Direzione Ticino: una giornata tra Maggia e Foroglio, alla scoperta della Val Bavona. Venite con me, ne vale la pena…
Che cosa fare, in pieno agosto, se si è a casa e le vacanze sembrano un miraggio? Io ho scelto di andarmene in esplorazione della Val Bavona. Quindi, direzione Locarno e poi Val Maggia… verso le cascata di Foroglio.
Foroglio e la sua cascata
Il rumore della cascata (alta 110 metri) è la prima cosa che sento, appena scesa dall’auto. Il miraggio di un po’ di sollievo dal caldo che opprime queste giornate si fa più reale. Per prima cosa, quindi, direzione fiume: dal parcheggio ci vogliono pochi minuti di sentiero nel bosco per arrivare alle pozze alla base della cascata. Che meraviglia! L’acqua è incredibilmente trasparente, la discesa al fiume non è particolarmente difficoltosa, ma se non siete abituati a fare il bagno in questo tipo di contesto, mi raccomando, fate attenzione. Non solo alla temperatura (meravigliosamente fresca) della Bavona ma anche alla forza imprevedibile dell’acqua. Personalmente mi sono innamorata di una delle pozze dove potevo starmene comodamente seduta su una roccia con l’acqua alle ginocchia. Un luogo perfetto anche per leggere un libro.
Ci sono già diversi bagnanti ma regna ugualmente una grande calma: chi prende il sole, sdraiato su una roccia, chi risale la parete della cascata… Un bambino costruisce una piccola diga con i sassi mentre altri si alternano sull’altalena che dondola a pelo d’acqua. Una vera meraviglia. Difficile spostarsi da qui ma a Foroglio c’è altro da vedere, quindi….
Per pranzo ci spostiamo di poco: abbiamo prenotato un tavolo all’Osteria La Froda. Non posso che consigliarvi vivamente di fare la stessa cosa! Noi siamo stati particolarmente fortunati: ci hanno assegnato un tavolo vista cascata all’ombra della piccola pergola carica di uva americana. Un piccolo paradiso di una gastronomia genuina e casalinga, condita da una squisita ospitalità. Uno di quei posti in cui corpo e spirito si ristorano facilmente (il cioccolatino all’Ovomaltina insieme al caffè, poi, è stato la ciliegina sulla torta).
A spasso per il paese
Il caldo oggi è veramente feroce anche qui: il progetto di addentrarsi nel bosco per una passeggiata pomeridiana non è praticabile. Peccato. Qui alla natura bisogna ‘cedere’. Qui comanda ancora quella Natura che modella l’ambiente e la vita di coloro che lo abitano. La Val Bavona, d’altra parte, è una delle più rocciose e impervie del territorio alpino. Il villaggio è punteggiato di grandi massi erratici che spuntano tra le case, come ne fossero gli abitanti.
Foroglio ha anche un’altra particolarità: la mancanza di elettricità. Un bel paradosso, pensando alla grande quantità di energia elettrica prodotta proprio in Val Bavona (dove ci sono tre centrali idroelettriche e tre laghi artificiali). I residenti, però, hanno scelto di continuare a utilizzare generatori (e oggi pannelli solari), conservando così la valle più o meno come è stata per secoli. Questi sono sempre stati luoghi di transumanza, abitati solo nella bella stagione. Così sono anche oggi anche se attualmente gli alpeggi hanno lasciato il posto agli escursionisti.
Nel villaggio, accanto alle tipiche abitazioni in pietra, si notano anche alcune torbe: edifici con funzione di granaio, costituiti da un basamento in pietra con sostegni a forma di fungo sui quali poggia la parte superiore in legno. Sono costruzioni antiche che rimandano alla coltivazione della segale, messa a essiccare sui ballatoi.
L’oratorio di Foroglio
Al centro del villaggio c’è un delizioso oratorio. È uno dei più antichi della valle. Eretto in epoca tardomedievale, ampliato, rimaneggiato e restaurato a più riprese, anche in epoca recente, presenta un’aula rettangolare e coro quadrato voltato a crociera. Sul lato sinistro si erge un piccolo campanile mentre sopra il portale d’entrata spicca un affresco con l’Incoronazione della Vergine, probabilmente dipinto nel 1783, anno in cui fu trasformato l’intero edificio. Fate caso, entrando, al piccolo altare ligneo: risale al 1553 e proviene dalla Germania, dove opere simili non avevano più mercato a causa della Riforma protestante. Davvero bello e splendidamente restaurato. Molto originali anche gli ex voto che decorano le pareti raccontano, anche questi, della vita comune di uomini e animali.
Tento di percorrere un tratto del sentiero che porta verso la cima della cascata ma non ho gli scarponi ai piedi e preferisco tornare indietro. Sarà sicuramente per la prossima volta.
Tornando verso casa…
Molti degli escursionisti partiti da qui la mattina stanno tornando. Questo significa che dobbiamo rimetterci in marcia per tornare verso casa. A passo lento (e con dispiacere) ripercorriamo la valle, fermandoci a gironzolare nelle altre “terre”. Foroglio, infatti, è uno dei dodici villaggi che costellano il fondovalle, posti più o meno a un chilometro l’uno dall’altro, e chiamati appunto “terre” dai locali. Sono uno più bello dell’altro (e tutti senza energia elettrica, ad eccezione di San Carlo). Lo stato di perfetta conservazione di questo paradiso rurale mi stupisce e mi affascina.

I ‘resti’ della terribile frana del 2024, invece, mi lasciano incredula: la strada e il fiume sono ancora inevitabilmente punteggiati dai giganteschi massi che si sono staccati dalle montagna e dalle piante travolte dalla furia dell’acqua e della terra… Un evento davvero terribile. Eppure nessuno ha voluto abbandonare la valle: questi 12 villaggi sono davvero un esempio perfetto di come l’uomo possa integrarsi con la natura, rispettandola. Questo è forse l’aspetto che mi ha fatto innamorare, a prima vista, di questi posti. Non vedo l’ora di tornare…
Sto già progettando la mia prossima gita da queste parti. Potrei percorrere il sentiero didattico della transumanza che parte dai villaggi di Cavergno e Bignasco, segue il fondovalle e conduce gli escursionisti in più tappe fino alla Terra di Foroglio, Pontido e, attraverso la Val Calneggia, fino agli alpeggi a più di 2000 metri di altitudine.
Un percorso ricco di suggestioni non solo per gli splendidi paesaggi, ma anche per le testimonianze dell’intervento dell’essere umano che ha saputo interpretare il territorio e trasformare anche gli elementi naturali più ostili in alleati. Vorrei vedere da vicino i cosiddetti “splüi”, caratteristiche costruzioni sottoroccia che fungevano da rifugio per uomini e animali, depositi per il cibo o magazzino per il fieno e la legna. La maggior parte si trova ai piedi delle frane, dove si depositano i macigni più grossi. Gli abitanti hanno anche realizzato terrazze sulle pendici della montagna, coltivando così la terra tra le rocce e sopra di esse e creando i cosiddetti prati pensili… Oppure, in alternativa, salire in quota, oltre la cascata, e percorrere la Val Calnègia, tra pareti rocciose e maggenghi. Ci penserò…
Foroglio e la sua cascata
L’oratorio di Foroglio