Il fiume infinito è un bellissimo testo con un protagonista assoluto: il Reno. Non un trattato, nè una miscellanea di informazioni dalla sorgente all’estuario. Piuttosto, un caleidoscopio storico e geografico. Ogni storia suggerisce qualcosa. E solo alla fine, guardando retrospettivamente le pagine, i racconti si connettono perfettamente fra loro.

Sì, perché con Il fiume infinito Mathijs Deen riesce a raccontare la geografia del Reno, la sua genesi e la sua vastità senza pretendere di voler ammorbare il lettore con questioni geologiche o tecniche troppo complicate. E avendo la capacità di farsi capire: perché ha poco senso dire che il Reno nasce in un dato punto? Dove inizia? Dove finisce?
Il vagare geografico diventa vagare storico perché ogni punto si presta a raccontare qualcosa. Che siano le gesta di Giulio Cesare o gli esiti della Seconda Guerra Mondiale, che si tratti della storia di una nave faro che dall’Irlanda è arrivata fino a Basilea, oppure che si parli di ossa di animali vissuti in ere primordiali, ogni capitolo socchiude una porta. E solletica la curiosità. Ho letto il libro consultando GoogleMaps quasi ogni pagina, alla ricerca di quanto avanza del canale fatto scavare da Carlo Magno o del chiosco sul delta del Reno.
Molto azzeccata è poi la scelta dell’autore di raccontare alcune storie in prima persona, guardando a un’epoca dall’interno. E così al bambino che assiste, per mano dei Romani, alla fine del suo popolo fa eco il resoconto di Liutberto, vescovo di Magonza ostile a Carlo il Grosso e ai suoi consiglieri. Un modo per immedesimarsi, per rendere la lettura più vivida, ma anche per comprendere che anche un fiume, oltre che di acqua, è fatto di persone.
E, infatti, il dettaglio che mi ha infine convinta a consigliarvi Il fiume infinito sono proprio gli incontri che Deen ha fatto per scrivere questo libro. Non solo studiosi, ma anche pescatori, capitani di chiatte, persone che raccontano di altre persone. E se, all’inizio, il testo sembra un po’ “rapsodico” alla fine il disegno diventa chiaro. Come un ragno che tesse la sua tela, l’autore si muove da nord a sud, da est a ovest, avanti e indietro per la Storia, finché, infine, il Reno appare in tutta la sua maestosità.
Mathijs Deen, Il fiume infinito, Iperborea, Milano, 2025