Ancora venticinque estati si legge in un pomeriggio. Perché la storia che racconta, che tanto somiglia ad un sogno ad occhi aperti, riguarda qualcosa che tocca le nostre vite ogni giorno…

Campagna tedesca, un sabato mattina di fine primavera. Un affermato uomo di affari, che da qualche tempo ha acquistato una casa fuori città per trascorrere il tempo libero, decide di fare una passeggiata. Dovrebbe essere un breve momento distensivo prima di mettersi al lavoro, ma succede qualcosa di imprevisto… da un laghetto nei pressi di casa sua esce un uomo che ha appena nuotato duecentoventitré bracciate. Gli si presenta dinanzi completamente nudo e lo invita ad immergersi con lui. Il protagonista potrebbe declinare, ma l’acqua è così invitante che, senza troppi indugi, decide di tuffarsi.
Così inizia Ancora venticinque estati. E’ la storia di un’amicizia nata dal caso e germogliata nell’arco di poche ore. Ed è, soprattutto, una riflessione sul tempo che non ci basta mai, sul nostro essere sempre connessi, reperibili e affidabili, sull’incapacità di ascoltare noi stessi e assecondare i nostri desideri. L’uomo del lago, Karl, ha scelto da tempo quel che è giusto per lui: stare con la donna che ama, coltivare patate, intessere relazioni umane significative, per piccole che possano essere.
E’ facile immaginare come il protagonista (del quale mai è svelato il nome) resti affascinato da Karl e dalla sua saggezza. Il tempo per un banale caffè si dilata fino ad occupare una giornata intera. Una giornata in cui c’è tempo per assaporare un buon pranzo casalingo, per rendere visita ai campi di patate di Karl e anche per riposare nella sua fornitissima biblioteca. Senza forzature e lasciando che ogni cosa arrivi al momento giusto.
Credo che, pagina dopo pagina, ogni lettore desideri incontrare un amico come Karl. Capace di porre le domande giuste al momento giusto, novello Socrate che, più che dare risposte, sa farle sorgere nell’animo dell’interlocutore. E, ancora di più, credo che ogni lettore, si ritrovi ad invidiare la giornata senza fretta e senza connessioni del protagonista. Il cellulare è rimasto a casa, come lui ci dice, senza che questo lo turbi minimamente. Ascoltare il nuovo amico, guardarlo negli occhi, respirare a pieni polmoni lo distoglie da tutti i pensieri a cui è abituato.
Ancora venticinque estati è senza dubbio una favola moderna, perfetta per fare qualche riflessione sul modo in cui (spesso), nostro malgrado, ci ritroviamo a vivere. Apparentemente appagati, di successo, liberi di disporre del nostro tempo libero e, in realtà, legati a schematismi da cui fatichiamo a separarci. Il libro è stato un best-seller in Germania e non stento a capire perché. Schäfer ha uno stile semplice e diretto, ma di rare grazia e delicatezza. La sua prosa è una sorta di acquarello, che si gusta istante dopo istante.
Andrea Schäfer, Ancora venticinque estati, Einaudi, Torino 2025