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Francesco Hayez Il bacio Brera
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Il bacio di Hayez. Quando un po’ di romanticismo non guasta

  • 14 Febbraio 2025
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Se esistesse un elenco delle persone meno romantiche d’Italia, probabilmente io sarei iscritta. Devo ammettere, però, che davanti a Il bacio di Hayez…

Oggi è san Valentino, come pensate di festeggiare? Cena? Cinema? Teatro? O che altro? Se siete a Milano, io avrei un suggerimento alternativo: andate a Milano alla Pinacoteca di Brera a vedere dal vivo uno dei quadri più romantici che ci siano! Quale? Il bacio di Hayez, ovviamente! Poi, nulla vieta di andare a cena, ça va sans dire…

Il bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del secolo XIV (1859)

Il bacio Brera
La prima versione de Il bacio, quella del 1859.

Scommetto che tutti voi avete visto questo dipinto almeno una volta, ma ne conoscete davvero la storia o lo considerate solo un romantico e appassionato bacio? Osservate il dipinto con me: in che epoca siamo, secondo voi? ‘800? Sembrerebbe di no… si tratta di un’ambientazione medievale. Certo, la passione amorosa non ha tempo, ma non è questo a influenzare la scelta di Hayez.
La verità è che questo dipinto è una perfetta summa dell’arte pittorica romantica e ne presenta tutti gli elementi: la travolgente carica emotiva, la raffinata scenografia ed il forte valore civile (la tela è ricca di pulsioni e rimandi risorgimentali, a simboleggiare l’amore per la patria e la lotta allo straniero). Non manca proprio nulla. Amore, guerra, passione e pericolo in agguato…

Tra passione romantica e Carboneria

Vi state chiedendo perché Francesco Hayez dipinse proprio un Bacio per raccontare l’amor di patria? Memore della lezione dei moti carbonari, dolorosamente repressi nel sangue, l’artista sa di dover mascherare gli ideali di cospirazione e lotta contro lo straniero sotto la rappresentazione di eventi del passato. Una buona intuizione, che gli permette di sfuggire efficacemente agli interventi di censura messi in atto dalle autorità.
Hayez dipinge Il bacio su commissione del conte Alfonso Maria Visconti di Saliceto che desidera avere un quadro del pittore, già tanto noto nella Milano dei circoli patriottici. Il dipinto, terminato nel 1859 e presentato a Brera il 9 settembre dello stesso anno, va ad ornare la lussuosa dimora di Visconti per più di venticinque anni. Solo nel 1886, il conte destina la tela alla Pinacoteca di Brera .

Una tela con più versioni

Hayez il bacio
La seconda versione, del 1861, è ora in una collezione privata.

La tela di Brera è indubbiamente la più famosa, ma il dipinto diventa così noto da spingere Hayez a realizzare tre versioni del quadro, La seconda versione, realizzata tra il 1859 e il 1860, donata da Hayez all’amica Giuseppina Negroni Prati Morosini, il 25 aprile 2016 è stata battuta all’asta da Christie’s a New York per 1.865.000 dollari! Nella terza versione, la fanciulla indossa un abito bianco ed è stato realizzata nel 1861 per la famiglia Mylius. Inviato all’Esposizione universale di Parigi del 1867, è stato venduto nel 2008. Peccato non averlo saputo… avrei volentieri sostituito il poster della mia adolescenza con questa versione!

Ma torniamo al bacio…

Torniamo al nostro dipinto e non distraiamoci troppo: la scena è ambientata in quello che sembra l’androne di un castello. Che dite? Poco importa? In effetti a catturare l’occhio anche del meno romantico fra noi è il bacio appassionato e sensuale tra i due giovani amanti, al centro della scena. Il mondo intorno a loro sembra essersi cristallizzato. Il loro bacio sospende il tempo, prima di una separazione forse definitiva. Il ragazzo sembra sapere di ‘non avere tempo’ da dedicare all’amata. Il bacio è sensuale ma per nulla tranquillo. L’uomo, infatti, poggia la gamba sinistra sul primo gradino della scalinata, lasciando emergere l’elsa di un pugnale dal mantello. Sembra nervoso, come se il bacio fosse mosso non solo dal semplice desiderio bensì da un’imminente partenza.

La guerra chiama? Il dovere? Non lo sappiamo ma nell’ombra c’è qualcuno che spia i due giovani! Una figura lo osserva da lontano: un uomo intento a spiare furtivamente la scena? Un soldato che aspetta il suo compagno per partire? Forse si tratta di una semplice domestica curiosa e un po’ inopportuna. Io concordo con Giuseppe Nifosì:

In questo abbraccio e in questo bacio, l’osservatore presagisce il dolore per una partenza imminente e inevitabile: dopo l’addio struggente, la fanciulla resterà sola, carica di nostalgia, a cullarsi nella sua attesa malinconica, affranta per il timore di non rivedere mai più il suo amato.

Tranquilli, voi potete naturalmente sognare un lieto fine più adatto alla giornata di oggi…

Hayez il Bacio
La terza versione, del 1867.

Adesso potete decidere come continuare i festeggiamenti ma, prima di andare, volevo farvi vedere un’ultima curiosità, anzi due. La prima riguarda la gamma cromatica del quadro che, cambiando da versione in versione, sintetizza i cambiamenti politici che hanno coinvolto l’Italia nell’Ottocento. Nella versione di Brera, l’azzurro della veste della donna ed il rosso brillante della calzamaglia del giovane alludono non troppo velatamente al tricolore francese: Hayez, infatti, intendeva rendere omaggio ai cugini d’Oltralpe, alleati con l’Italia in seguito alla stipula degli accordi di Plombières tra Napoleone III e Camillo Benso Conte di Cavour.

Nelle due versioni successive le connotazioni allegorico-patriottiche si fanno ancora più marcate: nella copia del 1861, anno della proclamazione del Regno d’Italia, la veste della fanciulla assume una neutra tonalità bianca, in segno di omaggio verso l’unificazione italiana attesa così ardentemente. Nella terza versione l’Italia compare invece nelle vesti dell’uomo, che qui indossa una calzamaglia rossa ma anche una giubba verde! Un panno bianco, steso sulle scale, completa la bandiera. Il bacio, ormai lo sapete, ha fatto veramente epoca e ha contribuito a diffondere idee e valori che vanno ben oltre la prima lettura di quest’opera. A conferma della sua importanza, vi racconto l’ultima curiosità di oggi.

Una fama che continua…

Già che ci siete, osservate anche i due quadri di Gerolamo Induno che sono appeso accanto al Bacio: ne La partenza del garibaldino, il triste commiato tra il volontario garibaldino (in partenza al seguito dei Mille) e la vecchia madre, è evidentemente una ripresa iconografica dell’opera di Hayez inserita, a pieno titolo, nel contesto storico risorgimentale. È però soprattutto in Triste presentimento che Induno cita direttamente Il Bacio. Anzi, lo appende al muro! In una stanza povera ed angusta, ci sono una riproduzione del Bacio sulla parete e, a destra della stampa, in una piccola nicchia, un piccolo busto dell’eroe dei due mondi. Ahimè, l’espressione della giovane protagonista di questa tela, non è quella di un’innamorata felice…

A voi, invece, auguro migliore fortuna e una splendida serata!

Pinacoteca di Brera Gerolamo Induno
Triste presentimento, di Gerolamo Induno, dipinto nel 1862.
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Tour leader e guida turistica per professione, sono viaggiatrice per passione. Dopo la laurea in Filosofia, sono partita alla scoperta del mondo. Dal 2017 vi narro curiosità e storie dai miei viaggi, vicini e lontani. D'ora in poi, come in una sonata a quattro mani, Francesca, viaggiatrice provetta e curiosa, racconterà con me. Qualche volta partiremo insieme, altre separatamente. Ma sempre con lo stesso entusiasmo e la stessa passione per il mondo.

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