Quando amici e conoscenti mi chiedono che cosa andare a vedere a Barcellona, avendo poco tempo a disposizione, io tra gli immancabili, segnalo sempre la Pedrera, una cena da Xera e il Palau de la Musica Catalana.
Avete mai programmato un viaggio per andare a un concerto? Io e Daniela, sì (e anche più di una volta!).
Quando siamo partite per Barcellona, tra i nostri mille progetti, c’era anche quello di passare una serata al Palau de la Musica Catalana, gustandoci un po’ di musica. Purtroppo non siamo riuscite a realizzare il nostro proposito e ci siamo dovute ‘accontentare’ di una visita guidata di questo straordinario tempio della musica.
Basta entrare nel foyer per innamorarsi del Palau de la Musica Catalana
Che cos’è il Palau de la Musica Catalana?
Il Palau è la sede dell’Orfeó Català, la società corale della Catalogna. Questo spettacolare e particolarissimo “giardino della musica” è anche uno dei più importanti esempi del modernismo catalano. E come tale, imperdibile per ogni buon appassionato di architettura. Il palazzo è opera di Lluís Domènech i Montaner, architetto meno noto al grande pubblico rispetto a Gaudi ma di certo non meno importante per Barcellona. Infatti, agli inizi del ‘900, fu una delle anime innovatrici e rinnovatrici della città catalana.
La costruzione del Palau, che sorge nel quartiere Sant Pere (uno dei più famosi della città), comincia nel 1905. I lavori durano tre anni. Il risultato conquista immediatamente i favori del pubblico (che ne ha anche finanziato la costruzione con una sottoscrizione pubblica). Il Palau diventa all’unanimità il simbolo della nuova architettura modernista catalana. Nel 1909, il comune di Barcellona lo elegge come edificio più innovativo della città.
Le innovazioni architettoniche del Palau sono molteplici: concepito come uno spazio aperto, fruibile, da vivere a pieno, annovera tra i materiali utilizzati per la costruzione il vetro smaltato ed il cristallo. Lo stesso ingresso è un esempio indicativo: studiato per non bloccare lo sguardo, non cela le strutture interne delle scalinate e di altri ambienti che rimangono quindi a vista. Esternamente, il Palau si presenta come un’architettura insolita e spicca particolarmente anche grazie a una certa sobrietà delle costruzioni circostanti. Fiori, piante, colonne, mosaici: ogni decorazione è pensata e studiata per riprodurre la rigogliosa vegetazione della zona. Il Palau è un vero e proprio giardino di stucchi e vetri, simbolo di una costante e allegra primavera.
Il foyer
La bellissima caffetteria del Palau è aperta tutti i giorni ed è un’ottima scusa per una pausa golosa…
Entriamo, curiose e affascinate. Il ritrovo per la visita guidata è nel foyer. Siamo un poco in anticipo, meglio così: possiamo sederci comodamente nel bar del teatro, sorseggiare un caffè e studiare i mille dettagli del luogo che ci circonda. Se non amate il colore, questo non è il posto giusto per voi! È incredibile come legno, vetro, acciaio e smalto sembrino materiali leggeri ed aerei. Non mi stupirebbe per nulla vedere delle farfalle posarsi sulle rose che decorano le colonne, illudendosi di essere planate su un fiore in pistilli e petali!
La visita guidata comincia: la nostra guida è una ragazza, giovane e commoventemente entusiasta. Innamorata del Palau, della sua storia e del patrimonio artistico della Catalogna. È un piacere ascoltarla mentre saliamo al piano superiore.
Sala Lluis Millet
Uno degli ambienti più suggestivi è l’emblematica Sala Lluis Millet, dedicata all’amato maestro fondatore dell’Orfeó Catalá. Se amate lo stile Liberty, questo locale vi stregherà: soffitto alto, vetrate magnifiche, decori floreali… Ma se volete davvero innamorarvi di questo posto, uscite sul balcone! Perché? Le sue colonne colorate, una diversa dall’altra, sono stupende. Purtroppo oggi il sole gioca a nascondino dietro le nuvole e la luce non è al suo meglio, ma con il consueto cielo azzurro di Barcellona, devono risaltare magnificamente. Alcuni dei nostri compagni di avventura sembrano considerare questo luogo troppo ‘carico’: personalmente non sono d’accordo. Il Palau, a mio modo di vedere, rispecchia perfettamente il carattere chiassoso e giocoso dei catalani. È un perfetto esempio di come anche l’architettura possa raccontare efficacemente l’anima di un popolo. Anche per questo, nel 1997, questo palazzo è diventato patrimonio mondiale UNESCO.
La sala concerti
Finalmente possiamo accedere al pezzo forte della nostra visita: la sala concerti vera e propria. Si tratta di una struttura rettangolare con disposizione dei posti a sedere semi ellittica. La vera particolarità, però, è l’originalissimo lucernario a goccia con le sue ampie vetrate laterali che ne permettono l’utilizzo anche in assenza di luce artificiale. I motivi floreali e i colori utilizzati nelle vetrate e negli arredi vogliono esplicitamente riprodurre un giardino artificiale. Il lucernario rappresenta il sole che illumina il mondo sottostante. Tutta la superficie del soffitto è adornata da rose in ceramica bianca e rosa. Sul palco c’è un organo del 1908, decorato con statue femminili che suonano strumenti musicali. Stratagemma che rende spesso superfluo l’utilizzo di scenografie e abbellimenti durante i concerti.
Non c’è bisogno di scenografia…
In questo momento ci sono le prove di uno spettacolo: la guida, prima di salutarci, ci dice che possiamo assistere liberamente. Basta non disturbare. Non ce lo facciamo ripetere due volte! Bisogna ammettere che le sedute non sono pensate per il comfort dello spettatore… ma la sala è di una bellezza veramente unica. L’effetto della penombra e dei giochi di luce e di colore del lucernario valgono davvero lo ‘scomodo’. Unico vero neo della visita è che non potremo avvicinarci al palco come avremmo desiderato. Mi sarebbe piaciuto poter ammirare più da vicino i gruppi scultorei che lo decorano: uno dovrebbe raffigurare un gruppo di fanciulle che cantano una ballata catalana e l’altro la Cavalcata delle Valchirie di Wagner. Sta arrivando una scolaresca piuttosto indisciplinata, è decisamente ora di andare…
Questo luogo mi ha davvero stupita, non potrei dire altrimenti. Ci soffermiamo ancora un attimo a osservare la facciata: negli anni, il Palau è stato restaurato più volte e leggermente modificato rispetto al progetto originale, ma i lavori sono stati condotti con un amore e un rispetto che non possono che colpire il visitatore. Tutto qui vuole raccontare non solo l’amore per la musica classica ma anche per la musica popolare. Ecco perché Beethoven e i cantori della canzone popolare catalana possono convivere armoniosamente sulla facciata del Palau, accompagnati dallo sguardo benevolo di Sant Jordi…
Un paio di consigli utili
Prima di salutarvi, volevo segnalarvi un paio di notizie utili: la visita guidata non è indispensabile ma, in tutta onestà, mi sentirei di consigliarvela caldamente. Sul sito del Palau, in fase di prenotazione, troverete una serie di promozioni interessanti per l’acquisto dell’ingresso in combinazione con altri monumenti (compresa la Pedrera). Valutateli perché potrebbero essere una buona soluzione per risparmiare qualcosa e regalarsi due bellissime esperienze.