Oggi vi voglio raccontare di una bellissima scoperta: la Fondation Carmignac, sull’isola di Porquerolles. Un incredibile luogo dove l’arte contemporanea non può che farsi amare…

A passeggio nella pineta

Invece, fatti pochi metri, veniamo accolti da alcuni gentili addetti che ci spiegano le modalità di accesso e la direzione da prendere. Proseguiamo la passeggiata nel bosco, circondati dal verde, sormontati da un cielo terso e accompagnati dalle cicale… quasi giunti alla sede della Fondation, troviamo altri addetti, che ci introducono alla visita offrendoci una tisana fatta con le erbe del parco. Modo insolito per cominciare, ma molto gradevole e rinfrescante!
La villa Carmignac

Visto che di un’immersione si tratta, procediamo scendendo una scala. Sì, perché essendo l’isola un parco naturale gli edifici non devono avere un impatto troppo audace con la natura circostante. E dunque, gli architetti che, nel tempo, hanno trasformato una fattoria in una villa strepitosa, hanno deciso di scavare nel sottosuolo per avere spazi a sufficienza. E già la scala si rivela una sorpresa, decorata com’è dalla delicata opera della brasiliana Janaina Mello Landini intitolata Ciclotrama 50 (wind).Scesi al piano sottostante comincia il percorso di visita, dove i lavori selezionati per l’esposizione temporanea dialogano felicemente con le opere della collezione permanente. Solo alcune sono site-specific, come Not yet titled di Miquel Barcelò, ma tutte si adattano a meraviglia allo spazio espositivo.
Ogni stanza è una sorpresa. La luce cambia e così, in pochi metri, si passa da una zona in penombra, senza finestre, a una sala in cui si viene letteralmente investiti dai raggi solari. Merito di una copertura piana e trasparente, sulla quale un pelo d’acqua consente al sole di giocare con ombre e bagliori. E, insieme alla luce, cambia la temperatura. A tratti ho sentito quasi freddo, in altri momenti sono stata accarezzata da un clima nettamente più tiepido. Merito dei condizionatori? Proprio no: è l’effetto dato dal pavimento in sasso, piacevolmente ruvido, dal sole che fa capolino, dalla roccia che ospita la villa. Ma davvero qui ognuno dei cinque sensi è solleticato: ci sono opere che emettono suoni e che, al contempo, mutano l’ambiente circostante. E’ il caso di One hundred fish fountain, i cui zampilli d’acqua si vedono, si odono e regalano una notevole frescura.

Ho trovato poi superlativa la cura con cui ogni opera è esposta. Ogni lavoro ha il suo spazio, ma intesse una relazione armoniosa con gli altri e con lo spettatore. Sono pochi gli spazi museali in cui chi fruisce diventa attore e, di sicuro, la Fondation Carmignac offre questa possibilità. Merito anche di un servizio di guardiania attento ma per nulla pedante. E, soprattutto, merito dell’allestimento che consente di muoversi con grande agio, affinché ognuno possa trovare il rimando che più lo intriga.
E molto intrigante è anche l’apertura della villa verso la natura circostante. Ampie vetrate e fenditure nei muri consentono di mantenere sempre il contatto con la realtà per come la conosciamo. Realtà di rara bellezza, se si tratta dell’isola di Porquerolles… tant’è vero che la visita della mostra si conclude con la preghiera di passeggiare liberamente nel parco. Ci si può rilassare, mangiare qualcosa, ammirare le opere en-plain-air, godersi la vista sul mare, il canto ininterrotto delle cicale o la brezza che scompiglia i capelli. Decisamente, la sensazione di agio e libertà non abbandona mai il visitatore.
L’arte contemporanea va vissuta, più che spiegata. Davvero brava è stata la nostra guida: preparato, ma mai eccessivo. E soprattutto innamorato di quel che stava facendo. Trovarmi con compagni di viaggio (che tutto erano fuorché specialisti) letteralmente rapiti da questo viaggio sensoriale mi ha quasi commossa. Avrei voluto passare l’intera giornata in un luogo così speciale, ma sono certa che ci tornerò… o almeno lo spero.