva del quadrilatero si conclude nel 1882 con la costruzione di nuove strutture, tra cui la Salle Ovale. Problemi di spazio risolti? Ovviamente no…
La Salle Ovale
Veniamo alla sala che sicuramente avete visto in molte fotografie sui social. La Salle Ovale è davvero un capolavoro. Architettonico ma anche di utilizzo dello spazio pubblico. Si tratta, infatti, di una spettacolare sala lettura aperta a tutti, senza limite di età, che ospita ventimila volumi ad accesso libero, tra cui novemila fumetti. Poltrone, un ambiente ovattato…un vero paradiso del lettore. Di dimensioni imponenti – un ovale di circa 44 per 32 metri, alta 18, ha uno spettacolare soffitto vetrato che la inonda di luce naturale. Nella parte superiore, ci sono sedici oculi contornati da mosaici.

Sopra ciascuno, il nome di una città che ha avuto un’importanza speciale nello sviluppo della civiltà e nella storia delle biblioteche. In origine, anche il pavimento era di vetro, per permettere alla luce di penetrare fino nel magazzino sottostante. Peccato non sia stato possibile mantenerlo.
Le arcate che seguono il perimetro della sala sono sostenute da sedici paia di colonne scanalate in ghisa. Un luogo davvero magico ed imponente. E poi… tutti quei libri su cui poter mettere le mani! Un sogno…

La Salle Labrouste
Il mio vero e definitivo colpo di fulmine, però, è la Salle Labrouste. Vera e propria sala di consultazione e lavoro. Quindi non aperta liberamente ai visitatori. Noi abbiamo il privilegio di entrare, per un momento, anche qui. La struttura metallica che sostiene il soffitto ha un’aria vagamente orientale. È formata da nove cupole rivestite di mattonelle di maiolica, con un oculo al centro per far filtrare la luce naturale. A sorreggere il tutto, ci sono archi in ferro decorato e sedici colonne slanciate in ghisa che conferiscono leggerezza a tutta la sala. Mi impressiona il silenzio che regna tra queste pareti, un silenzio laborioso e sereno. L’istinto mi suggerirebbe di abbandonare il gruppo, trovarmi una postazione e mettermi al lavoro, ma ho solo il tempo di adocchiare i medaglioni che ritraggono uomini di lettere di tutto il mondo e i paesaggi verdeggianti che decorano il perimetro della sala.

Il museo
In realtà, nella visita sono comprese anche le sette sale del museo. Una selezione (spesso rinnovata) delle collezioni della Biblioteca, dall’Antichità ai giorni nostri. Circa novecento opere di valore eccezionale, come il trono di Dagoberto, manoscritti miniati, stampe di Rembrandt e Picasso, preziose prime edizioni de Les Pensées di Pascal e di Notre Dame de Paris di Hugo… Personalmente vorrei poter portare a casa quasi ogni oggetto. In particolare un bellissimo Chagall che starebbe benissimo nel mio soggiorno.
Informazioni utili, una (macabra) sfida e una piccola precisazione
Io e Daniela abbiamo visitato la BnF Richelieu a pochi mesi dalla riapertura, prima che diventasse uno degli incontournable della città. Oggi, molti turisti la inseriscono nei loro tour, pensando che la visita sia totalmente gratuita. In realtà, l’accesso libero è solo alla Salle Ovale. Il museo e le esposizioni temporanee sono a pagamento e le altre sale sono riservate a studenti e ricercatori. Se decidete di andarci, quindi, non arrabbiatevi se il vostro accesso sarà regolamentato o vi sarà chiesto di fare silenzio. Ricordatevi sempre che questo è, prima di tutto, uno straordinario luogo di lavoro.
Se, però, sentite il desiderio di far parte, almeno per una pausa caffè, di questo mondo ovattato, potete fermarvi al caffè della biblioteca, modernissimo e gestito da Rose Bakery. Sarà divertente sbirciare il titolo del libro in cui è immerso lo studente del tavolo accanto o, magari, origliare la conversazione tra due ricercatori…
Un’ultima cosa: prima di uscire a passeggiare nel giardino della biblioteca o di dirigervi verso la galerie Vivienne o il passage Colbert, cercate il cuore di Voltaire. Sì, avete capito bene, il cuore dell’autore di Candide si trova veramente tra queste mura…

Un’ultima cosa: prima di uscire a passeggiare nel giardino della BnF o di dirigervi verso la galerie Vivienne o il passage Colbert, cercate il cuore di Voltaire. Sì, avete capito bene, il cuore dell’autore di Candide si trova veramente tra queste mura…
P.S. Daniela, quando andiamo al site Mitterand?