Chi non conosce gli amaretti? Ma siete sicuri di conoscerne storia e ingredienti? Certo vengono da Saronno, ma dietro c’è una storia curiosa… potevo forse non raccontarvela?

Correva l’anno 1718. A Milano il cardinale Benedetto Erba Odescalchi decise di recarsi in visita a Saronno. Meta del viaggio: il santuario della Beata Vergine. Luogo devozionale, certo, ma anche tesoro artistico di raro splendore. La cupola, infatti, è un tripudio di angeli musicanti che, ancora oggi, non lascia indifferente neppure il più sprovveduto dei visitatori. Meno che mai poteva lasciare indifferente l’arcivescovo, mecenate e cultore delle arti, appassionato collezionista cui si deve il primo nucleo di quel che ora è il Museo Diocesano. Tutto molto interessante, ma gli amaretti che cosa c’entrano?
C’entrano, eccome, visto che furono inventati proprio per accogliere il prelato. Ad avere l’idea fu Giuseppe Lazzaroni, che, con sua moglie Olina, impastò quel poco che aveva a disposizione nella sua panetteria: albume, zucchero e armelline. Vi state chiedendo che cosa sono le armelline? Abbiate pazienza ancora qualche riga e ve lo spiego, fino a poche settimane fa non lo sapevo nemmeno io. Prima finiamo la storia. Per rendere tutto più appetibile, Giuseppe decise di incartare i biscotti in carte colorate. Un modo semplice (ma efficace) per far festa! E scelse anche il nome, amaretti appunto, per descrivere il particolare gusto dolce-amaro della sua invenzione. E’ probabile che al cardinale e al suo entourage i biscottini piacquero parecchio, visto che il successo fu praticamente immediato.
Da quel momento, Saronno e la famiglia Lazzaroni legarono il loro nome agli amaretti, declinandoli secondo il gusto della clientela. Non solo friabili, come la ricetta originale impone, ma anche morbidi, molto amati oltralpe. E poi, nel 1851, in un’epoca in cui i liquori cominciavano ad avere molta popolarità, una nuova idea: l’amaretto liquido! Fatto solamente mettendo in infusione alcolica i biscotti sbriciolati grossolanamente… tre mesi di pazienza e l’amaretto è fatto!
Non voglio entrare nel merito nelle spinose questioni societarie legate a marchi e brevetti. E’ tutto molto complicato e, per certi versi, anche un po’ triste. Però è bello sapere che ancora oggi, a Saronno, la Paolo Lazzaroni e figli S.p.A produce l’amaretto liquido nonché i biscotti, chiamati, per questioni commerciali, amaretti del chiostro. Il marchio ancora si fregia del titolo di “fornitori della real casa”, a dimostrazione del grande apprezzamento che anche le teste coronate hanno riservato ai loro prodotti. E, tuttora, l’azienda è di proprietà della famiglia, che, con grandissima passione, declina l’innovazione con la tradizione.

Sono stata da loro con dei gruppi francesi e sono rimasta affascinata dagli antichi ricettari, che custodiscono segreti e consigli. Scritti a mano, sono un’autentica miniera di informazioni: dai prodotti che non si usano più a quegli accorgimenti che rendono i dolci così speciali. Non meno belli sono gli album che raccolgono i disegni utilizzati per le scatole di amaretti e panettoni. Si tratta di un viaggio del tempo, fra mode e stili che si susseguono…
E, prima di salutarvi, vi spiego che cos’è l’armellina! E’ il seme dell’albicocca, quello che si trova all’interno del nocciolo. Quindi, rifletteteci un istante: se, come me, avete sempre pensato che gli amaretti si facessero con le mandorle, vi sbagliavate. I veri amaretti si fanno con albume, zucchero e armelline, quindi sono gluten-free. E, mi raccomnado, devono essere fatti a Saronno. Diffidate dalle imitazioni!