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Roma musei Centrale Montemartini
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  • Lazio

Centrale Montemartini. Tra bellezza classica e archeologia industriale

  • 12 Dicembre 2025
  • Francesca
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Roma: croce e delizia di ogni appassionato di musei! Troppi e troppo belli! Oggi ve ne consiglio uno a cui, forse, non avevate pensato: la Centrale Montemartini.

Oggi sono veramente soddisfatta: non solo sono riuscita a vedere il cimitero acattolico ma posso finalmente visitare anche un museo che mi incuriosisce fin dalla sua apertura…
Io e Daniela, dopo una meritata pausa pranzo, abbiamo deciso di arrivare lento pede a uno dei musei più originali della città di Roma: la Centrale Montemartini. Avete capito bene, si tratta proprio di una centrale termoelettrica, dismessa e riconvertita negli anni ‘90 a sezione distaccata dei Musei Capitolini. Con tutti i musei che offre Roma, perché abbiamo scelto proprio questo? Semplice! Entrambe siamo appassionatamente curiose di architettura, amiamo indagare come sono stati trasformati e hanno trovato nuova vita edifici che sarebbero stati, altrimenti, destinati all’oblio. Scopriamo così se i luoghi possono avere una seconda vita, completamente diversa dalla prima. In questo caso, possiamo tranquillamente dire che la scommessa è stata vinta.

Roma Musei capitolini Centrale Montemartini

La nascita della centrale

Situata sulla via Ostiense, la centrale termoelettrica fu costruita nei primi anni del ‘900 su progetto dell’ing. Corrado Puccioni e inaugurata dal sindaco Ernesto Nathan il 30 giugno 1912. La produzione partì il giorno successivo: si tratta del primo impianto di produzione elettrica della neonata Azienda Elettrica Municipale (AEM). Fu intitolata a Giovanni Montemartini, ex assessore ai servizi tecnologici della giunta Nathan nonché principale teorico delle municipalizzazioni in Italia e in particolare a Roma, deceduto durante un dibattito in consiglio comunale nel 1913.
La zona sulla quale sorse la centrale era a vocazione industriale. Non lontani da qui, infatti, ci sono anche i mercati generali e soprattutto il Gazometro (che da tempo mi incuriosisce) ma, soprattutto, il Tevere, fondamentale per il continuo e necessario approvvigionamento d’acqua. All’epoca della costruzione, inoltre, la centrale si trovava al di fuori della cinta daziale, per cui non era soggetta alle imposte sul combustibile. Particolare non irrilevante…
Al suo interno erano attive due turbine a vapore, corredate da caldaie e motori Diesel. Il tutto realizzato magistralmente dalla Franco Tosi Meccanica di Legnano. Le turbine garantivano il servizio continuo mentre i motori Diesel venivano attivati negli orari di picco dei consumi, garantendo una produzione piuttosto efficiente in rapporto alle necessità di consumo della città. Sul finire degli anni ’30, con i preparativi per l’Esposizione Universale del 1942 e la conseguente maggiore richiesta di energia elettrica, si decise di installare una terza turbina a vapore che rese necessaria la realizzazione di una nuova sala caldaie.
L’impianto, quasi miracolosamente, sopravvisse ai bombardanti della seconda guerra mondiale. Anzi, l’impianto rimase anche in funzione grazie al coraggioso rifiuto dell’ing. Corrado Puccioni, all’epoca direttore generale dell’Acea, di trasferire i macchinari in Germania. L’ingegnere fu costretto a dimettersi, ma la Montemartini rimase attiva e fu l’unica centrale elettrica sulla quale la città poté fare sempre affidamento. Dopo mezzo secolo di onorato servizio, la centrale divenne obsoleta, non essendo più economicamente conveniente.
Dismessa nel 1963, sembrò destinata all’abbandono, forse anche alla demolizione. Fortunatamente alla fine degli anni ‘80, Acea decise di tentare il restauro di una parte dell’edificio. Nacque così l’embrione dell’attuale museo. La svolta arrivò nel 1995 quando i Musei Capitolini organizzarono una grande mostra e, contemporaneamente, cominciarono un’importante ristrutturazione. Per non sottrarre al pubblico le opere durante i lavori, la Sovrintendenza optò per gli ampi spazi della centrale. Da sistemazione provvisoria, la centrale divenne così il secondo polo dei Musei Capitolini. Gli spazi museali furono inaugurati nel 1997 con la mostra Macchine e dei, richiamo all’audace accostamento tra l’archeologia classica e l’archeologia industriale. Da allora, la centrale ha continuato a ‘crescere’ e a rinnovarsi, producendo bellezza invece che energia.

Un museo per soli appassionati di archeologia?

Veniamo, finalmente, all’esplorazione del museo. È un luogo adatto solo agli appassionati di arte antica? A mio modo di vedere, assolutamente no. L’alchimia creata dal dialogo tra reperti, macchinari e spazi industriali rende l’esperienza adatta davvero a tutti: appassionati e semplici curiosi. La maggior parte delle collezioni qui conservate proviene da due stagioni di scavi: quelli condotti nella seconda metà del XIX secolo, e quelli degli anni ‘30. I reperti sono esposti essenzialmente in base all’area di ritrovamento.
Al piano terra, nella Sala Colonne, troviamo soprattutto esempi dell’arte della Roma repubblicana: la ritrattistica del I secolo a.C., i resti delle sepolture dell’antichissima necropoli dell’Esquilino. Adoro perdermi ad osservare i volti delle statue antiche, di quelle romane in particolare. È come osservare le vecchie fotografie di antenati sconosciuti, c’è sempre qualche somiglianza da cogliere…

Togato Barberini Centrale MontemartiniIl Togato Barberini

Tra un sarcofago e un corredo funebre, non lasciatevi sfuggire la statua del cosiddetto Togato Barberini. Si tratta di un marmo del I secolo a.C. che rappresenta (molto probabilmente) un patrizio romano in toga. A figura intera, mentre tiene nelle mani i busti dei propri antenati. Non sappiamo esattamente chi sia il personaggio ritratto, sono soprattutto le sue scarpe a suggerirci la sua appartenenza al patriziato romano.
Negli anni sono state avanzate molte ipotesi sulla sua possibile identità ma nessuna definitiva. Le più affascinanti sostengono che l’uomo sia Bruto mentre sorregge le teste dei suoi due figli, oppure Gaio Giulio Cesare. Altri pensano che si tratti di uno scultore che mostra le sue creazioni. Se decidiamo di assecondare le ricerche più recenti, possiamo ritenere che la figura intera sia un senatore. Ma chi potrebbero essere le figure che sorregge? Il busto di destra potrebbe raffigurare un militare di alto rango, forse un generale, dal momento che è sostenuto da un tronco di palma, ma l’altra? E se la statua non fosse ‘nata’ come la vediamo oggi? L’archeologia è una disciplina così affascinante… ogni singolo ritrovamento è davvero un mondo a sé!

Al primo piano…

Il connubio tra archeologia industriale e archeologia classica è strepitoso
Adesso saliamo al primo piano, andiamo in Sala Macchine! Che meraviglia! Tutto quello che vedrete qui è stato rinvenuto nel centro della città: al circo Flaminio, al Campidoglio, al Celio… Per quanto i reperti del tempio di Apollo Sosiano siano estremamente interessanti, quello che mi ha fatto innamorare di questa sala è il continuo gioco prospettico tra antico e moderno. Muovetevi tra i macchinari, scoprite nuovi punti di vista e di osservazione… E se siete appassionati fotografi, sbizzarritevi! Io mi sono divertita immensamente a farlo.

Nel mentre, osservate da vicino anche i macchinari. Vi potrà sembrare strano ma questi vecchi colossi hanno un fascino davvero particolare. Non sono opere d’arte, ma opere di straordinario ingegno. E poi, i volumi, le loro geometrie… nulla è casuale. L’allestimento è stato realizzato con una cura e una precisione che meritano tutta l’attenzione possibile. L’insieme ha qualche cosa di poetico, difficilmente raccontabile a parole…

Marsia Sileno Centrale Montemartini Roma
Dettaglio della stata di Marsia. Fu rinvenuta nel luglio del 2009 nel Parco degli Acquedotti.
Nella Sala Caldaie, sempre al primo piano, troviamo reperti che, originariamente, adornavano i giardini, gli horti e le domus di proprietà imperiale e privata che si trovavano nell’area orientale di Roma (dagli horti Sallustiani a quello Liciniani). Non perdetevi il bellissimo mosaico con scene di caccia rinvenuto presso la chiesa di Santa Bibiana. Avrete raramente l’occasione di osservarne uno altrettanto bello così da vicino. Lo stesso vale per la statua dedicata al supplizio di Marsia: il Sileno ha uno sguardo così intenso…davvero magnetico. Io sono tornata a rivederlo un paio di volte, prima di procedere oltre!
La visita è quasi terminata ma c’è ancora una sala da esplorare: nella Sala Caldaie n. 2 si trovano le carrozze del treno pontificio di papa Pio IX. Un bizzarro accostamento? Può essere ma, non bisogna dimenticare che Pio IX è stato una figura davvero rilevante nella storia di Roma.
Finito, abbiamo visto davvero tutto. Mi dispiace quasi uscire di qui… ma la nostra giornata è ancora lunga. Non vedo l’ora di raccontarvi di altre scoperte romane. Per ora, non mi resta che sperare che questo museo incanti voi quanto ha incantato me!
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Francesca

Viaggiatrice provetta e curiosa, laureata in filosofia è innamorata di Parigi e della Francia. Appassionata di lettura, arte, teatro e molto altro…

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