Dove ci porta oggi PP? Per questa volta, non andiamo lontano. Facciamo un salto a Milano! Perché il romanzo Le cicogne della Scala ci farà incontrare delle donne davvero particolari…

Spero che voi abbiate già avuto l’occasione di assistere a un’opera, a un concerto o a un balletto alla Scala. Non è fondamentale che voi siate appassionati di teatro e di musica, entrare in questo tempio della lirica è comunque una straordinaria emozione.
Varcare le porte di questo luogo doveva essere un’esperienza eccezionale anche negli anni ‘30 del ‘900, epoca in cui è ambientata la nostra vicenda. La Scala è divenuta un teatro moderno grazie alla direzione di Arturo Toscanini e attira artisti, aspiranti tali ed appassionati da ogni dove.
Tra loro ci sono anche la sedicenne Violetta – nata da una relazione clandestina tra un ballerino italiano e una cantante francese – che lavora per il costumista Caramba come sarta. La madre, Juliette, che a suo tempo era cantante all’Opéra National de Paris, ha chiamato la figlia Violetta in onore del suo personaggio verdiano preferito, la protagonista de La Traviata. Da bambina, la ragazza era stata una promettente ballerina, ma un giorno, al termine delle prove, viene spinta violentemente e cade dalle scale, rimanendo inesorabilmente zoppa.
L’incidente le cambia la vita per sempre e potrebbe mettere fine ai suoi sogni ma Violetta non è tipo da arrendersi. Mentre la madre, sempre troppo impegnata a inseguire un nuovo amore e dei sogni di gloria artistica, riversa le sue ambizioni frustrate sulla seconda figlia, Fiamma, Violetta cerca una nuova strada. La sartoria del teatro sembra offrirle un nido sicuro e nuovi desideri.
La ragazza, apparentemente, vive in disparte, osservando le vite altrui, come fosse incapace di vivere la propria. Attorno a lei scontri politici, indimenticabili serate di lirica, scintillanti costumi di scena e amori che si accendono e finiscono tra orchestrali e ballerine, si susseguono. A Violetta non sfugge quasi nulla: neppure il segreto di Armando, uno degli orchestrali…
La vita della nostra protagonista e di tutti coloro che gravitano intorno alla Scala subisce una brusca virata a causa della guerra. Molti sono gli equilibri destinati a cambiare tra lutti e fughe improvvise. Quando il teatro viene distrutto dalle bombe, la vita sembra fermarsi per un attimo… Eppure, anche questa volta, il sipario tornerà ad alzarsi. Lo spettacolo deve continuare e una nuova storia deve andare in scena.
Le quinte della Scala fanno da sfondo all’intera trama ma è indubbio che il cuore del romanzo batta soprattutto con i sogni, gli amori, le delusioni, gli abbandoni delle sue magnifiche protagoniste: Violetta, Juliette e Fiamma, ma anche Gemma, Amelia, Caramba, Lorenzo… Seguiamo le loro vite con il fiato sospeso, sperando e soffrendo insieme a tutti loro.
Quella che Silvia Montemurro mette in scena con Le cicogne della Scala è, allo stesso tempo, una storia di famiglia tutta al femminile, di ambizioni (realizzate e deluse) e d’arte. Poco più di 200 pagine coinvolgenti e che si leggono volentieri in un pomeriggio. Magari al fresco di un albero o sotto l’ombrellone.
Non affezionarsi a Violetta è quasi impossibile. Lei, con il suo carico di sofferenze, è la voce narrante che ci accompagna nel corso nei trent’anni di storia che l’autrice ci racconta. Anni durante i quali la protagonista vede i suoi sogni crollare e la sua vita prendere direzioni inattese. Claudicante, lenta, solitaria, dovrà combattere contro una madre che l’ha sempre ignorata e contro una vita che l’ha relegata al ruolo di spettatrice. Ma tra le stoffe dei costumi, dietro le quinte di quel palco che sognava di calcare, Violetta troverà il suo mondo, l’amore e l’amicizia.
Imparare ad amarsi e ad accettare le proprie fragilità e quelle dei suoi cari sarà la vera sfida della sua esistenza. Scoprire chi l’ha spinta quel giorno sulle scale, rovinandole la vita, sarà un passaggio fondamentale nella sua crescita e la aiuterà, infine, a trovare il suo ‘Alfredo’ e il suo posto nel mondo.
Il suo sarà un vero e proprio lieto fine? Non so. Dovrete valutarlo voi. Quello che posso dirvi è che se, come me, amate i romanzi storici, non dovreste lasciarvi sfuggire Le cicogne della Scala. Lasciatevi sedurre dal fascino del dietro le quinte e dall’idea che a Milano ci siano anche delle strane ‘cicogne rosa’.
Silvia Montemurro, Le cicogne della Scala, E/O, Roma 2026