Vi piace la letteratura giapponese? Se non la ‘frequentate’ d’abitudine, Le ricette della signora Tokue può essere un perfetto inizio: un romanzo poetico e delicato, un’ode all’amicizia e alla libertà.
Doraharu vendeva dorayaki. Sentarō passava tutto il giorno alla piastra di cottura. La bottega era al fondo di un vicolo dietro la ferrovia…

Fin dal primo momento, grazie al passaparola, la gente comincia ad accorrere al piccolo chiosco facendo, per la prima volta in molti anni, volare gli affari alle stelle. Intanto Tokue insegna a Sentarō a fare un buon anko, rivelandogli che il segreto è “ascoltare” e “rispettare” i fagioli azuki, accogliendoli nel nuovo ambiente con delicatezza. Tutto sembra procedere per il meglio: il lavoro abbonda e in cucina regna una grande armonia. L’estate si sta avvicinando, Sentarō, grazie all’instancabile signora Tokue, non teme più che il suo fatturato possa calare, nemmeno nella stagione più calda. Sono tanti, ormai, i clienti che vengono a comprare ogni giorno. Tra loro c’è una ragazzina introversa e silenziosa, Wakana. Di poche parole ma attenzione vivissima. Solo i dorayaki di Tokue sembrano farla aprire e raccontare di sé.
Purtroppo, a disturbare il tranquillo tran tran quotidiano dei nostri protagonisti arriva la proprietaria del negozio che impone a Sentarō di allontanare la vecchietta. La voce che la signora Tokue sia affetta dalla lebbra si sta diffondendo per tutta la città. Sentarō decide di ignorare l’avvertimento e continuare a far lavorare Tokue. A poco a poco, però, i clienti cominciano a rarefarsi, fino a sparire del tutto. La donna, comprendendo la situazione, si licenzia, rivelando la sua storia a Sentarō attraverso una commovente lettera, dove condanna il pregiudizio degli uomini verso i diversi (ormai infatti nel suo stadio la malattia non è più contagiosa) e dove dice che ormai si è rassegnata ad essere isolata dalla società e vivere tutta la sua vita in un sanatorio.
Sentarō è profondamente addolorato dall’accaduto: lui stesso è stato allontanato dalla società dopo aver commesso un grave crimine e lavorare nel chiosco per pagare i debiti che lo affliggono è il suo tentativo di riscatto. Nel frattempo, Wakana, stupita dall’assenza di Tokue, confessa di aver detto a sua madre delle mani malate della donna, dando origine alla catena dei pettegolezzi. Sentarō tenta di consolarla e Wakana allora propone di andare a trovare Tokue al sanatorio. Qui i due scoprono che gli internati, nonostante i pregiudizi e la malattia, sono felici e innocui e fanno conoscenza di molti amici di Tokue che, come lei, hanno passato tutta la loro vita rinchiusi in istituti ospedalieri.
Il mondo assume nuove sfumature per i tre protagonisti… Amicizia, libertà, natura… l’essenza della vita? Probabilmente. Quello che è certo è che l’incontro con la signora Tokue non potrà lasciarvi indifferenti. La sua storia è narrata con una delicatezza irresistibile e apre uno spiraglio su una realtà poco conosciuta del Giappone. Buona lettura!
P.S. adesso ho una gran voglia di dorayaki!
Durian Sukegawa, Le ricette della signora Tokue, Einaudi, Torino, 2018