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Villa Panza FAI mostra Josef Albers
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Josef Albers. A scuola di colore a Villa Panza

  • 15 Maggio 2026
  • Francesca
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C’è sempre un buon motivo per andare a Villa Panza! In questo periodo, ad esempio, potreste andare a vedere la mostra di Josef Albers.

Non cerco una sensazione rapida. La mia pittura è pensosa e quieta. … Voglio penetrare lentamente. Nei miei quadri c’è un movimento ottico, ma molto tenue, molto gentile. Se fossi un pesce, giocherei con le onde più piccole e con le maree più lievi. Non si inchiodano i miei quadri; entrano in te, dolcemente. La mia pittura non è rumorosa. … Cerco di creare il silenzio di un’icona. È questo ciò a cui aspiro: le icone meditative del XX secolo. (Josef Albers)

Che cosa fai quando a Villa Panza apre la mostra di un autore che non conosci? Facile! Ti informi, trovi un’amica che abbia voglia di venire con te e vai a indagare di persona. È esattamente quello che ho fatto sabato scorso.

Chi è Josef Albers?

Nato il 19 marzo 1888 a Bottrop in Germania, Josef Albers è stato un artista, teorico del colore ed insegnante. È considerato uno dei creatori dell’arte ottica o Op art.

FAI mostra Varese Josef Albers

La sua vita è stata una costante ricerca sulle relazioni tra i colori e le forme, a cavallo tra pittura e design. La sua principale fonte di ispirazione? Il padre, maestro artigiano che gli trasmette l’arte della lavorazione dei metalli, dell’intaglio della pietra, della pittura murale e della carpenteria.

Ho aiutato mio padre, che dipingeva e decorava le case. Realizzava scenografie teatrali, dipingeva vetri, faceva di tutto. Ero nella bottega a guardarlo. Quindi, da bambino, quello era il lavoro di mio padre e non arte con la A maiuscola. Ma mi piaceva guardarlo; anche lui, come mia madre, proveniva da una famiglia molto artigiana. I genitori di mio padre erano falegnami, costruttori, pittori. Dal lato di mia madre facevano un mestiere più pesante. Erano fabbri. Avevano una specialità: chiodi e ferri da cavallo… Quindi, da bambino, il mio divertimento principale era guardare gli altri lavorare.

A 14 anni, intraprende il percorso di studi per diventare maestro elementare. Nel 1908, durante una visita al Folkwang Museum di Hagen, la sua vita cambia radicalmente davanti a due quadri di Cezanne. Un altro modo di guardare di raccontare il mondo è possibile… Nel 1913, Albers si trasferisce a Berlino per specializzarsi nell’insegnamento.

Un paio di anni dopo torna a Bottrop, dove si dedica all’incisione e dove, nel 1917, riceve l’incarico di realizzare una vetrata per la chiesa di San Michele, occasione che segna il suo esordio nell’arte del vetro colorato.

Continua gli studi all’Accademia Reale d’Arte della Baviera a Monaco. Scopre l’arte moderna francese ed i gruppi espressionisti tedeschi d’avanguardia, Die Brücke e Der Blaue Reiter, ma anche e sopratutto Van Gogh. Ma è il 1920 che segna il punto di svolta: grazie al supporto del sistema di insegnamento regionale della Westfalia, dove avrebbe dovuto far ritorno l’anno successivo per riprendere il suo vecchio lavoro, si iscrive infatti al Staatliches Bauhaus, il leggendario istituto che sposa arte ed artigianato fondato l’anno precedente da Walter Gropius a Weimar, in Germania.

Qui, con una serie di sperimentazioni sugli assemblaggi di cocci di vetro e fondi di bottiglia trovati nella discarica della città, si guadagna rapidamente un tale rispetto da parte dei docenti che, nel 1925, è uno dei primi studenti a essere nominato maestro. Il suo ‘destino’ è segnato: diventa velocemente uno degli insegnanti più carismatici e influenti dell’istituto e lavora con colleghi del calibro di László Moholy-Nagy, Paul Klee e Vassily Kandinsky.

È sempre nel contesto del Bauhaus che Josef incontra la futura moglie: Annelise Elsa Frieda Fleischmann, detta Anni, studentessa della scuola ed artista tessile. La sensibilità di Anni è complementare a quella di Josef. I due diventeranno una delle coppie più iconiche del mondo dell’arte del ‘900. La Seconda Guerra Mondiale, però, cambia i loro piani di vita. Dopo la chiusura del Bauhaus da parte dei nazisti, Josef e Anni si trasferiscono negli Stati Uniti. Poche parole di inglese e tante speranze per il futuro sono il loro bagaglio per questo nuovo viaggio.

Villa Panza Varese mostra Josef Albers

Nel 1933, attratti dalla sua natura “sperimentale”, Josef e Anni accettano l’invito a entrare nel corpo docente del Black Mountain College. Mentre forma giovani artisti come Robert Rauschenberg, Albers orienta la propria ricerca grafica e pittorica verso nuovi esiti, suscitando l’interesse della scena artistica americana per il suo approccio innovativo all’astrazione. Nel 1935, i due coniugi compiono il loro primo viaggio in Messico, dove rimangono profondamente colpiti dall’arte e dall’architettura precolombiana e dall’arte popolare. Matura in loro la convinzione che “l’arte è ovunque”.

Nel 1947 Josef dà inizio alla serie Variants, nella quale esplora gli effetti del colore puro in strutture geometriche. Nel 1950 si trasferisce alla Yale University, dove dirige il Dipartimento di Design, continuando a insegnare il rapporto tra colore e forma con contagiosa passione. Tiene inoltre conferenze negli Stati Uniti, in America Latina e in Germania, esercitando una profonda influenza su pittori, architetti e designer di ogni ambito. Quello stesso anno dà avvio alla serie Homage to the Square, alla quale continuerà a lavorare per il resto della vita. Questi lavori da lui definiti “piatti per servire il colore” gli consentono di esplorare molteplici effetti cromatici, facendo della serie uno dei capolavori dell’arte del XX secolo.

Josef Albers mostra FAI

Le sue opere iniziano ad essere esposte in tutto il mondo e, nel 1971, è il primo artista vivente al quale il Metropolitan Museum of Art di New York dedica una mostra retrospettiva personale. Muore il 25 marzo 1976 all’età di ottantotto anni. Tre anni dopo, uno dei suoi Homage to the Square compare su un francobollo statunitense emesso in 170 milioni di esemplari, con la frase “Learning Never Ends“. Una perfetta sintesi del pensiero e della vita di Albers.

Josef Albers e la magia del colore

Fermatevi. Riprendete fiato. Inspirate profondamente e immergetevi nel colore. Lasciate che penetri dentro di voi. (Nicholas Fox Weber)

Personalmente, amo l’uso del colore puro in pittura. Trovo che doni un movimento e una tridimensionalità differente alle tele. Albers parte proprio dall’idea che il colore sia in costante movimento. Per questo, ai suoi studenti cercava di instillare l’idea di creare relazioni visive. Colori e forme possono avere infinite combinazioni e dare risultati completamente differenti, regalando un vero e proprio straniamento ottico. E questo – diceva Albers- vale per tutti i materiali, non solo per la pittura!

Ciò che conta non è la cosiddetta conoscenza dei cosiddetti fatti, ma la visione, il vedere.

In questa logica, perfeziona il suo stile astratto e si interessa sempre di più agli effetti psichici generati dall’interazione di due o più colori accostati. Come possono,ad esempio, tre o quattro quadrati colorati che si sovrappongono creare effetti tanto diversi?

Meditations

Per cercare di capirlo, vale la pena di addentrarsi nelle sale dedicate alla mostra.

Non aspettatevi una retrospettiva completa del lavoro di Albers. Per questa esposizione sono state selezionate ventinove opere, raramente esposte al pubblico, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private in Europa e negli Stati Uniti. Questi lavori, appartenenti alle serie Variant/ Adobe e Homage to the Square, sono presentati in modo da restituirne l’essenza: disposti in un allestimento rarefatto e meditativo, dialogano con l’architettura settecentesca della villa, con la luce naturale e con le proporzioni degli ambienti, invitando il visitatore a osservare queste opere con calma e attenzione.

Calma, attenzione e silenzio: tutto, in queste sale, a partire dal titolo della mostra, invita a rallentare, ad osservare. Come si intersecano i colori? Quali sono le forme usate? Come è stato steso il colore? Che sensazione mi suscita? Concedetevi il tempo per cogliere come ciò che a un primo sguardo appare fermo, piatto, possa invece trasformarsi lentamente. Un tono avanza, un altro arretra e, mentre la luce cambia, gli angoli retti sembrano farsi curvi. È l’occhio che mi inganna o è il quadro?

Questa mostra è una splendida lezione di teoria della percezione e di teoria del colore! Meditations non presenta soltanto un nucleo straordinario di opere di Josef Albers, ma rende percepibile una qualità essenziale della sua ricerca: la capacità di aprire, attraverso il colore, uno spazio di silenzio, di concentrazione, di esperienza. Oltretutto trovo che sia una mostra perfetta per uno spazio come quello di Villa Panza. Il lavoro di Albers, infatti, si sposa ottimamente con le opere della collezione permanente. Soprattutto con quelle (che io adoro) di Dan Flavin. Un’arte da osservare, da attraversare e da ‘vivere’. 

Dunque… buona visita e buon colore a tutti!

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