Prima o poi vi porterò a fare un tour della mia amata Accademia di Brera ma oggi vi voglio segnalare un’installazione temporanea che non dovete assolutamente perdere. Andiamo a Palazzo Citterio a vedere I dormienti di Mimmo Paladino.
Prendi una domenica di giugno, due buoni amici e la curiosità di vedere un’opera di cui hai molto sentito parlare ma che non hai mai visto dal vero… Io, Giovanni e Laura stamani ci siamo regalati una bellissima scoperta: la Galleria Campari a Sesto San Giovanni.
Non paghi di bellezza, dopo un pranzo veloce, abbiamo deciso di andare a Palazzo Citterio. Non tanto per vedere la bellissima collezione permanente (di cui vi parlerò presto, lo prometto) ma per approfittare della ghiotta occasione di vedere l’ultimo allestimento site specific de I dormienti di Paladino.
Dopo aver conquistato il nostro biglietto (ancora grazie, Giovanni), ci dirigiamo verso la sala Stirling. Si tratta dell’ambiente ipogeo del palazzo. Qui, in una evocativa penombra, in una quinta brutalista e spoglia, riposano dal 16 maggio, trentadue sculture antropomorfe in terracotta, raffiguranti corpi adagiati in posizione fetale.

L’impatto visivo è immediato e potente: rimaniamo fermi in cima alle scale ad ammirare il quadro di insieme che si apre davanti a noi. Solo dopo qualche istante ci decidiamo a scendere e ad entrare in quel ‘palcoscenico’.
L’idea della scultura è l’idea che probabilmente avevano gli antichi, e per antichi intendo gli Etruschi: non fare cioè un oggetto che potesse sfidare delle leggi di proporzioni o che avesse più a che fare con l’arte, ma che avesse a che fare con il senso del magico e del religioso – il che è diverso dal dipingere, perché la pittura ti offre l’idea della finzione, mentre quella cosa ce l’hai davvero davanti, te la costruisci, te la materializzi.
Queste parole di Paladino non potrebbero raccontare meglio quello che ci troviamo davanti. L’impatto emotivo di queste sculture è incredibile. C’è, in ognuna di loro, qualcosa di ancestrale e modernissimo allo stesso tempo. I Dormienti risalgono alla fine degli anni Novanta: è del ’98 la prima presentazione al pubblico di questo corpus di opere scultoree, nate da una stessa matrice e ricombinate negli anni a seconda dello spazio in cui vengono via via accolte.

I Dormienti incarnano un ideale formale essenziale che spazia dalla scultura antica (la mia amata Ombra della sera, per esempio), passando per i calchi di gesso di Pompei, per arrivare ad omaggiare i disegni dello scultore britannico Henry Moore delle persone ricoverate durante la Seconda Guerra Mondiale.
I visitatori possono muoversi liberamente nella sala, entrando a far parte di un paesaggio meditativo che alterna silenzi a spazi sonori intensi. Per questo allestimento è stata recuperata una traccia sonora di Brian Eno a cui i Dormienti erano stati abbinati per la prima volta nel ’99. Vi confesso che, inizialmente, ero così affascinata da ciò che stavo osservando, da non aver percepito gli effetti sonori…che, però, sono effettivamente complemento perfetto.
Prendetevi del tempo, lasciatevi guidare dall’istinto e soffermatevi ad osservare: le figure sono magistralmente illuminate da occhi di bue e sarà ciascuna di loro a ‘chiamarvi’.

L’illuminazione dei corpi, prima di tutto, fa capire che si tratta di un’unica grande opera e non di sculture separate; poi, fa convivere i corpi direttamente con lo spazio, e specialmente con il liscio pavimento in cemento. Guardandola dall’alto, entrando, sembra quasi una costellazione capovolta.
Così dice Madaro, curatore dell’allestimento.
Questa capacità di astrazione dell’opera è uno dei suoi punti forti, e ne permette
la capacità di rivelare un’esperienza di riflessione sul presente, senza inciampare nella cronaca. È perché sono senza tempo che i Dormienti possono essere contemporanei.
Alcune figure sembrano davvero riposare, altre si nascondono nel tentativo di sfuggire alla luce o alla crudeltà del loro prossimo. Altre sembrano avere il viso bagnato di lacrime o di sangue. Quello che inesorabilmente le accomuna è un senso di dolorosa fragilità. Sono, nel loro insieme, un commovente inno alla condizione umana.
Personalmente, alcune delle sculture mi hanno prepotentemente ricordato le immagini dei migranti stremati su alcune spiagge della Sicilia o abbandonati negli angoli delle nostre città.
Comunque voi vogliate leggere queste figure, sono sicura che non vi lasceranno indifferenti.
Aperta fino al 26 luglio 2026 e realizzata dalla Grande Brera insieme all’Archivio Paladino, la mostra accosta ai Dormienti un nucleo di quindici disegni su carta, allestiti in un ambiente “nascosto” accanto alla Sala Stirling. Purtroppo noi, distratti dalla bellezza dell’installazione, non ci siamo resi conto che in quello che sarebbe un vano tecnico, è stato allestito una sorta di gabinetto dei disegni…
Voi, cercate di essere meno distratti di noi! Mi raccomando!