Siete mai stati a passeggio nel ‘Sahara di Francia’? No? Allora andiamo insieme alla scoperta della meravigliosa duna del Pilat!
Le mie wishlists estive sono sempre lunghe (anzi lunghissime) ma quest’anno il mio vero sogno di mezz’estate sarebbe stato tornare nella bellissima zona delle Landes per poter finalmente scalare la dune del Pilat. A febbraio ho passato una bellissima (se pur piovosa) settimana in questa zona e me ne sono innamorata all’istante. Quello per la duna, poi, è stato un vero e proprio colpo di fulmine. Senza se e senza ma…
Tra sabbia, oceano e foreste…
Le Landes non sono sempre state l’immensa e meravigliosa foresta di pini marittimi che conosciamo oggi. Fino alla metà del XIX secolo, questa regione, chiamata il “Sahara francese”, era del tutto

inospitale. Un po’ di foresta boscosa di conifere e latifoglie, ma soprattutto dune e paludi, dove si avventurano solo alcuni pastori coraggiosi con l’ausilio di speciali trampoli.
Il 7 maggio 1857, il Mémorial de la Loire et de la Haute Loire offre la descrizione di un paesaggio desolato:
Una superficie di oltre seicentomila ettari, delimitata da un lato dalle dune dell’Oceano e dall’altro dalle fertili valli dell’Adour e della Garonna, è condannata da secoli all’incultura e all’abbandono. Qua e là imputridiscono, in mezzo a queste steppe aride, acque stagnanti, germe costante di febbri paludose, che ogni anno decimono spietatamente la rara e scarsa popolazione stabilita su questo suolo diseredato.

Sotto il regno di Napoleone III, la regione cambia volto. La legge del 19 giugno 1857 mira a risanare e mettere in coltura le Landes di Guascogna. A spese dei comuni, vengono piantati in maniera massiccia i pini marittimi. Adatti al terreno sabbioso, garantiranno nuove risorse e possibilità. In una cinquantina d’anni, le Landes diventano una foresta industriale, ampiamente sfruttata. L’agricoltura e l’allevamento di mandrie sono sostituiti da altre attività, in particolare il gemmage, una tecnica per estrarre la resina dai pini, utilizzata per l’industria delle vernici. Il legno, invece, viene utilizzato per produrre carta, mobili e… traversine per le ferrovie!
Questa monocoltura di pini pone presto un grosso problema: queste conifere sono molto vulnerabili al fuoco, come probabilmente avete scoperto questa estate dalle immagini del terribile incendio che ha devastato una parte della Gironde.
La Dune del Pilat
Che cosa rimane, dunque, di quell’antico ‘deserto’ di sabbia e palude? La meravigliosa duna del Pilat, ovviamente! Vera e propria attrazione della costa della Nouvelle Aquitaine, la Dune du Pilat è un sito naturale tutto da scoprire. Alta più di 105 metri, larga 600 e lunga circa 3 km, la duna più alta d’Europa offre un sorprendente contrasto con la foresta alle sue spalle, la sabbia e l’oceano. Questo altissimo muro di sabbia non è mai uguale a se stesso ma è in continua evoluzione.
A un’ora da Bordeaux, nel comune di La-Teste-de-Buch, vi attendono 55 milioni di m3 di granelli di sabbia da calpestare: formatasi secoli fa, la duna è il risultato dell’accumulo di molteplici dune.

Basta vederla in una giornata di vento per comprendere la forza degli elementi e capire quanto la duna si sposti costantemente verso l’interno, spingendo lentamente la foresta indietro fino a coprire case e strade. La velocità di movimento è discontinua: a volte la duna si muove velocemente, quasi 10 metri in un anno, e talvolta molto lentamente, meno di un metro.

Come visitare la duna del Pilat?
La duna è un luogo selvaggio e protetto, rimasto intatto nei secoli. L’unico ‘miglioramento’ degno di nota, ed estremamente pratico, sono le scale (molto contestate) che vengono installate all’inizio di ogni stagione (e tolte dopo i primi di novembre) che consentono l’accesso alla vetta con uno sforzo misurato. Per il resto, sulla duna non si trova assolutamente nulla. Ai suoi piedi, invece, dopo il parcheggio, troverete numerosi servizi a disposizione dei visitatori: tavoli da picnic, punti acqua, servizi igienici, attività gratuite e mostre per bambini, stand gastronomici, negozi di souvenir. Forse fin troppo… ma, d’altra parte, questo luogo accoglie circa un milione di visitatori l’anno. È necessario pensare anche a loro.
Come potete ben immaginare, l’accesso alla sommità può essere effettuato esclusivamente a piedi. È impossibile arrivarci con un veicolo, non ci sono ovviamente ascensori o scale mobili: dovrete per forza camminare. I 160 gradini saranno faticosi ma non occorre essere degli sportivi provetti per arrampicarsi in cima. Salite, però, al vostro ritmo, armati di acqua, occhiali da sole e crema solare! Magari anche scarpe comode e un cappello…

Fuori stagione o per i più ‘avventurosi’ le cose diventano leggermente più complicate. Una volta smontata la scala, non resta che provare la salita direttamente nella sabbia. Anche in questo caso, nonostante una pendenza che si avvicina ai 40%, salire è alla portata di (quasi) tutti. Ovviamente questa seconda opzione necessita un po’ più di attenzione e prudenza. Comunque voi arriviate in cima, la vista vi ripagherà della fatica fatta. Situata all’ingresso del bacino di Arcachon, la duna del Pilat si affaccia sulla punta di Cap-Ferret e offre una vista impagabile sulla distesa atlantica, sulla foresta di La-Teste de-Buch e nei giorni tersi, perfino sui Pirenei.
Quindi, arrivati in cima, prendetevi il tempo per fare una passeggiata sul crinale! Allontanatevi dalla folla e godetevi il rumore del vento e dell’oceano. Potreste anche, con un po’ di impegno, scendere fino al mare e trascorrere del tempo sulla spiaggia della Corniche. Con alle spalle la duna del Pilat, il luogo è ideale per prendere il sole e fare un bagno. Tenete però conto che per risalire in vetta da questo lato, non sono state installate scale, indipendentemente dalla stagione!

L’idea di visitare questo luogo vi affascina ma vorreste una guida che vi accompagni? Nessun problema: il Grand Site de la Dune du Pilat organizza numerose attività per grandi e piccini: passeggiate guidate durante il giorno e al tramonto, laboratori e serate di racconti. C’è anche chi sperimenta il parapendio! Io non ne avrei il coraggio ma deve essere un’esperienza straordinaria!
Ultimi consigli pratici
Vi sembrerà una banalità ma cercate di evitare la salita nelle ore più calde: i momenti migliori sono sicuramente l’alba e il tramonto, che regalano colori indimenticabili. Indossate sempre scarpe comode per non scottarvi i piedi, dal momento che con il sole la sabbia diventa rapidamente molto calda. La soluzione migliore per visitare la duna del Pilat resta probabilmente quella di evitare il picco dell’alta stagione. Sia per non incappare nella grande folla che per sottrarsi al calore estivo.

Qual è il modo migliore per arrivare alla duna? In auto, la nostra meta è a meno di un’ora dall’aeroporto di Bordeaux. Puntate quindi verso Arcachon (che dista solo solo una quindicina di minuti dalla duna). In loco è stato predisposto un parcheggio a pagamento per accogliere i veicoli. La tariffa è di 7 euro per le auto e 9 per i camper. Tanto? No, se pensate che questo denaro viene utilizzato per la tutela e la salvaguardia costante della duna stessa.
È possibile arrivare qui anche in autobus. Dalla stazione di Arcachon, la linea 1 della rete Baïa vi porterà ai piedi della duna in circa 25 minuti. Solo in estate è possibile prendere anche la linea 6 da Teich e (40 minuti circa). Anche da Biscarosse, a sud della duna, è possibile prendere un bus (ma solo in luglio e agosto).
Preferite la bicicletta? La regione del bacino di Arcachon, fino alla duna del Pilat, è ricca di piste ciclabili. In estate, questa potrebbe essere una valida alternativa per evitare code al parcheggio…
Un’ultimo consiglio dedicato a chi desidera vedere la duna da vicino ma non se la sente di tentare l’arrampicata: andate a La-Teste-de-Buch, parcheggiate l’auto e scendete lungo la panoramica scalinata che porta alla plage de la Corniche. Rimarrete incantati dalla vista del bacino e dell’isola degli uccelli e arriverete facilmente ai piedi del nostro angolo di Sahara. Io ci sono stata in inverno e, nonostante il forte vento e il cielo grigio, non me ne sarei più andata…