Avevo già sentito parlare di questo libro di Serena Dandini ma non lo avevo preso in particolare considerazione. Dopo aver visto la bellissima mostra dedicata a Lee Miller da Camera a Torino, ho deciso di avventurarmi anche tra le pagine di La vasca del Führer
È possibile per una donna rimanere “un genio libero” e “uno spirito dell’aria” senza pagare nessuna conseguenza?
Se non conoscete l’opera fotografica di Lee Miller, prima di immergervi nella lettura di questo testo, dovreste fare una ricerca immagini per capire visivamente quante vite e quante storie la nostra protagonista abbia vissuto, attraversato e testimoniato…
Una delle immagini più famose che vedono protagonista Elisabeth Miller Penrose è sicuramente l’instantanea in bianco e nero che la raffigura immersa in quella che sembra un’anonima vasca da bagno. Il buon osservatore, nota, però, facilmente una lunga serie di particolari che racconta come quella non sia una banale stanza da bagno.
Degli anfibi sporchi del fango del campo di concentramento di Dachau, il ritratto, in un angolo, di uno dei peggiori dittatori del ‘900… Lee sta facendo il bagno, dopo una terribile giornata, nella vasca di Adolf Hitler. Nel suo appartamento di Monaco di Baviera. Come ci è arrivata? Per capirlo, dobbiamo fare qualche passo indietro e non lasciarci travolgere dal comprensibile entusiasmo di Serena Dandini per la potenza di questa immagine, punto di partenza della sua ricerca sulla vita e l’opera della Miller.
Il risultato di tanta fascinazione non è né un romanzo né una biografia in senso stretto. La voce dell’autrice, le sue suggestioni e il suo punto di vista sono molto (forse troppo?) presenti ma il racconto incanta e svela, passo passo, la vicenda umana di una delle donne più interessanti e camaleontiche del ‘900. Modella, fotografa di moda, reporter di guerra, viaggiatrice appassionata, musa di artisti e artista a sua volta, Lee Miller è stata una donna libera ed emancipata in un tempo in cui esserlo era pressoché impossibile.
Nata in una famiglia benestante e decisamente poco convenzionale di Poughkeepsie, Lee presto sente la necessità di allontanarsi dalla sonnolenta provincia americana e dai ricordi dolorosi di un’infanzia complicata. Nel giro di pochi anni, dall’essere un’icona della moda, la piú bella ragazza d’America, passa a ispirare grandi artisti e a produrre arte lei stessa. New York, dove comincia la sua folgorante carriera, le diventa presto stretta. Ed è così che decide di tentare la sorte e andare a cercare se stessa oltreoceano.
La Parigi del 1929 sarà, per lei, la città della libertà e della realizzazione. Il primo lavoro parigino di Lee? Diventare assistente (e poi compagna) di Man Ray, che di lei e delle sue labbra si innamora follemente. Sono anni di sperimentazione, spensieratezza e crescita. Soprattutto artistica. Come potrebbe essere diversamente quando i compagni abituali dí scorribande e serate sono alcuni tra i più grandi artisti dell’epoca: Max Ernst, Jean Cocteau, Pablo Picasso, Paul Éluard…
Lee, però, non è donna capace di fermarsi in uno stesso luogo troppo a lungo. La soffocante gelosia di Man Ray, infine, la convince a partire. Gli anni parigini sono straordinari e folli allo stesso tempo. Mentre il suo amante abbandonato medita il suicidio nel cimitero di Montparnasse, Lee guarda verso nuovi orizzonti. Nuovi amori, nuove avventure lavorative, nuove sfide la attendono. Un marito amorevole e protettivo che la porta a vivere in Egitto prima, la noia per una vita troppo borghese seppur esotica, un altro grande amore che la fa tornare in Europa proprio durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale…
La moda sembra rientrare nella sua vita grazie a Vogue che, a Londra, la assume come fotografa e reporter ma la guerra la ‘attrae’. Deve (e riesce) a diventare una vera e propria inviata di guerra. Per questo, attraversa il Vecchio Continente insieme all’esercito statunitense. Partecipa persino allo sbarco in Normandia. L’adrenalina non è mai abbastanza. Lee è persino tra le prime reporter a entrare nei campi di concentramento e a fotografare i corpi senza vita di perseguitati e persecutori. Con le sue parole, e attraverso l’obiettivo dell’inseparabile Rolleiflex, racconta l’orrore del conflitto, mantenendo al contempo una sottile ma inconfondibile vena surrealista, che le permette di rendere arte anche le peggiori sozzure del mondo. Tanto dolore, però, lascia tracce. Indelebili. Anche Lee rischia di soccombere.
Cambiare ancora pelle è necessario. Gli anni e la sofferenza hanno cancellato la sua straordinaria bellezza. Un’altra ne avrebbe sofferto. Lei ne sembra quasi sollevata. La sua vita, d’altra parte, sempre al centro della Storia, è stata un’avventura umana, artistica e personale di tale portata da non poter certo essere ridotta a una simile quisquilia. Lady Penrose decide di lasciarsi alle spalle Lee, rinchiudendo le sue tante numerose e precedenti vite in una soffitta silenziosa…
Serena Dandini è forse fin troppo ‘infatuata’ di questa eroina irrequieta e vulcanica. Le perdona ogni debolezza ed egoismo. La vasca del Führer perde quindi di oggettività storica? Sicuramente… ma ne guadagna in passione ed empatia.
Serena Dandini, La vasca del Führer, Einaudi, Torino 2020
