PP ultimamente ama i romanzi brevi. Quello che vi vuole proporre oggi è davvero un piccolo gioiello della letteratura greca del ‘900. Si intitola Gioconda.
La storia di Nikos e Gioconda comincia, come tante altre, in un modesto quartiere di Salonicco.

All’epoca, prima della guerra, in quartieri come il nostro la gente viveva in casette unifamiliari e non in palazzi dí appartamenti; c’erano giardini fioriti, ma niente automobili; ogni stagione aveva ancora il suo profumo, e il silenzio della notte era interrotto soltanto dal latrato di un cane, dal canto di un gallo prima dell’alba, dalle rane che d’estate gracidavano nella cisterna del vicino, dal richiamo mattutino del lattaio e dalle prime chiacchiere delle comari. Il nostro quartiere era tutte queste cose e molto altro ancora.
Prima della guerra le case di Nikos e Gioconda sono separate soltanto da un’area incolta, dove una torma di bambini si ritrova per giocare, discutere, litigare e fare di nuovo la pace. Le differenze tra maschi e femmine, piccoli e grandi contano poco.
Per Nikos, però, Gioconda è da sempre una compagna di giochi speciale. Così come particolare è la sua famiglia, incredibilmente proprietaria della sgangherata e bassa casupola dove vive e di un vecchio pianoforte scordato.
La loro era una famiglia di ebrei, molto povera. I genitori, però, erano sempre allegri e vivevano come se fossero le persone più ricche del mondo. A quel tempo, del resto, le famiglie si trovavano quasi tutte nella stessa situazione. Con loro abitava anche la nonna, una donna molto anziana che doveva aver conosciuto giorni migliori ma aveva un modo di fare altero e imponente. Parlava sempre a voce bassa e in tono imperioso, lasciando intendere che si aspettava un inchino o il baciamano. In lei però non c’era alcuna freddezza e in sua presenza non si provava alcun imbarazzo.
Gioconda ha un anno meno di Nikos e dei bellissimi occhi grigio azzurri un po’ strabici. È una bella ragazza, alta e ben fatta, dal portamento elegante e con un sorriso che illumina e riscalda tutto ciò che la circonda. Lei e Nikos si piacciono da sempre, hanno un’intesa speciale.
Fu la mia migliore amica dal giorno in cui imparammo a parlare fino a quello in cui, all’età di quindici anni, fu deportata dai tedeschi con tutta la famiglia.
I due ragazzi sono complici, amici e non sempre riescono a comprendere veramente la natura dell’affetto che li lega. Sarà la gelosia nei confronti di Rudi, cugino di Gioconda, a svelare a Nikos la verità. È innamorato della sua amica di infanzia!
Scoprire di esserne ricambiato sarà una gioia immensa. Tra di loro nasce una nuova complicità, intessuta di tenerezza, di turbamento e di curiosità per l’altro. Le difficoltà della guerra sembrano essere lontane da quel prato incolto e incantato dove i ragazzi passano ogni momento libero ma le cose stanno per cambiare.
L’anno seguente trascorse in un crescendo di miseria, paura e umiliazione che ci fece diventare adulti prima del tempo, e godere di un amore etereo ma nel contempo concreto, pieno e profondo. Intorno a noi la gente moriva di fame; alcuni venivano denunciati e imprigionati, mentre altri, accusati di aver compiuto atti di sabotaggio, venivano arrestati dai tedeschi…
Come, per Nikos, è stato inevitabile innamorarsi di Gioconda, gli è inevitabile anche entrare a far parte della Resistenza. In questa scelta non c’è nulla di eroico. Si tratta solo di una inevitabile scelta di campo.
I due ragazzi attraversano le difficoltà di quell’epoca cruenta consapevoli del dolore e della crudeltà del mondo, riuscendo ugualmente a coltivare sogni e speranze. Il loro è un primo amore vissuto con ingenuità e freschezza nonostante le difficoltà del periodo, e man mano con una profondità e consapevolezza sempre maggiore, quasi fosse un atto di resistenza all’orrore e alla prospettiva della deportazione.
Un primo amore totalizzante, violentemente interrotto quando Gioconda e la sua famiglia, come tanti altri ebrei della città, vengono messi su quella strada senza ritorno che porta ai campi di concentramento. Il momento della separazione non è violento ma terribilmente straziante.
Nikos, dove sono finiti i nostri sogni, che cosa ne sarà di loro? Vivremo per cercare di realizzarli. Abbiamo il dovere di vivere, di non arrenderci.
Gioconda è un libro breve ma davvero intenso. Dolce, malinconico, triste ed allegro allo stesso tempo. Un omaggio alla vita e alla dolcezza di un primo amore indimenticabile. Leggetelo, scommetto che vi innamorerete anche voi di quella ragazza allegra, della sua risata e della sua dolce voce roca…
Nikos Kokantzis, Gioconda, E/O, Roma 2026