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Villa Panza Varese
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La mia Varese

  • 11 Gennaio 2018
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Il mio blog non può che partire da Varese, la mia città. Ve la presento per come io la vedo, la vivo e la amo. Perché, a dispetto della sua fama di città industriale e chiusa in sé stessa, la “città giardino” ha tanto da offrire.

Quando mi chiedono da dove vengo, di solito rispondo così: “Sono nata a Varese, vivo a Varese e probabilmente ci morirò pure. Giro il mondo e amo farlo, ma Varese è la mia città.”

Varese Giardini Pubblici
I Giardini Estensi, forse il parco varesino per eccellenza.

Credo che questa foto spieghi tanto di Varese, anche se non è un’immagine iconica: la maggior parte dei miei concittadini avrebbe forse scelto una veduta del Sacro Monte o dei Giardini Estensi, che sono i luoghi più amati e conosciuti, o anche di corso Matteotti, che è la via dello shopping e dello “struscio”. Ma in quest’immagine si vedono tutti insieme gli elementi che mi rendono la città così cara e ora provo a spiegarveli con calma.

Innanzitutto, si vede un giardino e, in effetti, il soprannome di Varese è la “città giardino”. Ce ne sono molti, fra grandi e piccoli, pubblici e privati, ben tenuti o meno. Ovunque si vada si trova del verde; ci sono boschi, certo, e anche giardini urbani (pochi, a dire il vero), ma in particolare ci sono parchi secolari dove vivono alberi bellissimi e che raccontano la storia di quando la piccola Varese ospitava ricchi villeggianti venuti da Milano alla ricerca del fresco e della pace. Ogni giardino ha la sua forma, le sue curiosità, i suoi angoli segreti e i suoi panorami. E, fatto che amo particolarmente, anche negli ultimi anni diversi spazi verdi sono diventati pubblici. Ci si va a passeggiare, a leggere un libro o a giocare con i bambini. Sono luoghi di tutti e per tutti e nessun varesino saprebbe vivere senza.

Poi si vede dell’acqua, che qui è uno specchio perfetto. Magia dell’artista Meg Webster, che a Villa Panza ha lasciato un sogno ad occhi aperti. Pare che il nome della città derivi da una parola celtica che indicava l’acqua e, siccità degli ultimi anni a parte, a Varese l’acqua non fa difetto: un piccolo fiume, il Vellone, l’attraversa ormai nascosto dal manto stradale, un altro, l’Olona, ne lambisce il territorio, il lago è a meno di tre chilometri dal centro storico. E se non dovesse sembrare abbastanza, sappiate che in provincia di laghi se ne contano almeno altri sei. Non solo: a Varese piove(va) tanto. E, in effetti, l’opera di Webster dovrebbe alimentarsi con l’acqua piovana.

Sacro Monte Panorama
Il panorama che si gode dal Sacro Monte. In primo piano il lago di Varese. Poi, da sinistra verso destra, il lago di Comabbio, quello di Monate e, all’orizzonte, il lago Maggiore.

S’intuisce pure che ci troviamo su un colle. E anche i colli fanno parte del panorama varesino. Sono sette, come quelli di Roma, anche se non sono così famosi… Biumo Superiore, Giubiano, San Pedrino, Sant’Albino, Montalbano, Campigli e Miogni. Sinceramente sono così poco noti che anche i varesini hanno dei dubbi in proposito! D’altra parte, è indubbio che l’orizzonte sia modellato dai colli. A Varese né si vede la pianura sconfinata né lo sguardo rimane chiuso in una valle. E’ un giusto compromesso, che si traduce nel carattere di chi vi abita: si sentono i confini, ma non manca la voglia di oltrepassarli perché si percepisce che più lontano c’è ancora qualcosa da scoprire.

A modo suo, anche il luogo rappresentato nella foto rappresenta iconicamente la città. Villa Panza era privata, poi è stata donata al FAI, che da diversi anni l’ha resa accessibile a tutti. E’ un’isola di bellezza e di arte, che si disvela a poco a poco: non solo perché l’approccio con la collezione può essere problematico all’inizio, visto che vi si trovano opere contemporanee, ma anche perché la villa va cercata e raggiunta, e poi bisogna entrarci per lasciarsi meravigliare. Che è poi quanto accade con Varese: da tanti anni faccio la guida, quasi sempre i visitatori ci arrivano più per caso che per altro, ma poi si fanno conquistare e spesso tornano a trovarmi.

Ancora, in questa foto si sente il silenzio. Sempre più difficile trovarlo, ahimè, ma non impossibile. Siamo sospesi fra la voglia di essere grande città e l’attaccamento alla dimensione provinciale. Un equilibrio spesso difficile da mantenere, ma è un compromesso di cui non saprei fare a meno.

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Tour leader e guida turistica per professione, sono viaggiatrice per passione. Dopo la laurea in Filosofia, sono partita alla scoperta del mondo. Dal 2017 vi narro curiosità e storie dai miei viaggi, vicini e lontani. D'ora in poi, come in una sonata a quattro mani, Francesca, viaggiatrice provetta e curiosa, racconterà con me. Qualche volta partiremo insieme, altre separatamente. Ma sempre con lo stesso entusiasmo e la stessa passione per il mondo.
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