La malinconia del viaggiatore è l’ultima fatica letteraria dell’olandese Jan Brokken. Non solo e non tanto un resoconto di alcuni dei suoi viaggi, quanto piuttosto frammenti di essi, che diventano il pretesto per raccontare la storia di fatti e personaggi.

Posso dire la verità? Io Brokken lo invidio parecchio. E’ senza dubbio persona curiosa e questo ci accomuna. Solo che nemmeno se vivessi altre dieci vite riuscirei ad incontrare tutte le persone con cui lui è venuto in contatto né a vivere le particolari situazioni che racconta nei suoi libri. Addirittura, leggendo La malinconia del viaggiatore, mi è venuto il dubbio che l’intreccio fra realtà e fantasia sia difficilmente districabile. Però, poi, il libro mi ha convinta: Brokken sa trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Beato lui!
Per fortuna, lo scrittore olandese è così generoso da raccontarci che cosa accade nei suoi viaggi e, così facendo, anche i lettori possono venire a conoscenza di aneddoti, luoghi e situazioni che, altrimenti, rischierebbero di passare quasi inosservate. Cosa intendo dire? Vi faccio un esempio. Ad Utrecht sono stata almeno tre volte. Molto graziosa, devo dire. Ma in nessuno dei miei viaggi mi è venuto in mente di andare a visitare la casa Schröder, benché sapevo che fosse in città. Orbene, ne La malinconia del viaggiatore Brokken ci racconta della sua gioventù, di quando soleva frequentare la villetta, manifesto del Modernismo olandese, semplicemente perché lì abitava un suo amico di studi.
Senza parlare degli incontri fortuiti… a me non è mai successo che la sindaca di un paese trentino si prenda la briga di farmi scorrazzare per Rovereto per scoprire il prezioso lascito di Fortunato Depero. Certo posso andare sulle rive dell’Adige e andare alla ricerca di tutto quello che mi pare, senza però essere “rapita” da una signora dalla storia misteriosa… e nemmeno mi capiterà facilmente di incontrare, passeggiando nella campagna tedesca, qualcuno che voglia raccontarmi dello Zug in die Freiheit, ossia di quei convogli che nell’autunno del 1989 portarono i rifugiati della DDR a ovest…
Però la mia “invidia” è anche il motivo per cui amo i libri di Brokken e li consiglio a qualsiasi anima curiosa. Ne La malinconia del viaggiatore si passa da Kafka a Mantegna, da Dvorak a Matisse. E, in ogni racconto, il punto di vista è inedito. E’ quello personalissimo dell’autore che, per scelta o per caso, si imbatte nella storia di qualcuno e la narra per come lui l’ha scoperta e apprezzata.
Brokken è anche un reporter e, nei suoi libri, sa dunque rendere molto bene le situazioni. Non solo. L’autore olandese ha una cultura vasta e aperta alle più varie sollecitazioni. E i suoi viaggi letterari ben riflettono questa sua caratteristica. Si passa dalla musica all’arte, dalla poesia (olandese) alla storia contemporanea. Per il gusto di raccontare. E, credo, per il desiderio di solleticare la curiosità dei lettori. Per quanto mi riguarda, la missione è stata compiuta egregiamente.
p.s. Grazie a Francesca per avermi regalato questo libro!
Jan Brokken, La malinconia del viaggiatore, Iperborea, Milano, 2026