Sicuramente avrete sentito nominare la Festa del Ringraziamento, alias Thanksgiving Day. Ma di che cosa si tratta di preciso? Quand’è? E da che cosa trae origine? Oggi provo a raccontarvelo…
Alzi la mano chi non ha mai sentito nominare la Festa del Ringraziamento! Telefilm e film, libri (da Louise May Alcott a Truman Capote), fumetti (persino Charlie Brown) sono tante le sollecitazioni che, da oltreoceano, ci dovrebbero far domandare di che cosa si tratti. Stranamente, a differenza di altre festività quali Halloween, il Thanksgiving da noi è sbarcato solo di nome ma non nei fatti. Forse perché il tacchino non è fra le specialità gastronomiche nostrane o forse perché in Italia Natale e Capodanno sono intoccabili, fatto sta che, tutto sommato, abbiamo solo una vaga idea della festa più amata dal popolo americano… che ne dite, allora, di provare a capirne qualcosa di più?

In origine furono i Padri pellegrini. O forse no?
Partiamo da un dato certo: nessuno sa da dove nasca esattamente l’usanza di celebrare il Thanksgiving Day. Figuratevi che fior di storici pretendono di rintracciarne le origini in Texas o anche in Florida. Però vi assicuro che se chiedete a un cittadino statunitense mediamente informato, otterrete più o meno sempre la stessa indicazione. Tradizionalmente, infatti, il giorno del Ringraziamento ha a che fare con il New England, più precisamente con la cittadina di Plymouth. Lì alcuni dei Padri Pellegrini, che il 19 novembre 1620 erano giunti in America a bordo della Mayflower, nel 1621 avrebbero improvvisato una festa per celebrare il raccolto ottenuto. Abbastanza curiosamente, erano stati raggiunti da alcuni indigeni della tribù dei Wampanoag che avevano offerto loro vettovaglie varie, onde cominciare una proficua collaborazione. Questo episodio, più o meno mitologico, è certificato solo da fonti molto più tarde, quindi non sappiamo se sia mai accaduto.

Certo è che, nel mondo anglicano, si era già soliti celebrare una serie di giorni del ringraziamento, in occasione ad esempio di battaglie vinte e di eventi considerati favorevoli. In modo speculare, esistevano anche i giorni di digiuno, proclamati in caso di eventi avversi, quali carestie, pestilenze e calamità. Nulla di più facile, quindi, che i primi coloni inglesi abbiano portato con sé quelle tradizioni sociali e religiose che già avevano conosciuto nella madre patria. Non a caso, dunque, nello stato della Virginia si fa risalire il primo Thanksgiving al 4 dicembre 1619, quando 38 coloni, dopo essere arrivati sani e salvi in un luogo denominato Berkeley Hundred, proclamarono una giornata di ringraziamento, che si sarebbe dovuta ripetere ogni anno. Si trattava, insomma, di una tradizione ben radicata negli inglesi trapiantati nel Nuovo Mondo, che ritenevano di dover ringraziare Dio quando le cose giravano per il verso giusto.
Come a dire che, con buona probabilità, né i Padri Pellegrini né il buon raccolto furono all’origine della festività. Anche perché, ve lo assicuro, nel New England a fine novembre fa discretamente freddo, quindi è difficile immaginare che la fine della mietitura fosse avvenuta così tardi. Sia come sia, dal XVII secolo in poi, il giorno del Ringraziamento cominciò a diffondersi, prima nelle colonie e poi nei neonati Stati Uniti d’America.
L’ultimo giovedì di novembre. O meglio: il quarto.
Fin qui tutto bene. Ma quando si è stabilita una data? In realtà, un giorno fisso non c’è. Per solito si dice che il Thanksgiving Day cada l’ultimo giovedì di novembre. Ma per essere più esatti, si tratta del quarto giovedì di novembre. Credete sia uguale? Chiedetelo al povero presidente Franklin Delano Roosevelt, che a un certo punto si trovò a che fare con date diverse… ma questo ve lo racconto fra un attimo…
Focalizziamoci un attimo su giovedì… forse vi ricorderete della spiegazione dell’Election Day e del primo martedì dopo il primo lunedì di novembre. Sarebbe quindi lecito aspettarsi un ragionamento analogo. Ebbene no. Nessun arzigogolo. Semplicemente, il presidente Lincoln, nel 1863, aveva stabilito che il giorno del Ringraziamento dovesse essere l’ultimo giovedì di novembre.

Perché giovedì? Non lo sappiamo. Forse era il suo giorno preferito. O forse gli piaceva l’idea di qualche ora di vacanza nel bel mezzo della settimana. La domanda vera è un’altra: perché, nel pieno della Guerra Civile, Lincoln aveva avuto tempo di pensare a una bazzecola simile? Colpa di una donna. Tale Sarah Josepha Hale, scrittrice, che per 17 anni tempestò i vari presidenti statunitensi di lettere affinché proclamassero il Thanksginving Day festa nazionale e uniformassero il calendario scegliendo una data per tutti gli Stati dell’unione. Io me lo immagino Lincoln che, al ricevimento dell’ennesima missiva, preferì accontentarla. Mi sembra una storia vecchia quanto il mondo…
Tutto bene è bene quel che finisce bene. E allora a Roosevelt che cosa capitò? Anno 1939. In Europa si combatteva quella che, di lì a poco, sarebbe diventata la seconda guerra mondiale. La crisi si faceva sentire anche negli USA. E, a inizio ottobre, il presidente si accorse di un dettaglio: quell’anno novembre aveva cinque giovedì, visto che il mese finiva proprio con quel giorno. Qual era il problema?
Era una questione commerciale: il giorno dopo il Ringraziamento era (ed è tuttora) l’inizio ufficiale del periodo delle compere prenatalizie. Il giorno dopo, infatti, era ed è il cosidetto Black Friday. Quindi il buon Roosevelt, per regalare ai commercianti qualche giorno di buon fatturato in più, ebbe la sfortunata idea di scrivere in fretta e furia una legge che fissava il Thanksgiving al penultimo giovedì di novembre. Apriti cielo. Alcuni Stati accettarono, altri rimasero legati alla tradizione, altri festeggiarono due volte (geni!). Questo fino al 1941. Quando, nel pieno della guerra, Roosevelt decise per il quarto giovedì. Con buona pace di tutti.
Che la festa cominci!
Ma perché il Thanksgiving Day negli USA è molto più popolare e sentito di Natale o di altre festività? I perché sono molti, a partire dal fatto che si tratta di una festa laica. Ma, a mio modesto modo di vedere, c’è anche una questione più sottile, che per noi è più difficile intravedere. Legata alla necessità fortissima che gli americani di vecchia data, cioè quelli che discendono dai primi coloni e comunque da coloro che tanto tempo fa si trasferirono nel Nuovo Mondo, hanno di scoprire e di tenersi ben saldi alle loro origini.
Per un popolo senza storia, o almeno con alle spalle una storia molto breve, raccogliersi intorno a un mito che si perde nel tempo è fondamentale. Così come lo è celebrare la famiglia, lo stare insieme, il ritrovarsi. E’ una questione di identità personale e sociale. Tant’è vero che per il Ringraziamento non ci si scambiano regali come a Natale. Il punto focale è condividere il pranzo con tutta la famiglia. E, al limite, assistere una una festosa parata. Che altro non è che la rappresentazione della comunità cittadina.

Dunque che cosa si fa per il Ringraziamento? Semplicemente, si sta insieme. La tradizione prevede un pranzo molto ricco. Il protagonista assoluto è il tacchino farcito, sebbene siano in molti oramai a preferire menu più fantasiosi. Il dolce è di solito una torta di zucca, o comunque realizzato con frutta di stagione. Durante il pasto, ci sono alcuni momenti piuttosto tipici, quali il raccontare di che cosa si è grati e quello di rompere il cosidetto wishbone, un ossicino del tacchino a forma di forcella da spezzarsi esprimendo un desiderio.
Non manca poi il momento sportivo, più o meno sedentario: c’è chi si accontenta del football in tv e chi, invece, partecipa a una corsa chiamata turkey trot (qualcuno lo fa vestito da pennuto…). Altra possibilità all’aperto è assistere a una festosa parata; sono infatti diverse le città, New York in testa, che organizzano una variopinta sfilata per le vie cittadine. C’è anche chi si dedica al volontariato, affinché la festa sia per tutti. Insomma: qualunque cosa si faccia, l’importante è farlo con parenti e amici.

E il tacchino?
Infine, la domanda si impone. Perché proprio il tacchino? Stando ai bene informati, alla festa organizzata a Plymouth nel 1621, i coloni portarono un po’ di cibo, soprattutto pollame. Comunque non abbastanza per rendere la festa memorabile. Finché non arrivarono gli Wampanoag, carichi di doni per i loro nuovi amici: non solo pesce e frutta, ma anche grassi tacchini, che fecero la gioia degli astanti. Da allora, pare, la tradizione si rinnova. Al punto tale che, da diversi anni, al presidente degli Stati Uniti tocca graziarne almeno uno: si tratta del turkey pardoning, una cerimonia in cui l’inquilino della Casa Bianca salva un tacchino e lo invia a vivere in campagna. Tradizione iniziata da George Bush nel 1989 e da allora rispettata. Anche se pare che già Lincoln (ancora lui!) avesse graziato il tacchino del suo figlioletto.
Insomma: il Thanksgiving è senza dubbio la festa più amata dagli statunitensi. Con tacchino o senza, l’importante è incontrasi per trascorrere un giorno sereno.
Che la festa cominci!