Se siete alla ricerca di un modo insolito per visitare Roma, da oggi vorrei provare a darvi qualche consiglio. Iniziando da una delle mie passioni: le illusioni ottiche. Per esempio, avete mai guardato la cupola di San Pietro da una terrazza che inganna i vostri occhi?
Roma non delude. Mai. Si può dire che sia caotica, in alcuni punti trasandata, non sempre facile da gestire. Ma, nella mia memoria, non esiste viaggio nella città eterna che non mi abbia affascinato al punto di fare almeno 20 chilometri a piedi (al giorno). E che non mi abbia fatto pensare: devo tornare! Così, forte della mia recente incursione, ho pensato che, periodicamente, potrei raccontarvi quello che, secondo me, varrebbe la pena di non trascurare. Ovvio, lo farò a modo mio, cioè lasciandomi guidare dalla curiosità e dalle mie passioni. Non degli itinerari, quindi, ma dei fil-rouge tematici per guardare alla città con occhi diversi. Il primo capitolo è intitolato è dedicato alle cupole e vi porta alla scoperta di quel che si crede di vedere (e che, invece, non è). Siete pronti?

Il Giardino degli Aranci, dove il Cupolone ci tira uno scherzo
E’ probabile che molti di voi abbiano sentito parlare (o magari sperimentato di persona) della particolare prospettiva sulla cupola di San Pietro che si gode guardando attraverso il buco della serratura del portone della sede dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Meravigliosa. E piuttosto inflazionata. Al punto tale che di solito, in alta stagione, bisogna fare la fila. Se avete poco tempo (o se perderne non fa per voi) posso suggerirvi un’alternativa altrettanto curiosa.
Salendo dal Circo Massimo, prima di arrivare alla piazza dei Cavalieri di Malta, sulla destra v’è un bel giardino. Si tratta del Giardino degli Aranci, piccolo ma molto suggestivo. Al di là dei bellissimi alberi di agrumi, offre un affaccio notevole sull’Urbe. Sedersi all’ombra e contemplare il paesaggio è già un regalo. Ma c’è un dettaglio che rende unica la vista. E il dettaglio è una delle illusioni romane che preferisco.
Entrando nel parco è abbastanza naturale dirigersi verso il viale centrale, che conduce al terrazzo panoramico. Arrivate a circa metà del percorso: di fronte a voi si staglia il Cupolone, come affettuosamente viene chiamato dai romani. Bello, maestoso, imponente. E più avanzate e più le sue dimensioni sembrano aumentare. Il che è normale, considerato che vi state avvicinando. Siete arrivati alla balconata e… sorpresa! La cupola si è rimpicciolita! La si vede ancora distintamente, certo. Ma non risalta più come dal centro del viale. Perché?
Semplicemente perché dal centro del giardino la balaustra, come una quinta scenica, nasconde tutto quel che c’è fra l’osservatore e la cupola, che salta subito agli occhi. Una volta giunti sul terrazzo, la prospettiva è molto più ampia e non solo si allarga, ma soprattutto vede quel che c’è fra il colle Aventino (dov’è il giardino) e il Vaticano. E, smettendo di essere la protagonista assoluta, la cupola sembra più piccola. Fotografare quest’illusione è quasi impossibile. E, tutto sommato, è un bene: molto meglio fotografare con la mente e con il cuore.
Via Piccolomini, dove il Cupolone continua a giocare
Potete sperimentare un effetto simile (e più imponente) a quello del Giardino degli Aranci anche percorrendo via Piccolomini, a due passi dal parco di villa Doria Pamphili. Qui il “cannocchiale” è creato dagli edifici posti lungo la strada, che precludono la possibilità di guardarsi intorno e che fanno convergere l’attenzione sulla cupola. Che appare, in effetti, molto grande. Giunti alla fine della via, l’assenza di costruzioni fa sì che lo sguardo si riassetti e si allarghi, facendo perdere al Cupolone la monumentalità (o quantomeno: la percezione di grandezza) che si apprezzava fino a pochi secondi prima. Non ci andrei apposta, ma se capitaste da quelle parti un giro lo farei. Soprattutto al tramonto.
La cupola (che non esiste): la chiesa di Sant’Ignazio
Già qualche tempo fa vi ho dichiarato il mio amore per Andrea Pozzo, gesuita vissuto nel Seicento, abilissimo nel creare trompe-l’oeil. Forse un giorno avrò il coraggio di scriverne più diffusamente, per ora “accontentatevi” di questa perla. Fino a una decina di anni or sono le sue opere erano sconosciute ai più; poi, complici i social media, la volta della chiesa di Sant’Ignazio è diventata famosissima. Al punto che, in alta stagione, si deve fare la coda sin dalla piazza (fra le più scenografiche di Roma) per ammirarla. Voi saltate la coda. Fidatevi: si può. Di solito l’accesso ordinario alla chiesa è garantito attraverso la porta di sinistra della facciata, in ogni caso cercate i cartelli che vi indicano l’ingresso. Perché dovreste evitare la fila? Semplice: perché l’attesa è solo per arrivare fino a uno specchio che consente di farsi un selfie con la volta sullo sfondo.

I più attenti di voi, però, avranno notato che il titolo del paragrafo parla di una cupola e non di una volta. Eh sì, perché la vera magia illusionista di Sant’Ignazio è la cupola che sovrasta l’altare, che in realtà non esiste. Che cosa voglio dire? Entrate in chiesa e mettetevi vicino alla porta centrale. Da lì potete osservare gran parte dell’edificio: la navata, le navate laterali, il presbiterio… Ecco, quando scorgete l’altare, alzate lo sguardo: vedrete una cupola, che vi sembrerà poco illuminata. Guardatela bene. Poi tornate a guardare in basso e avanzate fin sotto la cupola. E lì capirete: si tratta un soffitto piano, di legno, semplicemente dipinto.
Andrea Pozzo aveva voglia di scherzare? No. Pare fosse di buon carattere, ma estremamente rigoroso nel suo lavoro. Il motivo di questa falsa prospettiva è invece da ricercare nell’impegno che i vicini di casa della erigenda chiesa misero per bloccare la costruzione della cupola. Qual era il problema? Semplice: troppa ombra. I vicini di casa erano (e sono tuttora) i frati Domenicani, la cui chiesa, Santa Maria sopra Minerva, è un altro capolavoro da non mancare. Capolavoro gotico all’interno, ma poco slanciata all’esterno (e totalmente sprovvista di cupola) Ecco, vista la mole della nascente chiesa dei Gesuiti, i Domenicani cominciarono a temere che il suo coronamento sarebbe stato altrettanto massiccio. Lasciando in ombra, metaforicamente e praticamente, la loro chiesa e il loro convento. E di qui l’idea: piuttosto che trascinare la controversia all’infinito, Pozzo creò una delle più belle delle illusioni romane.
Per oggi mi fermo qui, ma presto tornerò a raccontarvi della Roma che amo!
La cupola (che non esiste): la chiesa di Sant’Ignazio