Un fiume nel Montana, luoghi magnifici e deserti. Due fratelli, un padre severo e la passione per la pesca con la mosca… Magari avrete visto il film, ma vi assicuro che In mezzo scorre il fiume è, ancor prima, un libro da non perdere.
L’altra sera, mentre sistemavo la mia libreria, mi è capitato tra le mani questo romanzo breve letto molti anni fa. Mi sono messa a sfogliarlo e mi sono ‘persa’ nuovamente tra le sue pagine, ritrovando tutto il piacere della prima lettura.
Nella nostra famiglia non c’era una chiara linea di demarcazione tra religione e pesca a mosca. Abitavamo nel Montana occidentale, alla confluenza dei grandi fiumi delle trote, e nostro padre era un ministro della chiesa presbiteriana e un appassionato di pesca a mosca che fabbricava le proprie mosche di persona e insegnava agli altri a fare altrettanto. Cl raccontava degli apostoli di Cristo, che erano pescatori, e lasciava intendere, a mio fratello e a me, che i pescatori più bravi del mare di Galilea pescavano a mosca, e che Giovanni, il prediletto, pescava con la mosca secca.

Siamo nel Montana dell’inizio ’900, due fratelli vengono cresciuti da un padre, severo pastore presbiteriano, che li educa nel culto di Dio, del bene e della pesca con la mosca. I due ragazzi sono, tra loro, molto diversi: Norman è serio, studioso (e forse un po’ noioso), Paul è un simpatico scapestrato, appassionato di donne e di tavoli da gioco, Gli anni passano e le strade dei due, che pure sono legati da un affetto profondo e sincero, si dividono. Norman, il maggiore, lascia il Montana per studiare all’università nel Massachusetts, mentre Paul rimane a casa e diventa un giornalista locale.
Purtroppo, i vizi di Paul lo porteranno alla rovina e i suoi cari non potranno fare nulla per aiutarlo. La trama è essenziale, quasi ridotta all’osso, ma la potenza di questo testo non sta nelle vicende raccontate quanto nella meravigliosa descrizione dei luoghi selvaggi e incantevoli in cui i ragazzi crescono. Ogni battuta di pesca è un concentrato di bellezza e di riflessioni sulla vita.
Ad emergere potente sono anche le riflessioni sui rapporti interpersonali:
Sono proprio le persone con cui viviamo, che amiamo e che dovremmo conoscere meglio, a eluderci.
I due fratelli, nonostante il tempo passato insieme e il grande affetto che li lega, non sono capaci di parlarsi davvero. Viaggiano su due binari paralleli che purtroppo si allontanano progressivamente l’uno dall’altro. In modo quasi impercettibile all’inizio ma irrimediabilmente.
Le pagine sono velate di profonda nostalgia e di rimpianto, ma non di tristezza: l’autore ha imparato la pazienza e l’accettazione dalla Natura e dal fiume. Il fluire del tempo e della vita non sono altro che un riflesso di una lunga battuta di pesca…
P.S. Se ne avete occasione, recuperate anche il bellissimo film del 1992 con la regia di Robert Redford. Sono sicura che non vi deluderà.
Norman Maclean, In mezzo scorre il fiume, Adelphi, Milano 1998