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Castello Cabiaglio Neri Pozza Il pane non può aspettare
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Il pane non può aspettare

  • 2 Giugno 2026
  • Francesca
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Siete mai stati a Castello Cabiaglio? Avete mai mangiato il pane con l’uva? Se la risposta è no, dovete assolutamente leggere Il pane non può aspettare. E se è sì? Leggetelo ugualmente!

Mangiare il pan cun l’uga a Bióta fa parte dei riti di fine estate, quando le giornate si accorciano, l’aria rinfresca e non è più tempo di bagni nei torrenti, di gite che durano ore, di corse in bicicletta. Avevano iniziato Vincenzo, Gianernesto e Renato quando gli altri erano ancora troppo piccoli per seguirli: il sabato sera la polenta alla capèla di àsan, la cappella degli asini, antico rifugio per i viandanti, e la domenica mattina con il pane con l’uva. Poi si erano aggiunti Francesco e Leonardo e per ultimi Aristide ed Enrico. Ogni tanto i più grandi dicono che non dovrebbero stare con i ragazzini. Ma si sono visti crescere, i genitori si conoscono bene e in un paese piccolo le differenze di età non contano: stare insieme è la cosa più naturale.

I ragazzi di Cabiaglio sembrano davvero spensierati. Vivono in un piccolo paradiso tra boschi, laghi e montagne.

La guerra, però, ha portato molti cambiamenti in paese: poche cose sono rimaste uguali a prima e molti sono gli equilibri che sono mutati. Un luogo è rimasto centrale, nonostante tutto: la panetteria. Anzi, il prestinaio, come si diceva un tempo nel Varesotto. Innocenta, storica prestinaia, è la vedova di un uomo ucciso dalle botte dei fascisti. Nonostante il dolore per questa tragica perdita, la donna è rimasta stoicamente al suo posto, pronta a sfamare il paese e a proteggere la sua famiglia. 

Neri Pozza Buffa Il pane non può aspettare

È proprio a partire dal pane con le uvette di Innocenta, dalla “banda del fischio” – Aristide, Vincenzo, Gianernesto, Renato, Francesco, Leonardo, Enrico – che vediamo crescere la paura e la solidarietà, la resistenza e le scelte di vita contrapposte di un’intera comunità. L’armistizio dell’8 settembre 1943 regala al paese, per un attimo, l’illusione che la guerra sia finita ma bastano pochi giorni perché la realtà presenti il conto. Anche la piccola comunità di Cabiaglio, sarà inevitabilmente toccata dalla guerra. La posizione geografica del paese si rivela presto un’arma a doppio taglio: la vicinanza al confine svizzero trasforma il paese in un crocevia.

Soldati, ebrei in fuga, partigiani, sfollati… tutti passano di qui. Dalle alture del paese, d’altra parte, si vede il Lago Maggiore ma anche il Monte San Martino, bombardato dai nazifascisti perché nasconde, tra le gallerie e i fortini della linea Cadorna, le brigate partigiane.

Buffa, in questo piacevole racconto corale, narra non tanto le vicende dei singoli personaggi quanto lo spirito di un intero paese. Rappresenta con semplicità la guerra: i cattivi e i buoni che giocano insieme e che si ritrovano a fronteggiarsi coi fucili in mano. Gli ebrei da far fuggire, così come gli americani precipitati con l’aereo da nascondere. Ma anche le spie che osservano le mosse dell’intero paese da dietro le tendine…

C’è chi è da sempre antifascista per convinzione, chi è legato al regime per pigrizia o per convenienza. Ognuno con suo ruolo ben preciso. Più o meno dichiarato. Il lettore deve osservare, ragionare e imparare a percorrere quelle strade, quei sentieri, orientarsi, entrare in quella comunità. Capire i silenzi. Capire le adesioni forzose al fascismo. Capire soprattutto chi nonostante tutto, nonostante i rischi e i pericoli veri, sfida la paura per aiutare gente sconosciuta, per attraversare quel confine con la Svizzera che è a un passo e che può significare salvezza. O per partire con i partigiani.

Purtroppo questa strana guerra porta anche sventura e dolore: non tutti coloro che partono e passano da qui sono destinati a tornare. Alcune storie d’amore avranno un lieto fine, altre saranno tristemente destinate a un diverso epilogo. A tenere le fila di tutte le vicende del paese è Innocenta. Il suo negozio e la sua casa sono luogo di confronto, condivisione e collaborazione. La farina può scarseggiare ma il nutrimento per il paese, grazie a lei e al figlio Aristide, non mancherà mai. Il pane, simbolo di umanità e speranza, diventa a sua volta protagonista.

«Il pane non può aspettare»: dice Innocenta stringendo alla vita il suo grembiule rosso, perché la gente ha bisogno del pane, ha bisogno di mangiare. Lo stesso Aristide vive per il pane: fare il panettiere, per lui, è più che un mestiere è una missione. Persino la mattina in cui lo arrestano perché disertore, chiede di poter sfornare ciò che ha già preparato.

Perché lo portate via? Deve fare il pane per il paese, è come un soldato.

Per lui è inaccettabile non prendersi cura del suo prossimo, lasciando incompiuto il suo lavoro. A fargli da contraltare, il sottotenente che lo deve trascinare via, compie un’azione che simboleggia l’arroganza e la presunzione dei prepotenti, che agiscono per il gusto di sottolineare la propria superiorità senza ragionare. Afferra una pagnotta bollente, appena uscita dal forno.

Un ultimo personaggio, lega la comunità: il postino Isidoro. È lui che porta le lettere dal fronte, i messaggi cifrati di chi è in fuga. Le mamme e le mogli attendono con ansia il suo passaggio, corrono l’una dall’altra quando arriva una notizia. E poi ci sono le lettere che non arrivano più. Isidoro aspetta fino al 1947 (ha ormai 74 anni) prima di lasciare definitivamente l’ufficio. Manca ancora una lettera: quando arriva, la notizia è di quelle tremende, anche il marito di Angela è morto. Ma consegnare la missiva ufficiale della Croce Rossa era compito suo, l’ultimo atto della sua carriera. 

Ne Il pane non può aspettare (che molto ha di vero) Buffa non crea forse personaggi indimenticabili nella loro singolarità ma riesce a restituire al lettore un significativo quadro di insieme. Ancora più importante per chi conosce Varese e i suoi dintorni. Racconta, infatti, storie e personaggi che molti di quelli che sono nati e cresciuti da queste parti, hanno conosciuto (direttamente o indirettamente). Parla di scelte, di solidarietà, di umanità e di dolore. 

La storia può anche essere simile a tante altre lette o ascoltate da sud a nord ma, personalmente, l’ho sentita molto vicina. Non solo geograficamente. Dunque, oltre che consigliarvi di cuore questa lettura, non posso che suggerirvi una gita alla scoperta della Valcuvia e un buon pane con l’uva!

Pier Vittorio Buffa, Il pane non può aspettare, Neri Pozza, Vicenza, 2025

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Francesca

Viaggiatrice provetta e curiosa, laureata in filosofia è innamorata di Parigi e della Francia. Appassionata di lettura, arte, teatro e molto altro…

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