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Roma cimitero acattolico
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  • Lazio

Il cimitero acattolico di Roma. Là dove riposano i poeti

  • 31 Ottobre 2025
  • Francesca
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Da anni desideravo visitare il cimitero acattolico di Roma e vedere da vicino la piramide Cestia. Finalmente ci sono riuscita!

Una mescolanza di lacrime e sorrisi, di pietre e di fiori, di cipressi in lutto e di cielo luminoso, che ci dà l’impressione di volgere uno sguardo alla morte dal lato più felice della tomba.
 Henry James
Ogni volta che ho l’occasione di andare a Roma, mi ritrovo a dover dolorosamente scegliere che cosa espungere dalla mia sempre infinta wishlist di cose da fare e da vedere. Scegliere a che cosa dare la priorità è davvero una sfida! Credo di aver sentito parlare del cimitero acattolico, o se preferite, degli inglesi, già ai tempi del liceo. Ma ci sono voluti anni perché avessi l’occasione di andare a Testaccio a visitarlo. Che soddisfazione arrivare a Porta San Paolo e trovarsi di fronte la Piramide Cestia!

Andrea Camilleri tomba Roma cimitero acattolicoLe origini del cimitero acattolico

Ma come nasce questo luogo? Quando a governare Roma è il potere temporale del papato, le leggi dello Stato Pontificio vietano di seppellire in terra consacrata i non cattolici – tra cui i protestanti, gli ebrei e gli ortodossi – nonché i suicidi e gli attori. Costoro, dopo la morte, sono a tutti gli effetti “espulsi” dalla comunità cristiana cittadina e inumati fuori dalle mura. Le sepolture avvengono di notte per evitare manifestazioni di fanatismo religioso e per preservare l’incolumità di coloro che partecipavano ai riti funebri. Ancora nel 1821, Sir Walter Synod, aristocratico inglese, ottiene il permesso per poter seppellire la propria figlia in pieno giorno ma, per tutelarsi dalle violente rimostranze della folla, dove farsi accompagnare da un drappello di guardie.
Individuare dei luoghi adatti per l’ultima dimora di tutte queste categorie diventa una necessità: un cimitero dedicato agli attori si trovava già, ad esempio, fuori Porta Pinciana; il cimitero ebraico invece era sulla collina dell’Aventino, di fronte al circo Massimo (dove ora si trova il roseto comunale). Agli inizi del XVII secolo, la zona del cimitero acattolico è ancora chiamata “prati del popolo romano”. L’aerea è di proprietà pubblica: qui il bestiame può pascolare indisturbato mentre, nelle cavità del Monte dei cocci, riposa il vino. La zona è meta privilegiata di scampagnate. La Piramide Cestia, da secoli uno dei monumenti più visitati dell’Urbe, domina la zona. Nel 1671 il Sant’Uffizio acconsente che ai “Signori non cattolici” cui tocca di morire in città venga risparmiata l’onta di trovare sepoltura nel cimitero del Muro Torto.Piramide Cestia Roma cimitero acattolico
La prima sepoltura di un protestante di cui abbiamo notizia certa è quella di un seguace del re esule Giacomo Stuart, William Arthur. Probabilmente altri erano già stati tumulati in questa zona ma è solo dal 1716 che abbiamo certezza di questa consuetudine. Il cronista Francesco Valesio riporta per il 1732 la notizia che il tesoriere del re d’Inghilterra, William Ellis, fu sepolto ai piedi della Piramide, accennando a un uso consolidato. Nel tempo l’area aveva infatti acquisito la qualifica di “cimitero degli inglesi” anche se gli inumati non provenivano solo dal Regno Unito. Solo a partire dalla seconda metà del ‘700 qui cominciano a comparire dei veri e propri sepolcri. Uno dei più famosi è quello di uno studente di Oxford, George Langton, morto nel 1738 a 25 anni, battendo violentemente la testa per una caduta da cavallo.
Le autorità tendono a non occuparsi del sepolcreto fino alla fine del ‘700. Intorno al 1820, il governo pontificio incarica un custode di sorvegliare l’area e le funzioni cimiteriali. Ormai qui sono sepolte anche personalità di un certo prestigio (ad esempio, uno dei figli di Wilhelm von Humboldt, ministro di Prussia presso la Santa Sede). È in questo periodo che l’area comincia ad assumere l’aspetto odierno: mura, cipressi… e non solo agrifogli, bestiame e campagna.

Il cimitero oggi

Oggi il cimitero è l’ultima dimora di numerosi artisti, scrittori, studiosi e diplomatici. Molti di loro si erano trasferiti a Roma per motivi di lavoro, altri avevano scelto di vivere in Italia, altri ancora sono semplicemente venuti a mancare nell’Urbe e qui sono stati sepolti. In questo luogo straordinario, ci sono persone provenienti da più di sessanta Paesi! Forse è questa armonia nella differenza a rendere questo luogo tanto affascinante. Qui si incontrano mondi completamente differenti: l’antica Roma della Piramide Cestia e delle Mura Aureliane, il mondo degli aristocratici protestanti, quello degli artisti… Tutti riposano in questo angolo di città immerso nel verde e in un silenzio quasi irreale. Soprattutto se si pensa al traffico romano…
Sotto i cipressi (ormai centenari), il prato verde che circonda parte delle tombe è popolato da una grande colonia felina (coccolata e ben nutrita dai volontari che si occupano del cimitero). Non è infrequente trovare un micio accoccolato sulla tomba di Shelley a prendere il sole, oppure vedere dei gattini giocare indisturbati tra le lapidi. Uno spettacolo davvero curioso!
Come solitamente nei cimiteri anglosassoni e in quelli protestanti, qui non ci sono fotografie sulle tombe. Bisogna armarsi di cartina e di un po’ di pazienza per poter salutare alcuni dei personaggi famosi che qui riposano. Ma il luogo è talmente suggestivo… Le tombe più ricercate dai visitatori (e io e Daniela non facciamo eccezione) sono quelle di John Keats e Percy Bysshe Shelley. Accanto ai poeti romantici, però, riposano anche Amelia Rosselli, Bruno Pontecorvo, Andrea Camilleri e persino Carlo Emilio Gadda! Ci fermiamo a riposare qualche minuto su una panchina e, quasi completamente nascosta dalla vegetazione, troviamo anche la tomba di Antonio Gramsci. Chissà perché, all’istante, mi torna in mente una delle sue lettere dal carcere in cui raccontava al figlio (allora bambino) di aver visto una famiglia di ricci. Ce ne sarà qualcuno anche qui?

angelo del dolore Roma cimitero acattolicoL’angelo del Dolore

Prima di andare a mangiare qualcosa e continuare in direzione della Centrale Montemartini, vogliamo vedere da vicino una delle sculture più note del cimitero acattolico: l’Angelo del Dolore. Si tratta di un bellissimo monumento funebre realizzato nel 1894 dallo scultore statunitense William Wetmore Story per l’amata moglie Emelyn Eldredge Story.
Oggi l’Angelo è il monumento funebre della coppia e del loro figlio Joseph, morto a soli sei anni nel 1853. È difficile non rimanere affascinati da questo angelo, inginocchiato davanti a un piedistallo, con la testa appoggiata sul suo braccio, mentre piange con il volto nascosto. La sua mano penzola impotente oltre il fronte del piedistallo. La curvatura delle dita così ben dettagliata conferisce un’incredibile sensazione di tristezza e di vuoto.
Alcuni fiori di pietra sono sparsi alla base del piedistallo, come se l’angelo li avesse fatti cadere attanagliato dal dolore in un momento di sconforto. Anche le ali, che normalmente si ergerebbero alte, diritte e fiere, sono tristemente curve ma piene di grazia sulla schiena dell’angelo. Sembra che il suo intero corpo abbia completamente perso la speranza e si sia abbandonato totalmente al dolore. Tanta bellezza giustifica decisamente la notorietà dell’opera.
È ora di proseguire il nostro cammino e di salutare questo luogo dove riposano, in assoluta pace e armonia, uomini e donne venuti da ogni parte del mondo. Un grosso gatto rosso ci scorta all’uscita, per tornare a stiracchiarsi al sole… beato lui!
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