Una saga familiare, l’Egitto, una metropoli cosmopolita, un paradiso perduto… La casa sul Nilo è uno straordinario racconto, popolato da incredibili protagonisti.
Che cosa succede quando una bambina di sette anni e la sua famiglia devono trasferirsi all’improvviso? Che cosa significa essere nati al Cairo e ritrovarsi in una mattina di settembre a Roma?Faceva caldo a Roma il 16 settembre, noi sentivamo freddo. Eravamo disorientati, la nonna parlava yiddish, il papà italiano, la mamma francese, io mi sentivo niente nel paese degli sconosciuti. C’era il sole. Al Cairo avevamo lasciato l’odore del khamsin, il vento del Sahara. Dopo un viaggio che ci era parso, ma non lo era stato, instabile, eravamo atterrati a Ciampino la prima volta in un aereo, lo stomaco contratto, la sensazione di essere su un tappeto volante non nelle immense poltrone di pelle grigia…
A casa erano state riempite in fretta cinquantadue valigie di cuoio marrone chiuse da lucchetti e cinghie vistose. Ognuna aveva un numero scritto in nero. Contenevano tutto quello che eravamo riusciti a portare via. Sono rimaste a lungo con noi, via via se ne rompeva una per poi scomparire nelle tenebre della spazzatura, era un pezzo del passato che andava via per sempre. Ci avevano vestite come per un appuntamento importante. «Dov’è la festa?» aveva chiesto Raymonde, la sorella grande. Nessuno aveva risposto…
Difficile sentirsi al sicuro come ‘a casa’ per Denise e le sue sorelle. Il clima, le persone, la lingua, tutto è diverso.
Era uno spettacolo nuovo, le persone avevano la stessa pelle bianca, erano vestite come noi, nessun fez, né turbanti, né tarbush, i cappelli degli uomini erano come quelli di papà. Tutti parlavano italiano, era insolito e mi sembrava di stare a teatro.
È vero, a Roma i serpenti velenosi non si nascondono sotto al letto (come può capitare al Cairo), ma reinventarsi una vita da capo, imparando a muoversi in una società con regole completamente nuove non è semplice. E neppure piacevole. La nostalgia (persino delle onnipresenti mosche egiziane) è sempre in agguato. E forse è proprio questo malinconia che spinge l’autrice a ricostruire le vite di parenti e amici. Come a voler ristabilire una realtà che sembra quasi troppo bella per essere vera. La narratrice ricostruisce, con pazienza e abilità il ritratto di un Egitto affascinante, cosmopolita, tollerante, ricco di stimoli. Un luogo in cui un musulmano e una cristiana possono tranquillamente sposarsi ed avere, come testimone di nozze, un ebreo…
Ma che famiglia è quella di Denise? Da parte di padre, sono ebrei sefarditi e, da parte di madre, ebrei ashkenaziti, approdati in Egitto alla ricerca di un nuovo mondo. Non è quindi insolito che zii, amici e parenti di Denise parlino tutte le lingue d’Europa.
Dobbiamo anche pensare che l’Egitto degli anni ‘50 di cui stiamo parlando non è famoso solo per la Sfinge e i faraoni ma per essere centro di interessi e potere di tutta Europa. Qui inglesi, francesi, arabi, russi e italiani potevano convivere in pace e armonia, godendo di un’atmosfera e di una opportunità di scambio culturale (ed economico) straordinario. Innegabilmente questo vale soprattutto per i più benestanti ma non rende certo meno affascinante questo mondo in cui il fanatismo religioso sembra una contraddizione in termini del DNA stesso del Cairo. I valori davvero importanti sono condivisi e non possono offendere nessuno.
Man mano che ci addentriamo nella narrazione, ci ritroviamo circondati dallo sfolgorio di un presente fatto di feste, caffè, balli fino a tarda notte. Quello che conta è credere in Dio ed essere buoni, onesti e altruisti. Il resto non è rilevante.
La mentalità della nostra famiglia non esprimeva qualcosa di speciale, incarnava lo spirito e la libertà di quei tempi in quel Paese, in quella città, o meglio, in quella fetta di città e comunità. Era abituale che la vigilia di Natale Fanny, Leila, Vicky e tutte le compagne di scuola ebree e musulmane aspettassero le amiche cattoliche fuori dalla chiesa per festeggiare insieme.
Purtroppo tutti gli idilli sono destinati a finire. Al Cairo tutto cambia bruscamente a partire da un particolare e tremendo evento: la bomba ai Grandi Magazzini Cicurel ad opera del movimento dei Fratelli Musulmani. Il colonialismo inglese ed europeo ha trovato dei nemici decisi a combattere con tutte le armi a loro disposizione. Simbolo di questo Egitto da riformare è il re Faruq. Come può uno degli uomini più ricchi al mondo, ostentare tutta la sua ricchezza e spendere i suoi milioni nei casinò europei mentre il suo Paese si impoverisce?
Sulla scena si affaccia un nuovo personaggio, destinato a cambiare l’Egitto: il generale Nasser. I Pardo si ritroveranno involontariamente molto vicini al futuro presidente. A ‘legarli’ è Hafez, che si innamora di una carissima amica di Fanny, la madre di Denise. L’uomo si unisce all’astro nascente della politica, a colui che condurrà l’Egitto nel lento ma inesorabile cambiamento di rotta che lo trasformerà da luogo magico in territorio pericolosissimo per gli “stranieri”.
Il cambiamento non è immediato ma è inesorabile. Nasser detesta gli inglesi e li ritiene causa di tutti i mali del suo paese. L’Egitto deve tornare agli egiziani. È solo questione di tempo prima che accada. Il sabato nero del 1952 è il momento della svolta:
Nessuno fu in grado di raccontare l’intensità distruttiva di quel giorno, il sabato nero del Cairo. Il fumo, le grida, il panico, gli incendi si sommavano come se una meteorite di rabbia, follia e disperazione composta da una folla assetata di giustizia e affamata di pane stesse abbattendosi sulla città. L’incapacità di comprenderne la portata e la violenza maturata per vendicare i poliziotti egiziani uccisi a Ismailia il giorno prima dagli inglesi a causa della guerriglia per il controllo di Suez fece sí che ognuno riuscí a ricordare e a narrare solo la propria esperienza.
I disordini, la paura, l’odio: un copione antico che ricorda da vicino altre persecuzioni e altri pogrom e che mina drammaticamente la serenità della famiglia Pardo. Come se non bastasse, nel luglio 1952 ha luogo il golpe dei Liberi Ufficiali guidato da Naguib e Nasser. Faruq venne deposto. L’Egitto si libera dalla tutela britannica e viene proclamata la Repubblica. I Pardo, nonostante il loro mondo si stia sfaldando sotto i loro occhi, resistono. Almeno fino al 1961, quando la fuga diventa inevitabile.
L’Egitto era veramente “una magica alchimia di lingue, religioni e colori di pelle” come viene descritto? Personalmente non saprei dirlo ma, di certo, ho amato ogni pagina di questo straordinario racconto e i suoi incredibili protagonisti.
Adesso non mi resta che andare al Cairo…
Denise Pardo, La casa sul Nilo, Neri Pozza, Vicenza, 2024