Come possono 100 fotografie farci ragionare sul mondo? Che cosa raccontano di noi e della realtà che ci circonda? Andiamo a scoprirlo insieme…
Avete mai scelto di vedere una mostra fotografica senza saperne nulla solo perché il titolo dell’esposizione vi ha colpito? Io, sì! Un paio di settimane fa, al MUDEC di Milano. Ho così scoperto un interessante percorso espositivo dedicato alla nascita e l’evoluzione della fotografia e dei suoi linguaggi.
Ma quando nasce la fotografia? Una risposta immediata potrebbe essere il 9 febbraio 1826, data in cui Joseph Nicéphore Niépce realizza “Vista dalla finestra a Le Gras”. Oppure il 7 gennaio 1839, quando Louis Daguerre presenta il dagherrotipo all’Académie des Sciences di Parigi. Due secoli di vita. Tempo in cui la fotografia ha dimostrato di essere, più che un’invenzione, la risposta a un’esigenza. Quale? Quella di coniugare visione e memoria. E, indubbiamente, la mostra 100 fotofrafie per ereditare il mondo ci dà modo di apprezzare questo felice connubio.

Aristotele, che individua nella mimesis il fine dell’arte, osserva come la luce, attraversando un piccolo foro, proietti un’immagine su una superficie. Leonardo da Vinci descrive l’Oculus Artificialis (una rudimentale camera oscura), definendo un metodo per trasporre graficamente la realtà in modo fedele. Il tassello mancante, però, è l’agente chimico, capace di fissare stabilmente l’immagine senza l’intervento della mano umana. Visione, memoria e ‘registrazione’ dei dati: quasi tutto ciò che serve alla conoscenza. È qui che la fotografia appare rivoluzionaria: ai suoi primi scopritori: finalmente uno strumento capace di catturare la realtà in modo definitivo. Ma come usare un mezzo tanto potente? Come sfruttarlo?
Un album con carillon, ritratti che vengono da un passato ormai lontano, immagini sfocate eppure suggestive. La mostra 100 fotografie per ereditare il mondo comincia così: tra suggestione e curiosità. D’altra parte, la fotografia è anche fascinazione. Per sua natura, è bugiarda e veritiera nello stesso tempo. Cristallizza un luogo, un momento, un viso ma secondo la prospettiva di chi scatta. È uno dei linguaggi privilegiati della contemporaneità e, insieme, la memoria visiva del genere umano.
Il concetto di “ereditare il mondo”, da cui il titolo della mostra, si traduce proprio in una riflessione sul nostro tempo: un presente complesso, attraversato da trasformazioni tecnologiche, crisi ambientali, conflitti ibridi, nuove identità, e da una saturazione visiva senza precedenti.

In questo scenario, la fotografia diventa uno strumento per orientarsi, per costruire consapevolezza, per trovare un posto nella memoria collettiva. Da qui la sfida dei curatori dell’esposizione: selezionare 100 fotografie che rappresentino un vero e proprio viaggio nella storia dell’uomo moderno.

I più appassionati tra voi riconosceranno alcune immagini iconiche ma, ne sono certa, avranno modo comunque di scoprirne altre meno note. La selezione non risponde a una precisa gerarchia o a un ordine strettamente cronologico ma vuole testimoniare come ogni immagine valga in quanto parte ed espressione di un patrimonio collettivo.
Le sei sezioni della mostra spaziano, per questo, dalle prime sperimentazioni, fra cui la lanterna magica e i dagherrotipi, al passaggio nella modernità. I primi ritratti scattati da Nadar trovano posto accanto alle sperimentazioni delle avanguardie del Novecento. Man Ray e la famosa Pioniera di Aleksandr Rodčenko, il mio amato Cartier Bresson…
Fotografare è trattenere il respiro quando le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l’immagine catturata divine una grande gioia fisica e intellettuale. (Henri Cartier-Bresson)
L’afflato poetico di Giacomelli lascia spazio alla fotografia di reportage. La guerra del Vietnam, la caduta del muro di Berlino, la rivoluzione iraniana del 1978… passando anche per l’allunaggio e la pandemia. La fotografia diventa, quindi, memoria, introspezione, metafora. Sguardo rivolto al passato e, contemporaneamente, al futuro. Il fotografo può davvero essere “occhio del mondo”, capace di trasformare eventi epocali in memoria collettiva.

Parallelamente, il percorso mette in luce come la fotografia possa essere un diario intimo: luogo di introspezione psicologica e simbolica. Un mezzo potentissimo per raccontare di sé. Il linguaggio fotografico ha anche una dimensione evocativa: il reale può essere reinventato e trasfigurato, per diventare metafora, visione ma anche riflessione etica. Le immagini possono avere persino il difficile compito di indicarci la direzione da seguire e quella da evitare. Propaganda, morale sociale, politica, le possibili anime della settima arte sono davvero numerose.
Alla fine della mostra 100 fotografie per ereditare il mondo, ecco gli autori contemporanei. La mostra ci propone una sintesi efficace dei nuovi immaginari del mondo del XXI secolo. I temi affrontati? La multiculturalità, le questioni di genere, le migrazioni, i conflitti civili, la crisi ambientale e i nuovi modelli di appartenenza…ma anche la manipolazione delle immagini e l’intelligenza artificiale. Una riflessione davvero a tutto tondo su un presente instabile e iperconnesso, dove reale e post-digitale si intrecciano per immaginare nuove possibilità.
L’esposizione propone davvero tante suggestioni e molti spunti di riflessione. Forse non tutti immediatamente intuibili per il curioso non troppo esperto ma indubbiamente validi.

Soprattutto se ne esce con occhio ‘più allenato’ e consapevole. Guardare una fotografia, difatti, significa guardare noi stessi attraverso le epoche, riconoscere ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che potremmo diventare.
Avete tempo fino al 28 giugno 2026 per venire a scoprire tutto questo… e molto di più!