Può il caffè essere simbolo della ricerca della propria identità? Con Il caffè delle donne Qamar ci dice di sì.

Il caffè è un punto fermo e imprescindibile della vita di Qamar: espresso e vigoroso come lo ha sempre bevuto la madre, con un goccio di latte come lo ama il suo compagno oppure arabo, arricchito con il cardamomo come ha imparato a berlo in Giordania.
Qamar è una ragazza, figlia di due mondi: nata e vissuta a Milano, ha sempre trascorso le sue estati in Giordania dalla nonna paterna. Due mondi inconciliabili? In realtà, no. Almeno non per lei.
Il caffè delle donne inizia con il racconto della vita milanese della ragazza che sta affrontando un periodo difficile ed introspettivo. Ripensa, con nostalgia, alle estati felici e spensierate di quando, da bambina, ad Amman chiudeva in valigia i begli abiti milanesi e iniziava a correre nelle strade sabbiose con vestiti logori e piedi scalzi godendo di una libertà e un avvicinamento alla natura che la vita cittadina non permetteva.
La vita in Giordania cambia però quando la ragazza compie quattordici anni. È tempo di entrare a far parte del mondo delle donne: quell’estate, durante le lunghe ore in cui la Grande Casa dei suoi nonni è popolata solo da donne, Qamar viene introdotta all’antico e affascinante rituale del caffè. Nonna, zie, sorelle e amiche, riunite nel salotto, si scambiano confidenze e indagano il loro destino. Una di loro, a turno, viene scelta per l’interpretazione dei fondi del caffè da parte di Khalto Sherin, maga della lettura dei segreti del cuore e del futuro.
La lettura del proprio destino è composta da due parti: la prima in cui si leggono i disegni che le ultime gocce lasciano sulla tazzina e la seconda in cui imprimendo il pollice sul fondo della tazzina si scoprono i segreti del cuore. A questa seconda parte la nostra Qamar non è pronta e fugge prima di lasciare la propria impronta. La stessa estate però il suo cuore scopre l’ebrezza del primo amore e la ragazza proprio in Giordania riceve il primo bacio.
Il ritorno a Milano riporta tutto alla ‘normalità’. La vita della nostra protagonista sembra essere destinata ad altre direzioni… Passano ben quindici anni prima che la giovane donna torni davvero a pensare ad Amman. Perdere un figlio in gravidanza la obbliga ad interrogare se stessa e i suoi desideri più profondi. A quale mondo appartiene veramente? Qual è il suo caffè? Quello della moka, quello con il cardamomo o l’americano?
Espresso non è il mio genere, ha ragione mia madre. È troppo penetrante, quasi invadente. Ti sciocca e se ne va. Come al bancone del bar. Invece io ho bisogno di sedermi, di lasciar scorrere i pensieri e fissare il mio equilibrio. La sorte ti tocca comunque, tanto vale affrontarla a colazione.
La ricerca di Qamar la porterà, infine, a trovare le risposte che stava cercando ma soprattutto a comprendere che spesso puntiamo ad una perfezione impossibile, smarrendoci e smarrendo le nostre piccole gioie quotidiane. A partire dal gusto del nostro caffè.
Probabilmente la forza di questo testo è proprio racchiusa nella sua semplicità, in un modo di raccontare dubbi e angosce comuni eppure sempre diversi. Come gli aromi del caffè.
Widad Tamini, Il caffè delle donne, Mondadori, Milano 2012