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Meravigliose trasparenze. La Fondation Vuitton

  • 26 Marzo 2018
  • La Guida Curiosa
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Non sempre l’arte e l’architettura contemporanee sono apprezzate: tante volte è difficile accostarvisi e capita di trovarsi al cospetto di opere che non sono compiutamente riuscite. Io sono una profana della materia, ma credo che la Fondation Vuitton sia un’ottimo modo per far cadere tanti pregiudizi ed innamorarsi anche di ciò che è stato creato negli ultimi 20 anni.

A Parigi c’è un vascello che solca il verde del Bois de Boulogne. E’ la Fondation Louis Vuitton, inaugurata nel 2014 nei pressi del Jardin d’Acclimatation. Si tratta di uno strabiliante spazio museale, tutto giocato su pieni e vuoti, trasparenza e opacità, luce e ombra. Un’opera bellissima di Frank Gehry, architetto che non manca mai di emozionarmi e che qui ha creato qualcosa di sublime. Scusate la profusione di elogi, ma penso davvero che, nella sua assoluta modernità, questo edificio possa essere definito un luogo dell’anima.

Questo innanzitutto per le mostre che vi organizzano, sempre di altissimo livello. Nel giro di poco più di un anno ho avuto modo di ammirare la Collezione Chtchoukine (un’autentica gioia per gli occhi) e una selezione di opere provenienti dal MoMA. In entrambi i casi l’esposizione e il percorso di visita sono stati ben congegnati, a dimostrazione del fatto che, assai sovente, gli spazi contemporanei offrono possibilità di fruizione da non sottovalutare. Senza dimenticare che, nonostante la grande affluenza di visitatori, la perfetta distribuzione degli spazi consente di visitare con la dovuta calma e senza l’oppressione della folla.

Da vicino la Fondation è spettacolare. Lì sotto ci si sente piccoli, ma al tempo stesso accolti, complice il bell’effetto delle vetrate curve “appoggiate” l’una sull’altra, che invitano ad entrare, quasi fossero dei velari leggeri da scostare. Per dare ancora di più la sensazione del mare, l’edificio è circondato dall’acqua su cui sembra galleggiare. Fontana studiatissima, dato che dei piccoli gradini danno proprio all’acqua il movimento di piccole onde che si aprono al passaggio della nave.

L’interno è imponente e arioso, tutto giocato sul bianco e sulla trasparenza. Trovo geniale l’idea di far iniziare i percorsi espositivi al piano seminterrato, per poi salire attraverso scale, ascensori e scale mobili. E’ un’idea che mi evoca un viaggio di iniziazione e anche di rinascita. Scendere nel buio e procedere poi sempre più in alto è un motivo non nuovo nell’arte e nella letteratura (e basta citare Dante per accorgersene), eppure sempre affascinante. Dal mio punto di vista, però, qui c’è qualcosa in più: la discesa è una cesura, è un lasciarsi alle spalle tutto ciò che è fuori per immergersi in un’esperienza che è sensoriale, emotiva e culturale insieme. E, in effetti, quando alla fine ci si ritrova sulle terrazze, è difficile dire quanto tempo sia passato. Si perde la nozione di ciò che è fuori, a tutto vantaggio della dimensione interiore. Si gode l’arte, il bello, la forma. Senza preoccuparsi di altro.

La sorpresa finale è ovviamente in cima, come se si fosse sul ponte di una nave. Il dialogo che Gehry ha creato con Parigi è commovente. Si vede la Tour Eiffel così come il moderno quartiere della Défense, non manca nemmeno Montmartre all’orizzonte e i tetti in ardesia diventano onde come quelle scure dell’oceano. Le prospettive sono inusuali e le coperture a vela sono presenti ma discrete. Parla Parigi, ma parla anche l’architettura contemporanea: nella loro differenza gli edifici e i quartieri si compenetrano e si fondono, creano rimandi sempre nuovi, suggeriscono senza imporre.

Inside the Orizon di Olafur Eliasson

Infine, il ritorno all’ingresso della Fondation Vuitton è mediato da brevi intervalli, cioè sale di piccole dimensioni dov’è illustrata la genesi dell’edificio e le sue (molte) particolarità. E, prima di giungere all’imperdibile bookshop (molto ben fornito), un’ultima perla. Dopo tanto bianco, l’auditorium squilla con la sua quinta arcobaleno, opera di Ellsworth Kelly. Il percorso, iniziato sulle note di un caldo giallo smorzato dalle tenebre, grazie al lavoro di Olafur Eliasson “Inside the horizon”, termina nell’allegria dei colori che contraddistinguono la vita.

Questo il link alla pagina ufficiale della fondazione: http://www.fondationlouisvuitton.fr/

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Tour leader e guida turistica per professione, sono viaggiatrice per passione. Dopo la laurea in Filosofia, sono partita alla scoperta del mondo. Dal 2017 vi narro curiosità e storie dai miei viaggi, vicini e lontani. D'ora in poi, come in una sonata a quattro mani, Francesca, viaggiatrice provetta e curiosa, racconterà con me. Qualche volta partiremo insieme, altre separatamente. Ma sempre con lo stesso entusiasmo e la stessa passione per il mondo.

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