Come classificare nella mia libreria La casa della moschea, bellissimo testo di Kader Abdolah? Mettendolo fra la letteratura olandese o fra quella iraniana? Aiutatemi a decidere…
Ho scritto questo libro per l’Europa. Ho scostato il velo per mostrare l’Islam come modo di vivere… un Islam moderato, domestico, non quello radicale.

L’autore, rifugiato politico in Olanda dal 1988, torna alle sue radici iraniane e lo fa raccontando l’epopea di una influente famiglia persiana (adoro le saghe familiari) e dei suoi membri, i cui destini sono inevitabilmente intrecciati alla storia del proprio popolo. La vicenda ci fa vivere dall’interno e capire le trasformazioni cruciali di un paese sempre al centro degli equilibri mondiali, negli anni che vanno dallo sbarco sulla Luna alla fine della guerra con l’Iraq, dal regime dello scià al post-Khomeini. Ogni personaggio lotta per trovare il suo posto nel mondo, sempre in bilico tra traduzione e modernità.
Come in tutti i romanzi corali, non c’è un solo protagonista, ma possiamo considerare Aga Jan il personaggio centrale. Ricco mercante, capo del bazar di Senjan, nel cuore pulsante dell’antica Persia, egli è il vero e proprio patriarca della casa della moschea. Qui tutto sembra rimandare al passato, ad un mondo splendido, dove l’armonia secolare di tradizioni consolidate contribuisce al benessere degli abitanti. Come può accadere qualcosa di male al riparo di queste mura? Tra minareti, giardini rallegrati dal suono rilassante dell’acqua, nascono amori, matrimoni, sogni, persino qualche tradimento. In alcuni momenti, al lettore sembra di essere immerso in uno dei meravigliosi racconti delle Mille e una notte… mancano solo i tappeti volanti!
Ma la Storia riesce ad entrare anche nelle 36 stanze della casa della moschea. Ognuno dei suoi abitanti è chiamato a scegliere un nuovo posto nel mondo: il nipote di Aga Jan diventerà addirittura braccio destro di Khomeini, ma non sarà il solo a partecipare in prima persona alla rivoluzione del proprio mondo. Nessuno si sottrae alle responsabilità del momento: chi lotterà contro l’oppressione, chi ne sarà strumento, chi farà esplodere i cinema e chi con la sua videocamera registrerà i fatti che faranno il giro del mondo. Solo il saggio e paziente Aga Jan rimane nell’occhio del ciclone, testimone del presente e custode del passato, fedele alle sue radici e a una religiosità che offre un’immagine dell’Islam ben diversa da quella trasmessa dai media occidentali, una fede profondamente umana e radicata nel cuore dei suoi fedeli.
La vicenda è, in parte, autobiografica: Senjan, a tre ore di treno da Qom, è la versione letteraria della città, ora parte di Arak, nella quale Kader Abdolah è nato e cresciuto, in una casa simile a quella descritta. La casa della moschea, però, non vuole essere una descrizione accurata della situazione storica. Come Shahbal (uno dei personaggi più interessanti), Kader Abdolah era attivo nei movimenti politici clandestini di sinistra ai tempi dello scià e di Khomeini… Tutto rimanda al suo personale Iran senza esserne una cronaca puntuale. Il libro è, allo stesso tempo, un canto d’amore e una feroce critica alla storia della Persia del ‘900. Un vero capolavoro.
Ps: Se il libro vi facesse innamorare come è successo a me, vi consiglio anche di proseguire con lo splendido Scrittura cuneiforme. Non ve ne pentirete!
Kader Abdolah, La casa della moschea, Iperborea, Milano