A Budapest in un’afosa giornata di inizio agosto, ho deciso di andare a visitare l’Isola Margherita. Ero alla ricerca di un po’ di frescura e ho trovato un giardino magnifico.
Qualche anno fa, ho fatto una bellissima vacanza a Budapest in compagnia di mio papà. Ci siamo divertiti molto, abbiamo visitato il giusto, abbiamo fatto diverse esperienze culinarie. Per lui era la prima volta, per me ovviamente no. Ciononostante, ho scoperto luoghi che ancora non ero riuscita a vedere. Fra gli altri, la Sinagoga Vecchia, di cui vi avevo parlato molto tempo fa, e l’isola Margherita, della quale vi parlo oggi. Ciò che amo delle mie vacanze è quello di non avere programmi: vado dove mi porta il caso o, è il caso di dirlo, il caldo…

Sì perchè Budapest, da buona città continentale, sa essere tanto fredda (chiedete a Francesca) quanto afosa. E, in una giornata in cui il solleone non dava tregua, guardando la cartina della città, ho adocchiato una zona che faceva al caso mio: un’isola del Danubio che è un bellissimo parco. Preso il tram n. 6, in una decina di minuti siamo arrivati alla punta meridionale dell’isola Margherita e da lì abbiamo cominciato a passeggiare… dopo i primi metri, davvero non esaltanti, sono iniziate le sorprese: un giardino curatissimo pieno di fiori multicolori, chaise-longue in legno a disposizione dei visitatori, un parco giochi ben tenuto, una fontana danzante che da sola varrebbe la visita. Ed eravamo solo all’inizio del percorso!
Più avanti, ci siamo imbattuti in un bel giardino formale e poi in un folto bosco con alberi secolari. Lì delle rovine ci hanno incuriosito. Eravamo al cospetto di quanto avanza dell’antico convento domenicano, grazie al quale l’isola si chiama Margherita. Non è, infatti, dedicata al bel fiorellino primaverile, ma a santa Margherita d’Ungheria, principessa, che visse in questo monastero gran parte della sua breve vita. Prima l’isola era dedicata, più prosaicamente, alle lepri, che dovevano essere piuttosto diffuse. Noi non abbiamo visto né lepri né altri animali e abbiamo appreso con sollievo che lo zoo di cui parlano alcune guide turistiche non esiste più da un pezzo… In compenso, nella parte nord abbiamo trovato un giardino giapponese di rara delicatezza, corredato da invitanti panchine. Potevamo non provarle? Certo che no, complice una brezza meravigliosa.
Opportunamente ristorati, abbiamo cominciato il percorso all’inverso, il che ci ha consentito di scovare uno dei tanti stabilimenti termali di Budapest (chissà se Francesca mai ce ne parlerà). Per vostra informazione, sull’isola Margherita ci sono le terme Palatinus. Ecco, noi non sapevamo della loro esistenza e non ci siamo portati il necessario per un bel tuffo in piscina. Un vero peccato, visto che questo stabilimento vanta oltre 100 anni di storia (esiste dal 1919) ed è un gioiello del Bauhaus. Non solo architettura, però, ma anche 11 vasche (fra interne ed esterne, alcune anche con temperatura compatibile col caldo estivo e dotate di scivoli), sauna e area wellness. Insomma: la prossima volta vedrò di essere più attenta e di non dimenticare cuffia (obbligatoria!) e costume.

Se abbiamo perso l’occasione di entrare alle terme, non si siamo lasciati sfuggire l’altra grande attrazione del parco, cioè la fontana danzante che si trova all’ingresso sud dell’isola. Aperta nel 1962, ha un diametro di 32 metri. Il che la rende la fontana musicale più grande d’Europa. E se un tempo la musica era live (nel senso che i musicisti suonavano melodie tipiche nei pressi della vasca), la tecnologia consente ora di godere di uno spettacolo davvero bello (e rinfrescante). 400 metri cubi d’acqua, getti alti fino a 10 metri e sincronizzati alla perfezione con le musica. La sera poi, grazie a 250 LED, il gioco di luci completa la magia. Noi eravamo lì a mezzogiorno in punto, ma è stato bello lo stesso. Lo spettacolo, durante la bella stagione, è ogni ora, quindi è impossibile perderlo (e facile vederlo almeno due volte).
Finito lo spettacolo, abbiamo deciso che era ora di pranzo. E, proprio lì accanto, un chiosco ha fatto al caso nostro: uno snack leggero, ma perfetto per una gita fuori porta. E poi che abbiamo fatto? Siamo tornati in città, questa volta a piedi. E abbiamo incontrato il tenente Colombo. Ma questo ve lo racconto un’altra volta…